Economia
Governo e professionisti a confronto, tra promesse di riordino e allarme pressione fiscale
di Redazione

La semplificazione è una priorità assoluta o un mantra svuotato di significato? È su questo confine sottile che si è consumato il dibattito durante il Cnpr Forum speciale sulla Legge di Bilancio 2026, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri presieduta da Luigi Pagliuca. Se da un lato il Governo rivendica l'ascolto e la direzione intrapresa, dall'altro le opposizioni denunciano un sistema al collasso, mentre i professionisti, stretti nella morsa tra Erario e contribuenti, chiedono una tregua normativa.
A tenere il punto per il Governo è Sandra Savino, sottosegretario all'Economia. "Il rapporto con i professionisti è costante", assicura Savino, riconoscendo che sono loro a "rendere operative le norme". La linea del Mef è che la semplificazione è un "percorso complesso e graduale", ma la direzione è quella giusta. A supporto di questa tesi interviene Alberto Luigi Gusmeroli (Lega), presidente della Commissione Attività produttive della Camera, che rivendica battaglie vinte e obiettivi futuri: "Auspichiamo di riproporre la rateizzazione dell'acconto di novembre già dal prossimo anno". Gusmeroli sottolinea inoltre il successo dell'ordine del giorno sulla Flat Tax incrementale, definita una valida alternativa a un concordato preventivo giudicato "macchinoso".
Diametralmente opposta la visione dell'opposizione. Antonio Misiani (PD), vicepresidente della Commissione Bilancio del Senato, non usa mezzi termini: "La pressione fiscale è ai massimi degli ultimi dieci anni e aumenterà ancora nel 2026".
Misiani elenca una "miriade di micro-interventi fiscali", dalla tassa sui pacchi sotto i 150 euro alle accise sul gasolio, che rischiano di paralizzare il sistema. Sulla stessa linea Chiara Gribaudo, presidente della Commissione d'inchiesta sulle condizioni di lavoro, che invoca "ordine nel disordine" contro una legislazione "veloce e approssimativa". Critico anche Mario Turco (M5S), secondo cui il riordino tributario è un fallimento in partenza: "Meccanismi come l'iper-ammortamento, con le loro procedure burocratiche, penalizzano le piccole imprese".
Ma è dalla platea dei tecnici che arrivano le istanze più concrete. Il leitmotiv è la richiesta di un rapporto paritetico con l'Agenzia delle Entrate. "Non siamo gli amici degli evasori", tuona Luca Asvisio (Odcec Torino), chiedendo certezza del diritto per non spaventare gli investitori esteri. Giovanni Battista Calì (Odcec Roma) intravede "piccoli segnali positivi" nell'aumento del personale dell'amministrazione finanziaria, ma la strada è lunga. "Serve un tavolo permanente", incalza Marco Cuchel, presidente dell'Associazione Nazionale Commercialisti, che sottolinea la necessità di una "riappacificazione interna" alla categoria per avere maggior peso politico.
In un quadro a tinte fosche, spunta una possibile novità normativa di rilievo per i professionisti. Andrea De Bertoldi (Commissione Finanze Camera) ha annunciato un focus sull'ordine del giorno n. 21. L'obiettivo? "Consentire ai professionisti in regime forfettario di mantenere tale regime anche in caso di aggregazione in società". Una misura che, se convertita in legge, potrebbe favorire le aggregazioni professionali, soprattutto tra i giovani, superando uno dei vincoli più rigidi dell'attuale sistema.
Il quadro economico che emerge dal forum non è rassicurante. Marco Natali (Confprofessioni) lancia l'allarme sui redditi reali: "Le libere professioni sono la categoria più penalizzata dall'Irpef, con un carico fino a 6.000 euro in più rispetto ad altri". Preoccupazione condivisa da Enrico Terzani (Odcec Firenze), che guarda ai dati Unioncamere: le procedure concorsuali sono in crescita costante. "Dobbiamo evitare che queste insolvenze si protraggano", avverte.
Il ritorno al contatto umano è la ricetta di Gerardo Longobardi (ex presidente Cndcec) e Mario Civetta (Past President Odcec Roma): meno digitale formale, più dialogo face to face per risolvere i problemi reali.
Il bilancio finale è affidato a Paolo Longoni (Inec) ed Elisabetta Polentini (Odcec Roma). Se da un lato si riconosce la "prudenza" difesa dal ministro Giorgetti, dall'altro resta l'amaro in bocca: la Legge di Bilancio 2026 sembra favorire i redditi medi, dimenticando le fasce deboli e, soprattutto, lasciando irrisolto il nodo gordiano della burocrazia fiscale.