Economia
Piazza Affari chiude in rosso. Volatilità, tensioni geopolitiche e balzo del petrolio ridisegnano la seduta
di Luca Andrea

Giornata di scambi nervosi sui mercati europei, con Piazza Affari che archivia un’altra seduta all’insegna della volatilità e chiude in calo dello 0,5%, a 44.488 punti. Il FTSEMib ha oscillato ampiamente durante la giornata, toccando un minimo di 44.063 e un massimo di 44.652 punti, mentre il FTSE Italia All Share ha ceduto lo 0,45%. Segno positivo, ma marginale, per Mid Cap (+0,35%) e Star (+0,69%), un segnale di selettività in un contesto dominato dall’incertezza.
A pesare sull’umore degli investitori è stato soprattutto il quadro geopolitico internazionale. Le parole del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, dal palco del Forum economico mondiale di Davos, con l’ennesima dichiarazione di voler negoziare l’acquisizione della Groenlandia, “senza ricorrere alla forza”, hanno contribuito ad alimentare tensioni già elevate nei rapporti commerciali tra Europa e USA. Lo stesso Trump ha annunciato incontri con il leader ucraino Volodymyr Zelensky e ha ipotizzato che sia Kiev che Mosca “vogliono porre fine alla guerra”, aggiungendo ulteriore instabilità a una giornata già complessa.
Sul fronte valutario, l’euro si è stabilizzato oltre 1,17 dollari, mentre l’oro, bene rifugio per eccellenza, ha ripreso quota a 4.850 dollari l’oncia, dopo aver sfiorato i 4.890 in corso di giornata. Il bitcoin è sceso sotto gli 89.000 dollari, confermando un clima di risk-off diffuso.
Nel reddito fisso si registra un miglioramento dello spread Btp-Bund, tornato in area 60 punti, con il rendimento del decennale italiano poco sotto il 3,5%. Un dato che segnala un parziale recupero della fiducia nonostante la tensione internazionale.
Sul listino milanese, vendite diffuse nel comparto bancario. Il commento di Marco Troiano di Scope Ratings ha parzialmente rasserenato il settore: il rischio geopolitico è concreto, ma non dovrebbe intaccare gli utili delle banche nel breve periodo. Per il 2026, l’agenzia stima un ritorno medio a due cifre per il ROE europeo. Ma i titoli restano deboli: BPER perde lo 0,89%, Popolare di Sondrio l’1,15% e MPS l’1,08%.
Tra i peggiori del listino spicca Hera (-3,28%): il mercato ha reagito con freddezza alla presentazione del nuovo piano industriale al 2029, che prevede investimenti per 5,5 miliardi (+40% rispetto al quinquennio precedente) e un incremento dei dividendi fino a 0,19 euro per azione. Segno negativo anche per Fincantieri (-3,81%).
Di segno opposto il settore energetico, sostenuto dal rimbalzo del petrolio a New York, con il WTI che supera i 60,5 dollari al barile. In forte evidenza Tenaris (+3,43%), Saipem (+1,66%) ed Eni (+0,83%). Molto bene anche STM (+3,26%), spinta dall’interesse per la tecnologia in un contesto internazionale in evoluzione.
Nel Mid Cap risalta Ferretti (+3,35%) dopo l’ingresso del magnate kuwaitiano Bader Nasser Al-Kharafi con il 3% del capitale. Ottima seduta anche per Pharmanutra (+3,91%) e Ariston Holding (+2,69%). Sul fronte opposto, scivolano Credem (-1,95%), Rai Way (-1,80%) e IREN (-1,56%).
In Europa prevalgono i segni rossi: Francoforte chiude in calo (-0,58%), Parigi resta debole e Londra tiene la parità. Un contesto che riflette la prudenza degli operatori e l’incapacità dei mercati di trovare una direzione stabile.