L’ingresso delle nuove generazioni ai vertici delle imprese familiari italiane sta ridefinendo la traiettoria dell’innovazione nel Paese, con un impatto particolarmente evidente nell’adozione dell’intelligenza artificiale. È quanto emerge dal primo rapporto dell’Osservatorio Family Business Innovation, promosso da Luiss Business School e Intesa Sanpaolo e presentato a Torino nel corso di un evento dedicato al futuro delle imprese familiari nell’era dell’AI. Lo studio mostra come le aziende guidate da CEO Millennial o Gen Z siano quelle con i tassi più elevati di integrazione dell’intelligenza artificiale nei processi aziendali, con una propensione del 44% contro il 33% registrato nelle imprese condotte da Boomers o dalla Silent Generation.
La ricerca offre una descrizione accurata del comportamento innovativo delle imprese familiari, analizzando un campione rappresentativo di 350 realtà italiane con più di 10 dipendenti e un fatturato superiore ai 2 milioni di euro. Il campione è composto in larga parte da aziende manifatturiere (86,30%) e localizzate nel Nord Italia (63,14%), con una dimensione prevalentemente compresa tra 10 e 99 addetti. L’indagine individua cinque differenti configurazioni di governance familiare, dalle imprese Founder-led a quelle Family-run, Family professionalized, Symbolic e Mixed, evidenziando come modelli di gestione e livello di formalizzazione incidano in modo sostanziale sulla capacità di innovare.
L’84% delle imprese del campione investe in innovazione, ma le realtà più dinamiche risultano essere le Family professionalized (89%) e le Family-run informali (88%), mentre le imprese guidate direttamente dai fondatori o caratterizzate da una partecipazione familiare solo simbolica mostrano livelli inferiori di attività innovativa. Dalla ricerca emerge inoltre che la presenza di un piano di successione formalizzato rappresenta un importante abilitatore dell’innovazione, sia in termini generali sia nell’ambito specifico dell’adozione dell’AI. La chiarezza del passaggio generazionale, dunque, non solo riduce l’incertezza interna, ma favorisce la sperimentazione di nuove tecnologie e l’introduzione di strumenti digitali avanzati.
L’evento torinese, introdotto dai saluti di Gian Maria Gros-Pietro, presidente di Intesa Sanpaolo, e di Raffaele Oriani, Dean della Luiss Business School, ha visto la presentazione dei risultati da parte di Stefania Trenti per Intesa Sanpaolo e di Alessandra Perri per la Luiss. Nella tavola rotonda successiva imprenditori e rappresentanti del settore, tra cui Giuseppe Ambroggio, Gian Franco Cillario, Marco Gay, Marta Testi e Anna Roscio, hanno discusso il ruolo cruciale della trasformazione digitale nel rafforzare la competitività delle aziende familiari. Il filo conduttore consiste nell’idea che innovare non è più una scelta opzionale, ma una condizione necessaria per creare valore e affrontare un mercato globale in rapido cambiamento.
Il rapporto presentato dall’Osservatorio conferma e rafforza la collaborazione tra Luiss Business School e Intesa Sanpaolo nel sostegno alle imprese familiari, pilastro strutturale del sistema economico italiano. La partnership, attiva da otto anni, comprende anche l’Executive Programme in Global Family Business Management, sviluppato insieme a istituzioni internazionali come l’Instituto de Empresa di Madrid e la Iéseg School of Management. Il programma intende fornire alle nuove generazioni gli strumenti necessari per governare il passaggio generazionale, adottare strategie efficaci e integrare tecnologie come l’AI nei processi aziendali.
Secondo Raffaele Oriani (nella foto), l’adozione dell’intelligenza artificiale rappresenta una naturale evoluzione per le imprese familiari che hanno saputo dotarsi di politiche di governance moderne e di un approccio professionale alla gestione, consentendo loro di accogliere pienamente la trasformazione digitale. Anna Roscio ha sottolineato come Intesa Sanpaolo consideri l’accompagnamento delle PMI nei processi di innovazione e di successione una componente essenziale del proprio ruolo a sostegno dell’economia reale, ricordando che oltre 250.000 imprese familiari sono clienti della Divisione Banca dei Territori.
Emerge l’immagine di un’Italia imprenditoriale in trasformazione, in cui la spinta delle nuove generazioni e la solidità dei modelli familiari si fondono in una nuova fase di crescita orientata alla tecnologia. L’intelligenza artificiale non è più percepita come un orizzonte lontano, ma come un’opportunità concreta, già oggi capace di ridisegnare i processi, aprire nuovi mercati e consolidare la competitività di un asset, le imprese familiari, che rimane centrale nel Made in Italy.