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Bologna, il Tar sospende “Città 30”

Redazione
 
Bologna, il Tar sospende “Città 30”

Il Tribunale amministrativo regionale dell’Emilia-Romagna ha accolto il ricorso presentato da due tassisti contro il provvedimento “Bologna Città 30”, bloccando l’estensione del limite di velocità di 30 chilometri orari su quasi tutte le strade urbane della città.

Bologna, il Tar sospende “Città 30”

Il provvedimento, introdotto dal Comune due anni fa, aveva fissato il limite massimo di velocità a 30 km/h su tutta la città, fatta eccezione per le strade ad alto scorrimento come i viali di circonvallazione. Secondo la sentenza del Tar, un’ordinanza di questo tipo non può essere applicata in forma generalizzata: i limiti devono essere stabiliti strada per strada, basandosi su criteri oggettivi come l’alto passaggio pedonale, la vicinanza a scuole o l’adeguatezza dei marciapiedi.

Il ricorso dei due tassisti sosteneva che la misura avesse ridotto le loro corse e, di conseguenza, i guadagni. Il Comune di Bologna, tuttavia, ha annunciato che “Bologna Città 30” continuerà a essere applicata. Il sindaco Matteo Lepore ha dichiarato che la misura “va avanti perché serve a salvare vite” annunciando una conferenza stampa per illustrare i provvedimenti amministrativi che permetteranno di rispondere alle osservazioni del Tar. Lepore ha aggiunto: “La sentenza del Tar pone questioni burocratiche sugli atti alle quali siamo pronti a rispondere, ma conferma una cosa importante: la funzione pianificatoria del Comune sui limiti di velocità. La Città 30 quindi andrà avanti. Le vittime della strada e i loro familiari ce lo chiedono e noi siamo con loro, con l'obiettivo che abbiamo sempre avuto e rivendicato: salvare vite sulla strada, ridurre e prevenire gli incidenti e in questi due anni abbiamo dimostrato che è possibile”.

Il provvedimento, dopo sei mesi di sperimentazione, era entrato in vigore a gennaio 2024. Nel primo anno Bologna è stata l’unica città metropolitana italiana senza pedoni morti in strada, mentre nel complesso si è registrato un calo del 50% delle vittime. Sono diminuiti anche gli altri indicatori relativi agli incidenti, compresi quelli con feriti. L’idea alla base della “Città 30” è invertire il principio previsto dal codice della strada, che stabilisce il limite urbano di 50 km/h salvo zone con specifici divieti di 30 km/h. A Bologna, invece, da due anni il limite è diffuso su quasi tutte le strade, con alcune eccezioni.

Il ministro dei Trasporti Matteo Salvini, che due anni fa si era opposto alla misura, ha commentato: “Il nuovo codice della strada approvato un anno fa dimostra la nostra attenzione alla sicurezza stradale, che però va fatta con buonsenso e non con provvedimenti ideologici che danneggiano i cittadini e tradiscono lo spirito delle Zone 30, pensate appositamente per proteggere alcune aree sensibili”. Anche Fratelli d’Italia ha accolto favorevolmente la decisione del Tar. L’eurodeputato Stefano Cavedagna, che aveva chiesto di essere aggiunto al ricorso, era stato respinto.

“Dispiace – ha commentato il capogruppo di FdI alla Camera, il bolognese Galeazzo Bignami – che i giudici amministrativi abbiano impiegato due anni per accogliere un ricorso la cui fondatezza era evidente”. Nonostante la sospensione, il Comune sostiene che nella sostanza della vita quotidiana non cambierà nulla e che l’obiettivo principale rimane la riduzione degli incidenti stradali. La “Città 30” continuerà a essere il fulcro della pianificazione urbana della mobilità, con l’intento dichiarato di garantire maggiore sicurezza a pedoni e ciclisti e ridurre i rischi negli spostamenti cittadini.

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