Il servizio di gestione dei rifiuti urbani si conferma una delle partite contabili più complesse per i bilanci comunali italiani, nonché un indicatore fedele della frammentazione amministrativa del Paese. Secondo la Relazione annuale del CNEL 2025 sui servizi pubblici, il settore vive un momento di transizione positiva ma asimmetrica: se da un lato la produzione di rifiuti cala e la qualità della raccolta migliora, dall'altro le inefficienze logistiche e impiantistiche di alcune aree geografiche continuano a drenare risorse pubbliche.
Il dato macroscopico è il consolidamento della raccolta differenziata, che raggiunge il 66,3% a livello nazionale. Tuttavia, la media nasconde performance diametralmente opposte. Il Veneto si conferma benchmark nazionale con il 77,7%, seguito dalle Marche (72,1%).
La vera eccellenza industriale si rintraccia nei comuni medi del Nord-Est (tra 60.000 e 99.999 abitanti), capaci di spingere la differenziata fino all'83%. Al contrario, i grandi centri urbani del Centro e del Sud, pur mostrando segnali di risveglio (il Sud è cresciuto di 9 punti percentuali), faticano a uscire dalla zona d'ombra, con il Lazio fermo al 56,2% e il Meridione mediamente al 58,6%.
Sotto il profilo strettamente finanziario, la spesa media per il servizio è salita a 395 euro per tonnellata (+2% rispetto all'anno precedente). Un dato che, in termini reali, rappresenta una nota positiva: l'incremento è stato decisamente inferiore al tasso di inflazione registrato nel periodo, segnale di una parziale tenuta dei costi operativi.
Tuttavia, il divario di spesa tra le Regioni solleva interrogativi sull'efficienza delle utility locali:
I leader del risparmio: Lombardia (307€/t) ed Emilia-Romagna (305€/t) dimostrano come un sistema impiantistico integrato permetta di mantenere bassi i costi nonostante volumi di produzione elevati.
Le criticità: La Liguria detiene il primato della spesa con 520 euro per tonnellata, seguita dalla Basilicata (512€/t).
Il dato della Basilicata è particolarmente emblematico: nonostante una produzione di rifiuti pro-capite tra le più basse d'Italia (355 kg per abitante), i costi di gestione restano altissimi, evidenziando come la scarsa densità abitativa e la carenza di impianti di prossimità penalizzino l'economia di scala del servizio.
Produzione in calo: verso il "disaccoppiamento" economico?
Un segnale incoraggiante arriva dalla produzione complessiva di rifiuti, in calo del 2% su base annua. Il dato è trainato dalla Lombardia (-4%) e dai comuni medi del Nord-Ovest. Questo trend suggerisce l'avvio di un processo di "disaccoppiamento" tra crescita dei consumi e produzione di scarti, obiettivo centrale delle politiche di economia circolare dell'Unione Europea.
Il report del CNEL evidenzia che la sfida non è più solo "ecologica", ma di sostenibilità finanziaria. Il Sud spende sistematicamente più del Nord per ottenere risultati inferiori, un paradosso alimentato dal "turismo dei rifiuti" (il trasporto degli scarti verso impianti fuori regione). Senza uno shock negli investimenti infrastrutturali nel Centro-Sud, il costo per tonnellata rimarrà una variabile impazzita nei bilanci dei Comuni, gravando pesantemente sulla Tari dei cittadini.