Il divario nella copertura assicurativa, ossia la differenza tra le perdite totali subite e quelle effettivamente coperte da polizze, rappresenta oggi un rischio sistemico in grado di minacciare l’economia globale, le famiglie, le imprese e le finanze pubbliche. È questo il monito centrale del nuovo report del WWF intitolato “Affrontare il divario nella copertura assicurativa: fare leva su clima e natura per aumentare la resilienza” (Tackling the Insurance Protection Gap: leveraging climate and nature to increase resilience), che analizza le economie avanzate e mette in luce come la crisi climatica e la perdita di biodiversità stiano erodendo la capacità del sistema assicurativo globale, proponendo interventi politici per rafforzarne la resilienza e garantire che le società restino assicurabili.
Assicurazioni e clima, WWF: in Italia l'80% dei danni da eventi estremi resta scoperto
Il documento del WWF conferma dati già segnalati da Munich Re: il 2025 si colloca tra gli anni in cui le perdite assicurate per catastrofi naturali hanno superato i 100 miliardi di dollari, mentre oltre la metà delle perdite rimane non coperta. La crisi climatica è il fattore principale alla base dell’aumento dei premi assicurativi e del cosiddetto protection gap, ma secondo il report un ruolo significativo è giocato anche dalla perdita di natura. Ecosistemi degradati, incapaci di mitigare gli impatti di eventi meteorologici estremi sempre più frequenti e intensi, amplificano i rischi e creano un ciclo distruttivo autoalimentato: ad esempio, il rischio di un’alluvione su larga scala può aumentare fino al 700% in aree deforestate.
Nel 2023, i disastri naturali hanno generato costi stimati in 2,3 trilioni di dollari, pari a circa il 2% del PIL globale, considerando anche danni indiretti e agli ecosistemi. Le reazioni del settore assicurativo a questi rischi, con aumenti dei premi, limitazioni delle coperture o abbandono di aree ad alto rischio, lasciano un numero crescente di persone e imprese esposte. Negli Stati Uniti, il divario di protezione è stimato in 64 miliardi di dollari l’anno (2021-2024), nell’Unione Europea in 59 miliardi di euro (2021-2023), mentre nei Paesi in via di sviluppo supera il 90%.
«La rapidissima evoluzione del settore assicurativo è la prova più lampante di quanto si stia trasformando il nostro pianeta», commenta Alessandra Prampolini, Direttrice generale del WWF Italia. «Il cambiamento climatico e la distruzione delle difese naturali stanno gradualmente rendendo intere regioni non assicurabili, lasciando milioni di persone esposte a impatti climatici sempre più gravi. Non si tratta solo di una questione ambientale, ma di una profonda sfida sociale, economica e fiscale. Il taglio netto delle emissioni climalteranti e la tutela e il ripristino di ecosistemi come foreste, mangrovie e zone umide sono fondamentali per ridurre l'impatto devastante di questi eventi estremi e devono quindi essere al centro delle strategie globali».
Il report evidenzia la situazione italiana: tra il 1980 e il 2023, i danni causati da eventi climatici estremi hanno superato i 135 miliardi di euro, posizionando il Paese al secondo posto in Europa per perdite economiche legate al clima. Il divario di protezione assicurativa è tra i più alti del continente: solo il 20% delle perdite da eventi estremi è coperto da polizze, mentre l’80% resta a carico di famiglie, imprese e Stato. Il settore turistico, in particolare, registra un aumento dei premi assicurativi del 10-15% negli ultimi cinque anni, a causa di alluvioni, ondate di calore e altri eventi estremi che colpiscono le destinazioni.
Dal 2025 è in vigore l’obbligo per le imprese di stipulare polizze contro rischi catastrofali, ma il sistema presenta criticità: non è collegato a misure preventive e l’adesione resta bassa. Il report del WWF amplia l’analisi al di là della proprietà, mostrando come i rischi climatici e naturali impattino anche sulla spesa pubblica, sui settori sanitario e agricolo, sulla responsabilità civile, sulle interruzioni di attività e sulle infrastrutture. Le conseguenze includono costi sanitari maggiori, calo della produttività, aumento dei prezzi alimentari e interruzioni della catena di approvvigionamento senza copertura assicurativa.
L’analisi evidenzia che la prevenzione produce più valore dei risarcimenti post-catastrofe. Secondo uno studio della US Chamber of Commerce del 2024, ogni dollaro investito in resilienza può far risparmiare fino a 13 dollari alle comunità. Nel Regno Unito, ogni sterlina spesa per la gestione del rischio di alluvioni evita 8 sterline di danni. La protezione e il ripristino della natura emergono come strategie di prevenzione efficaci: ecosistemi sani, come foreste, zone umide e mangrovie, fungono da barriere naturali contro inondazioni, tempeste e calore estremo.
Un caso di studio sulle foreste protettive nelle Alpi indica un valore annuo di circa 4 miliardi di franchi svizzeri, fino a 25 volte più conveniente rispetto alle misure ingegneristiche tradizionali. Il WWF propone quindi una strategia integrata per ridurre il rischio di disastri e rafforzare la resilienza, suggerendo ai governi e alle autorità di regolamentazione finanziaria di valorizzare la natura e le nature-based solutions nelle valutazioni dei rischi, integrare gli ecosistemi nella pianificazione dell’adattamento e della ripresa, allineare la regolamentazione assicurativa agli incentivi per la riduzione dei rischi e accelerare le azioni per azzerare le emissioni e fermare la perdita di biodiversità.