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Saldi al via: Confesercenti stima 6 miliardi di vendite. Confcommercio: 16 milioni di famiglie pronte allo shopping

Redazione
 
Saldi al via: Confesercenti stima 6 miliardi di vendite. Confcommercio: 16 milioni di famiglie pronte allo shopping

I saldi di fine stagione invernali 2026 sono pronti a partire, inaugurando il primo grande appuntamento promozionale dell’anno. A far da apripista è oggi la Valle d’Aosta, che come di consueto anticipa il calendario nazionale, mentre domani tocca al resto d’Italia. L’interesse dei consumatori resta elevato: secondo i dati, il 92 per cento dichiara di voler approfittare degli sconti, mentre solo l’8 per cento esclude acquisti. Le vendite di fine stagione potrebbero generare complessivamente un giro d’affari fino a 6 miliardi di euro. È quanto emerge dal sondaggio condotto da Ipsos per Confesercenti sugli acquisti legati ai saldi invernali.

Saldi al via: le stime di Confcommercio e Confesercenti

L’indagine conferma il ruolo centrale del negozio fisico, che rimane il principale punto di riferimento per i consumatori. L’87 per cento di chi è interessato ai saldi prevede infatti di acquistare almeno un prodotto in un punto vendita tradizionale. Accanto al retail fisico, l’online si consolida come canale complementare: il 54 per cento degli intervistati dichiara che effettuerà acquisti anche sul web. La sovrapposizione tra i due canali porta almeno il 41 per cento dei consumatori a muoversi sia offline sia online. Il peso del digitale cresce soprattutto tra i più giovani. Nella fascia di età 18-34 anni, la quota di chi prevede acquisti online sale al 63 per cento. A livello territoriale, il negozio fisico registra percentuali più elevate al Nord e al Centro, con l’89 per cento in entrambe le macroaree, mentre nel Mezzogiorno la quota scende all’82 per cento.

Se l’interesse per i saldi è ampio, l’effettiva decisione di acquisto resta legata alla convenienza delle offerte. Il 40 per cento dei consumatori dichiara di aver già deciso cosa comprare e circa 2 milioni di persone hanno anticipato gli acquisti nel periodo di pre-saldo. Tuttavia, più di un consumatore su due, pari al 53 per cento, afferma che concluderà l’acquisto solo in presenza di un’offerta ritenuta realmente vantaggiosa. Anche il tema del budget riflette questo approccio prudente: il 54 per cento degli intervistati si è imposto un tetto di spesa per l’abbigliamento e la moda, senza che ciò implichi automaticamente un acquisto certo, che resta subordinato alla percezione della convenienza. Tra coloro che hanno già definito un budget, la spesa media prevista è di circa 292 euro a persona. Il valore mediano, pari a 200 euro o meno, indica però che la metà dei consumatori si colloca su livelli di spesa contenuti. La media è influenzata da una minoranza di acquirenti con budget più elevati: il 17 per cento prevede di spendere almeno 500 euro e il 4 per cento mette in conto una spesa pari o superiore a 1.000 euro. Le differenze sono marcate anche sul piano anagrafico: i consumatori tra i 18 e i 34 anni stimano una spesa di 225 euro, mentre nella fascia più matura la previsione sale a 327 euro.

Per quanto riguarda le tipologie di prodotti, i saldi 2026 sembrano orientati soprattutto al rinnovo del guardaroba quotidiano. Le scarpe risultano il prodotto più acquistato, con il 61 per cento delle preferenze, seguite da maglioni e felpe al 58 per cento. Gonne e pantaloni si attestano al 33 per cento, l’intimo al 32 per cento e magliette e top al 30 per cento. Seguono camicie, capispalla e abiti, tutti al di sotto del 30 per cento, mentre accessori e articoli per la casa rimangono più marginali, con borse al 16 per cento, biancheria per la casa al 15 per cento e gioielli al 13 per cento. Anche in questo caso emergono differenze generazionali. Tra i 18 e i 34 anni cresce l’attenzione verso capi più legati allo stile e alle occasioni di uscita: abiti e completi raggiungono il 35 per cento, contro il 21 per cento della fascia 35-65 anni, mentre le camicie salgono al 33 per cento rispetto al 23 per cento degli adulti. L’interesse per le scarpe tocca il 68 per cento. Tra i 35-65enni prevale invece un profilo di acquisto più funzionale, con scarpe al 58 per cento, maglioni e felpe al 57 per cento, intimo al 31 per cento e capispalla al 25 per cento. Confesercenti sottolinea come i saldi invernali continuino a rappresentare un passaggio rilevante per il commercio e per i consumatori, ma evidenzia al tempo stesso le fragilità del quadro dei consumi.

«I saldi invernali restano un appuntamento centrale per imprese e consumatori – commenta Confesercenti – Resta però evidente che i consumi non hanno ancora quella forza e quella continuità che auspichiamo. L’acquisto, infatti, non è automatico e dipende dalla qualità reale delle offerte, tra sconti credibili, assortimenti adeguati e trasparenza. In questo quadro i negozi continuano a fare la differenza, perché offrono confronto immediato, consulenza e fiducia, mentre il digitale affianca e integra. Proprio per questo è necessario tutelare i saldi e rivedere le regole sulle promozioni: tra anticipazioni e formule di pre-saldo il rischio è di svuotare l’evento e penalizzare chi rispetta le norme, mettendo in difficoltà il pluralismo della rete commerciale. Un fenomeno già evidente: secondo le nostre stime, circa 2 milioni di persone hanno acquistato prima dell’avvio ufficiale. Serve riportare al centro trasparenza e concorrenza leale, con prezzi e sconti chiari e verificabili e con il pieno rispetto delle regole».

Secondo le stime dell’Ufficio Studi Confcommercio, saranno circa 16 milioni le famiglie italiane che parteciperanno ai saldi invernali 2026, confermando l’apprezzamento degli sconti da parte dei consumatori. Un’ulteriore conferma arriva dal sondaggio condotto da Ipsos per Confesercenti, secondo cui il 92 per cento degli intervistati intende approfittare delle offerte, mentre solo l’8 per cento esclude acquisti. L’indagine evidenzia inoltre il ruolo centrale del negozio fisico, scelto dall’87 per cento dei consumatori come principale canale per l’esperienza saldi.

Confcommercio stima che ogni persona spenderà in media circa 137 euro, generando un giro d’affari complessivo pari a 4,9 miliardi di euro. In occasione dell’avvio delle vendite scontate, insieme a Federazione Moda Italia, l’associazione richiama l’attenzione su alcune regole e accorgimenti utili per gli acquisti, con l’obiettivo di garantire trasparenza e correttezza nei rapporti tra commercianti e consumatori. Per quanto riguarda i cambi, la possibilità di sostituire un capo acquistato in saldo dipende generalmente dalla discrezionalità del negoziante, salvo che il prodotto risulti difettoso o non conforme. In tali casi, il venditore è obbligato a riparare o sostituire l’articolo e, se ciò non fosse possibile, a ridurre il prezzo o restituire quanto pagato. Gli acquisti online prevedono invece sempre la possibilità di rescindere il contratto entro 14 giorni dalla ricezione del prodotto, indipendentemente dalla presenza di difetti, ad eccezione di articoli su misura o personalizzati.

Non esiste obbligo di provare i capi in negozio, scelta che resta a discrezione del commerciante. Per quanto riguarda i pagamenti, i negozianti devono accettare carte di credito e favorire modalità cashless. I prodotti proposti in saldo devono essere stagionali o di moda e soggetti a deprezzamento significativo se non venduti entro un certo periodo. Inoltre, è obbligatorio indicare chiaramente il prezzo normale di vendita, lo sconto applicato e il prezzo finale. Durante tutto il periodo dei saldi, il prezzo iniziale deve corrispondere al valore più basso applicato alla generalità dei consumatori nei 30 giorni precedenti l’inizio delle vendite scontate. Regole, queste, pensate per tutelare i consumatori, garantire chiarezza e assicurare che le vendite promozionali mantengano il loro carattere di reale opportunità di risparmio.

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