La storia è spesso un buco nero che inghiotte i personaggi meno convenienti. Tra questi si annida la vicenda di Sante Bentivoglio, un uomo il cui destino compì una virata così repentina e inattesa da lasciare attoniti i suoi contemporanei, per poi dissolversi in una coltre di oblio. La sua è la parabola di un uomo nato Santi, umile lanaiolo del Casentino, che si ritrovò, da un giorno all’altro, al timone di una delle più potenti Signorie italiane.
Siamo nel pieno Quattrocento, un’epoca di passaggio dai Comuni alle Signorie, e il giovane Santi vive a Poppi. Nato dalla relazione segreta tra una popolana e il condottiero bolognese Ercole Bentivoglio, la sua vera origine era un segreto custodito solo dal fidatissimo Ser Cola d’Ascoli. Orfano e apprendista nell'arte della lana a Firenze, la sua vita scorreva tranquilla, tanto da stringere amicizia con un giovane Giovanni de’ Medici, figlio di Cosimo il Vecchio.
Tutto cambiò con l'arrivo a Firenze di una delegazione da Bologna. Il cugino di Santi, Annibale Bentivoglio, era stato appena assassinato a tradimento dai Canetoli. Bologna, in cerca di stabilità e continuità dinastica, inviò un'istanza ufficiale: Santi di Cascese era il figlio illegittimo di Ercole e, in quanto tale, doveva assumere la Signoria per garantire la successione.
I cronisti riferiscono che Santi fu colto da una "notevole agitazione". Non era un uomo d'armi e conosceva il tragico destino dei suoi predecessori: nonno, zio e cugino erano stati tutti assassinati per la brama di potere. Prima di accettare l'incredibile ruolo, chiese un incontro con Cosimo de’ Medici. Il grande vecchio, con lungimiranza, sentenziò: "Se tu sei figliulo d’Hercules, la natura ti tira a Bologna alle grandi cose…". Il destino era segnato. L'11 novembre 1446, l'ex lanaiolo partì per Bologna.
L’ingresso trionfale di Sante - acclamato dal popolo con il grido "sega, seghe, sega" e ribattezzato Sante - non fu seguito da una vendetta immediata. Il neo-Signore, forte della sua origine toscana che gli conferiva un temperamento volitivo e pragmatico, preferì l’analisi all’azione.
Nei suoi diciassette anni di governo, Sante Bentivoglio dimostrò di essere uno dei Signori più autorevoli dell’epoca. Il suo primo capolavoro politico fu la risoluzione dei complessi rapporti tra il Comune e il Papato. Con l'umanista Niccolò V, Sante istituì una diarchia composta dal Legato Pontificio e dai Sedici Riformatori, ottenendo l’inestimabile vantaggio della protezione dello Stato Pontificio in caso di attacco nemico.
Stabilì inoltre una solida amicizia con Francesco Sforza di Milano e con il Doge Francesco Foscari di Venezia, assicurando a Bologna l'alleanza con le maggiori potenze della nascente Lega Italica del 1455. Il problema dei Canetoli, la famiglia avversa che aveva ucciso suo cugino, fu risolto con una punizione esemplare: Sante stesso catturò Baldassarre Canetoli, che fu decapitato nel medesimo luogo del suo delitto.
Sante non si distinse solo per la politica estera. La sua corte, arricchita da architetti toscani e lombardi, traghettò Bologna dal Medioevo al Rinascimento. Fu lui a iniziare il complesso piano di risanamento urbano e a progettare il grandioso Palazzo dei Bentivoglio.
La sua vita privata fu altrettanto turbolenta. A Bologna fu notorio il suo legame con Nicolosa Sanuti, l'amante ufficiale e moglie del Conte della Porretta. Nicolosa divenne celebre per essersi opposta con successo a un editto suntuario del Legato Cardinale Bessarione: la sua orazione, considerata un esempio di femminismo antelitteram, difendeva i diritti delle donne a vestirsi liberamente.
L'epoca di Sante si interruppe bruscamente nell'ottobre del 1463. Non aveva ancora compiuto quarant'anni quando una misteriosa malattia lo condusse alla morte. Il sospetto aleggia sul suo trapasso: la sua tomba è scomparsa, come a volerne cancellare il ricordo, e la memoria storica del Signore che rese potente Bologna fu quasi dissolta.
Di fronte a un'epoca – il Quattrocento – in cui il veleno era uno strumento di ordinaria amministrazione, l'ipotesi di un assassinio da parte di persone vicine e interne alla famiglia rimane la più plausibile. Nonostante l'oblio, la figura di Sante Bentivoglio, il lanaiolo salito al potere, è stata tramandata da menti illustri: Niccolò Machiavelli ne parlò a distanza di decenni, e Giorgio Vasari immortalò il suo ricordo in un magnifico ritratto. Un’eredità di potere, intrigo e mistero che merita di essere riscoperta.