Chiunque abbia rapporti con un commercialista (per fortuna o no, è sempre difficile dirlo, poiché questa figura viene spesso accostata a tributi e pagamenti) sa benissimo che la sua posizione fiscale è custodita gelosamente.
Caso Bellavia: la Rai cerca di mettere la museruola a Ranucci
In altri tempi, quando il computer era ancora nella mente di qualche visionario, era tutto cartaceo, dalle fatture alle ricevute, con un ingombro che costringeva i commercialisti, che comunque, secondo un film di qualche anno fa, hanno anche un'anima, a impegnare scaffali e armadi.
Oggi tutto si risolve con un clic al mouse e centinaia e centinaia di pagine vengono miniaturizzate, digitalizzato e messe dentro qualcosa di immateriale, per i profani. Ora, che ciascun commercialista, vista la delicatezza della materia, lo faccia è scontato.
Con una eccezione, perché, se il commercialista si chiama Gian Gaetano Bellavia e, nell'ambito della sua professione, custodisca, con il vincolo indissolubile della riservatezza, la documentazione relativa ai suoi clienti, ma soprattutto se è uno dei volti più noti, da esperto, di Report, la trasmissione di Sigfrido Ranucci, ecco che contro di lui si scagliano strali, maledizioni, anatemi, chiedendone, in senso figurato, la testa.
Ma quando Ranucci, che è un giornalista che sa fare la professione, rischiando in prima persona (chi lo ha dimenticato, si vada a leggere le cronache dell'attentato contro di lui), decide di parlare di questa vicenda, andando alla fonte, cioè parlando con Bellavia, ecco che, aggirandosi per l'aere di viale Mazzini, manco fosse il profeta Elia sul carro di fuoco, il direttore degli Approfondimenti, Paolo Corsi, chiede che l'anticipazione dell'intervista al professionista che padroneggia numeri, codicilli, bilanci e circolari venga accantonata, non venga mandata in onda.
Insomma, per intanto si metta da parte, lo si parcheggi, poi si vedrà.
Un caldo invito ad abbassare i toni, che Ranucci ha accolto, a modo suo, mandando in onda lo stesso l'anticipazione e dando ancora più forza alla sensazione che intorno a lui e alla sua trasmissione si stia cercando di fare terra bruciata, ricorrendo alla tattica principale: tagliare i ''rifornimenti'', cioè attaccando quelli di cui lui si avvale per confezionare servizi e inchieste.
Ma da cosa nasce questa storia?
Bellavia si è rivolto alla procura di Milano sostenendo che una sua ex collaboratrice, prima di dimettersi, avrebbe copiato i contenuti dei fascicoli digitali di clienti del commercialista, tutto materiale custodito legittimamente facendo parte della sua attività professionale, e anche di quelli relativi alla sua attività di consulente.
Ed è qui che viene fuori il problema, perché il materiale, la cui detenzione era, ripetiamo, assolutamente legittima, è stato subito bollato dalla destra come dossier illegali, non considerando che alcuni di questi riguardano l'attività di consulente non solo di Report, ma anche delle procure che gli si rivolgono da tempo, evidentemente mettendo a sua disposizione del materiale sul quale gli si chiede un giudizio.
Ora, lungi di noi pensare che Corsini abbia agito, ''in nome o per conto'' oppure ''su mandato'' (da professionista navigato non cadrebbe mai in un errore del genere), però la tempistica della sua richiesta è, quanto meno, sospetta, perché giunge quasi fosse una reazione all'attacco della destra o come una proazione per evitare di dare troppa voce a Bellavia, che peraltro non è tipo da non dire quel che pensa.
L'iniziativa di Corsini è arrivata come una bordata, contro chi e cosa è ancora tutto da vedere. Fatto sta che il CdR dell’Approfondimento Rai ha sparato a palle incatenate, dicendo: ''Si chiede 'prudenza', ma quando questa si traduce in una censura preventiva di fatto, equivale a chiedere al programma di abdicare al proprio ruolo. Si chiede a Report di non essere più Report''.
Allora, raccogliendo alcune frasi dell'intervista che Bellavia ha dato al Giornale, ecco la sua linea: ''Lei mi chiede: fai i dossier? Rispondo: chi lo ha scritto dovrà dimostralo. No, non faccio dossier. Mai fatti. Lei mi chiede: Passi le carte delle Procure a Report? No, le rispondo. Mai. Chi lo ha scritto dovrà dimostrare anche questo. Io naturalmente non posso dimostrare che non faccio dossier. È impossibile la prova negativa. Però chi mi accusa deve avere la prova positiva. E non può averla perché non è vero".
Per poi spiegare: "Non passavo nessuna carta a Report, al contrario, ricevevo le carte da loro. Mi spiego: loro avevano dei documenti, me li mandavano e mi chiedevano di dirgli se in quelle carte c'era la prova di un reato, o qualcosa di simile. Io leggevo i documenti e glieli spiegavo. In parole povere gli evitavo le querele. I giornalisti trovano le carte, ma poi bisogna leggerle e capirle. Io non ho mai, mai fornito consulenze su carte per le quali stavo lavorando per conto di una Procura o di un Tribunale. Mai. Se mi chiedevano qualcosa su una indagine sulla quale stavo lavorando, la risposta era secca: no".