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PA digitale 2026: pubblicata la Direttiva per la gestione dei residui PNRR

 
PA digitale 2026: pubblicata la Direttiva per la gestione dei residui PNRR

Gli Avvisi pubblici del PNRR gestiti dal Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei ministri hanno introdotto un’importante semplificazione per l’accesso alle risorse previste per la digitalizzazione della PA. I contributi concessi agli enti, infatti, hanno previsto somme forfettarie erogate in un’unica soluzione a seguito del completamento delle attività oggetto del finanziamento.

Un’innovazione che ha permesso agli enti di utilizzare le risorse ricevute senza obblighi di rendicontazione economica e permettendo quindi di riutilizzare eventuali residui. Il Sottosegretario Alessio Butti ha firmato quindi una direttiva contenente alcuni principi guida per favorire l’implementazione di iniziative a completamento degli interventi di digitalizzazione già in essere.

Una trasformazione digitale incentrata sull’implementazione di progetti di qualità e duraturi. Con quest’impostazione è nata la strategia PA digitale 2026, che oggi rilanciamo grazie a questa Direttiva che suggerisce i principi guida con cui rinforzare e rilanciare e massimizzare gli impatti dei progetti finanziati dal PNRRha dichiarato il Sottosegretario Butti (nella foto).

Il contenuto della Direttiva

La Direttiva è indirizzata ai Soggetti attuatori finanziati dagli Avvisi a lump sum di PA digitale 2026 promossi dal Dipartimento per la trasformazione digitale. In particolare, è rivolta a quei Soggetti attuatori che, a seguito del completamento delle attività e all’esito positivo delle verifiche tecniche e amministrative, hanno maturato importi residui in quanto non hanno speso tutta la somma forfettaria per la realizzazione del progetto PNRR. La Direttiva indica dei principi, non è vincolante, e lascia piena autonomia agli enti nelle singole scelte da intraprendere.

La Direttiva del Dipartimento indica dunque i seguenti principi:

- prudenza: si suggerisce di procedere all’utilizzo delle eventuali eccedenze non prima di aver concluso il progetto finanziato da un Avviso a lump sum e aver ricevuto esito positivo all’asseverazione tecnica e formale da parte del Dipartimento; prima di tale momento l’ente non può essere certo di ricevere il contributo pubblico (lump sum).

- massimizzazione degli impatti dei finanziamenti ottenuti: si suggerisce di destinare le risorse residue ai capitoli di bilancio relativi all’ambito delle spese per la digitalizzazione dell’ente. A mero titolo di esempio, a spese utili a rafforzare la portata degli Avvisi stessi, a fornire maggiore sostenibilità nel tempo agli interventi effettuati,o più in generale alle spese nel campo del comparto ICT dell’ente.

- sostenibilità degli interventi effettuati: si suggerisce di destinare almeno parte delle risorse residue a progetti formativi e/o di aggiornamento, destinati al personale impiegato nell’utilizzo delle soluzioni tecnologiche e digitali realizzate attraverso le misure M1-C1 del PNRR, per un loro utilizzo nelle loro piena funzionalità e finalità, previste dagli Avvisi stessi.

- comunicazione, pubblicità e trasparenza degli interventi effettuati: si suggerisce di destinare almeno parte delle risorse residue alla massima comunicazione degli interventi realizzati con fondi PNRR e alla diffusione dei risultati raggiunti, al fine di contribuire alla piena fruizione da parte dei destinatari delle misure di digitalizzazione, cittadini e imprese in primis.


Infine, qualora l'ammontare di risorse in eccesso sia sufficientemente significativo, si suggerisce agli enti di destinare eventuali risorse residue anche alla:

- integrazione di altri interventi del Soggetto attuatore aventi le stesse finalità dei progetti PNRR, sostenuti con altri fondi europei, nazionali e regionali. 

In particolare, si invita ad integrare gli interventi previsti dagli obiettivi strategici FSC 2021-2027 per l’Area Strategica Digitalizzazione dai Piani dei Fondi di Sviluppo e Coesione, laddove si è destinatari diretti o indiretti di suddetti fondi. A tale ultimo proposito, si raccomanda ai Comuni di individuare possibili azioni e attività previa consultazione della propria Regione, quale Autorità di Gestione dei Fondi di Sviluppo e Coesione e/o con altri soggetti istituzionali rappresentativi quali le Province.


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