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Payden & Rygel - L’alba del Liberation Day

di Jeffrey Cleveland, Chief Economist di Payden & Rygel
 
Payden & Rygel - L’alba del Liberation Day
L’intensa attività della nuova amministrazione Trump, tra aumento delle tariffe commerciali, licenziamento dei dipendenti federali e tentativi di tagli alla spesa pubblica attraverso il Department of Government Efficiency (DOGE) e il disegno di legge di riconciliazione del bilancio, ha il dichiarato obiettivo di ridurre il deficit di bilancio senza rinunciare ai tagli fiscali previsti dal Tax Cut and Jobs Act. Gli sforzi del governo, tuttavia, potrebbero essere vani: tra le varie iniziative, i dazi sono quella col potenziale maggiore in termini di aumento delle entrate e di rafforzamento del potere esecutivo, anche se, per ripianare il calo di gettito derivante dai tagli fiscali, le aliquote tariffarie effettive dovrebbero salire oltre il 40% (dal 3,4% attuale), un obiettivo quanto mai ambizioso che potrebbe non essere raggiunto. Inoltre, nonostante il clamore mediatico suscitato dal DOGE, il Tesoro continua a spendere una media di 29 miliardi di dollari al giorno, un ritmo più serrato rispetto a quello degli ultimi due anni, senza contare i pagamenti dovuti per gli oneri del debito pubblico. 

Rispetto al pessimismo della Federal Reserve, che non vede alcun progresso sul fronte dell’aumento dei prezzi, crediamo che l’inflazione possa ancora moderarsi nel corso dell’anno. In febbraio, l’indice PCE core è salito del +0,37% su base mensile, trainato dal balzo registrato dai prezzi dei beni e dei servizi non abitativi, mentre i prezzi delle abitazioni hanno continuato a rallentare. Per i prossimi mesi, lo shock sui prezzi dei beni di base prodotto dalle tariffe potrebbe essere parzialmente compensato da una pressione al ribasso sui prezzi delle abitazioni e dei servizi non abitativi, per questo non ci sentiamo di escludere l’ipotesi di nuovi tagli dei tassi d’interesse da parte della Fed, soprattutto nel caso di un aumento dei timori per l’economia. La fiducia dei consumatori è ai minimi storici e il rimbalzo dei consumi in febbraio, più debole del previsto, non ha compensato il crollo registrato a gennaio, così che la crescita del Pil relativa al primo trimestre potrebbe attestarsi intorno all’1% su base annua, il risultato più basso degli ultimi tre anni.

Nonostante la volatilità mensile, però, la spesa dei consumatori continua a crescere al ritmo del +2,7% su base annua in febbraio, supportata dall’aumento del reddito reale. Con il rapporto sull’occupazione di marzo in uscita venerdì, avremo qualche dato in più, ma fintanto che il mercato del lavoro rimarrà stabile, i salari continueranno ad alimentare i consumi, a prescindere dal clima di incertezza politica. Il 2025 potrebbe dover fare i conti con una crescita più debole del previsto, ma l’aumento del reddito dei consumatori dovrebbe aiutare l'economia statunitense ad evitare l’ingresso in recessione. In conclusione, ad oggi ci attendiamo una crescita del Pil dell'1,5% per il 2025, un tasso di disoccupazione al 4,3%, un PCE core al 2,5% e un tasso sui Fed Funds tra il 3,50% e il 3,75% entro la fine dell'anno.
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