Il Pil lo scorso anno è cresciuto dello 0,7%, al di sotto delle stime del Governo che aveva previsto un aumento dell'1%. Lo certifica l'Istat. spiegando che dal lato delle domanda interna si registra, in termini di volume, un incremento dello 0,5% degli investimenti fissi lordi e dello 0,6% dei consumi finali nazionali. Per quel che riguarda i flussi con l’estero, le importazioni di beni e servizi sono scese dello 0,7% e le esportazioni sono cresciute dello 0,4%.
Il Pil nel 2024 cresce meno delle stime del Governo, migliora il deficit
La domanda nazionale al netto delle scorte e la domanda estera netta hanno contribuito positivamente alla dinamica del Pil, rispettivamente per +0,5 e +0,4 punti percentuali, mentre l’apporto della variazione delle scorte è stato negativo per -0,1 punti.
Il valore aggiunto ha registrato aumenti in volume del 2,0% nell’agricoltura, silvicoltura e pesca, dell’1,2% nelle costruzioni e dello 0,6% nelle attività dei servizi. Si rileva una contrazione dello 0,1% nell’industria in senso stretto.
Migliora il deficit che si attesta al 3,4% del Pil, a fronte del 7,2 % registrato nell'anno precedente, mentre la pressione fiscale complessiva (ammontare delle imposte dirette, indirette, in conto capitale e dei contributi sociali in rapporto al Pil) è risultata pari al 42,6%, in aumento rispetto all`anno precedente (41,4%), per la crescita delle entrate fiscali e contributive del 5,7%, superiore a quella del Pil a prezzi correnti (+2,9%).
Lo scorso anno, spiega l'Istat, l’economia italiana ha registrato una crescita del Pil in volume dello 0,7%, pari a quella del 2023. Lo sviluppo è stato stimolato sia da un contributo positivo della domanda nazionale al netto delle scorte (+0,5%) sia della domanda estera netta (+0,4%), mentre è stato lievemente negativo il contributo della variazione delle scorte (-0,1%). Dal lato dell’offerta di beni e servizi, il valore aggiunto ha segnato crescite in agricoltura (+2,0%), nei servizi (+0,6%) e, in misura inferiore, nel complesso dell’industria (+0,2%).
La crescita dell’attività produttiva è stata accompagnata da una espansione dell’input di lavoro e dei redditi. Il rapporto tra indebitamento delle Amministrazioni pubbliche e Pil ha registrato un forte miglioramento rispetto al 2023, attestandosi a -3,4%. Il saldo primario è migliorato, passando da -3,6% a +0,4%. La pressione fiscale è cresciuta di oltre un punto percentuale. La spesa per interessi è aumentata del 9,5%.
Soddisfatto per i dati di finanza pubblica il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti. “I dati Istat di oggi - ha detto il responsabile del Tesoro - confermano, come da sempre sostenuto con convinzione, che la finanza pubblica è in una condizione migliore del previsto. L’avanzo primario certificato oggi dall’Istat - prosegue - è una soddisfazione morale. La crescita corrisponde a quella che avevamo aggiornato a dicembre”.
“Naturalmente tutto questo è confortante ed è ragione di soddisfazione. Ma non possiamo fermarci - conclude - ora la sfida è la crescita in un contesto assai problematico non solo italiano ma che coinvolge tutta Europa”.
Il Codacons chiude misure urgenti a sostegno dei consumi, con la spesa che ha mostrato una crescita appena dello 0,4% rispetto allo 0,3% del 2023. "Ciò che desta particolare preoccupazione - spiega l'associazione dei consumatori - è come le famiglie abbiano modificato i propri consumi: lo scorso anno per alimentari e bevande non alcoliche la spesa degli italiani è scesa secondo l’Istat del -0,3%, il che significa che i cittadini hanno apportato tagli a cibi e bevande in tavola. Si comprano sempre meno vestiti e scarpe, col settore abbigliamento e calzature che ha registrato una flessione dei consumi del -3,6%. Ma in sensibile calo è anche la spesa per la salute (-3,7%) e quella per lo svago, con la componente ricreazione, sport e cultura che segna una contrazione del -1,6%. Numeri che ancora una volta dimostrano l’esigenza di intervenire con misure efficaci per far ripartire i consumi interni, che rappresentano il vero motore della nostra economia".