Cultura

I Beatles: l’eterna rivoluzione della musica e il progetto cinematografico di Sam Mendes

Barbara Leone
 
I Beatles: l’eterna rivoluzione della musica e il progetto cinematografico di Sam Mendes

Esiste una musica prima dei Beatles ed esiste una musica dopo di loro. La rivoluzione sonora innescata dai Fab Four ha infatti segnato uno spartiacque definitivo, ridefinendo i canoni del pop e del rock e influenzando generazioni di artisti. Questo perché in pochi anni hanno saputo assorbire e reinterpretare con maestria le sonorità più innovative del loro tempo: dal rock 'n' roll di Chuck Berry al folk di Bob Dylan, dal country alla tradizione Motown, fino alle armonie vocali sofisticate dei Beach Boys.

I Beatles: l’eterna rivoluzione della musica e il progetto cinematografico di Sam Mendes

Un processo di assimilazione che però non ha generato un mero esercizio di emulazione, bensì una sintesi organica che ha spianato la strada a nuovi orizzonti sonori. Perché i Beatles non si sono limitati a riprodurre modelli esistenti, ma hanno saputo trasfigurarli, mantenendo saldo il legame con la tradizione senza mai stravolgerla.

Il loro impatto, inoltre, ha travalicato i confini della musica, esercitando un'influenza indelebile sulla cultura pop, sulla moda e persino sull'industria tecnologica: si pensi, ad esempio, all'ammirazione dichiarata di Steve Jobs per la band e al nome della sua Apple, un velato omaggio alla Apple Corps fondata dai quattro di Liverpool.

Ma al di là del fenomeno commerciale e delle vicissitudini personali che spesso hanno alimentato il mito, i Beatles erano innanzitutto quattro personalità straordinarie, dotate di una creatività incontenibile e di un'ambizione artistica senza pari. John Lennon, Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr non erano solo musicisti di talento, ma autentici visionari.

Una prova tangibile di ciò è che lo scioglimento della band nel 1970 non segnò la fine, ma piuttosto un nuovo inizio per ciascuno dei suoi membri, spingendoli verso inedite esplorazioni artistiche. La loro determinazione a non restare imprigionati in schemi predefiniti li portò a superare il mito stesso dei Beatles, scegliendo di abbracciare pienamente la propria individualità. “I don’t believe in Beatles”, canta John Lennon nella sua God, un'affermazione che suona come una dichiarazione di indipendenza, il rifiuto di essere ingabbiato nel passato e il diritto di esistere al di là della leggenda.

Nonostante la fine dell'era dei Beatles, la loro eredità ha continuato a risuonare nei decenni successivi, ispirando generazioni di artisti e accendendo l'interesse di cineasti e studiosi.
Oggi, questo straordinario lascito musicale si appresta a vivere una nuova, ambiziosa trasposizione cinematografica grazie al progetto del regista premio Oscar Sir Sam Mendes. Secondo quanto riportato dalla BBC, Mendes dirigerà quattro lungometraggi dedicati ai Beatles, ognuno dei quali narrerà la storia della band dal punto di vista di un diverso membro. Un'opera titanica che si prefigge di offrire una prospettiva inedita sulla parabola artistica e umana del gruppo più influente di tutti i tempi.

Ad interpretare i quattro musicisti, un cast di giovani attori già affermati a livello internazionale. Paul Mescal, noto per il suo ruolo in Normal People e recentemente protagonista nel sequel de Il Gladiatore, presterà il volto a Paul McCartney. Barry Keoghan, acclamatissimo per la sua interpretazione in Saltburn e candidato all'Oscar per Gli spiriti dell'isola, vestirà i panni di Ringo Starr. John Lennon sarà interpretato da Harris Dickinson, attore in ascesa grazie a film come The King's Man e Babygirl, mentre Joseph Quinn, reduce dal successo in Stranger Things e prossimo a vestire i panni della Torcia Umana nel nuovo Fantastici Quattro, darà vita a George Harrison.

Mendes ha illustrato la sua visione durante la recente convention CinemaCon di Las Vegas, spiegando che i quattro film, pur intrecciandosi in vari momenti, seguiranno ciascuno una narrazione autonoma, offrendo una lettura più intima e approfondita delle dinamiche interne della band.

"Ognuno è raccontato dalla prospettiva specifica di uno solo dei ragazzi", ha dichiarato il regista. "Si intersecano in modi diversi, a volte sovrapponendosi, a volte no. Sono quattro esseri umani molto diversi. Forse questa è un'occasione per capirli un po' più a fondo. Ma insieme, tutti e quattro i film racconteranno la storia della più grande band della storia". L'uscita delle pellicole è prevista per aprile 2028 e avverrà in rapida successione, con l'intento di creare un'esperienza cinematografica immersiva.

Questa quadrilogia segna una pietra miliare nella storia delle trasposizioni cinematografiche sui Beatles.
Sebbene nel corso degli anni diverse produzioni abbiano esplorato vari aspetti della loro carriera – dal Backbeat di Iain Softley, che raccontava gli esordi nei club di Amburgo, al Nowhere Boy di Sam Taylor-Johnson, incentrato sull'adolescenza di Lennon –, mai prima d'ora erano stati concessi i diritti completi sulla loro musica e sulla loro vicenda biografica per un progetto di tale portata. Anche documentari recenti come The Beatles: Get Back di Peter Jackson, basato su filmati d'archivio restaurati, hanno fornito nuove chiavi di lettura sulla band, ma senza mai tentare un'opera di ricostruzione narrativa tanto ambiziosa.

L'attesa per questo progetto è già altissima. Il cinema ha spesso cercato di catturare la magia irripetibile dei Beatles, ma Mendes punta a qualcosa di più profondo: un viaggio all'interno della loro psiche, delle loro tensioni e dei loro trionfi, attraverso una narrazione polifonica che possa offrire uno sguardo a tutto tondo sulle personalità e sui destini di John, Paul, George e Ringo. Se riuscirà nell'intento, questa quadrilogia potrebbe non solo rappresentare la più esaustiva celebrazione cinematografica della band, ma anche un'opera destinata a entrare nella storia del grande schermo quasi come la musica senza tempo degli immensi, ineguagliabili Beatles.

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