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Economia

Pictet AM: "Le elezioni scuotono i mercati"

Marco Piersimoni, Co-Head Euro Multi Asset di Pictet Asset Management

Il fattore geopolitico torna ad affacciarsi sui mercati finanziari. Ad inizio anno, infatti, avevamo ricordato come il 2024 sarebbe stato un anno intenso dal punto di vista politico con elezioni in oltre la metà del globo, coinvolgendo sia paesi emergenti che paesi sviluppati. Partendo dai risultati più recenti, la reazione immediata sui mercati europei dopo le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo è stata di una generale disaffezione nei confronti delle attività finanziarie del Vecchio continente. L'esito delle elezioni è stato solo in parte diverso da quanto atteso dai sondaggi, con l’avanzata dell'estrema destra a scapito di verdi e riformisti. Le ripercussioni sulla politica domestica francese, e di un futuro prossimo magari anche su quella tedesca, generano dubbi sull'avanzamento del progetto europeo ed in parte anche sulla disciplina fiscale di alcuni paesi, a cominciare proprio dalla Francia. Solo così si spiega il segno rosso su tutte le attività finanziarie, con l'euro che si è indebolito ed i buoni governativi in sofferenza. Anche i trend dei titoli azionari hanno registrato un peggioramento, soprattutto per quanto riguarda le azioni francesi.

 

Il progetto di unione bancaria sembra destinato ad essere abbandonato, rendendo la possibilità di aggregazioni transnazionali meno verosimile e facendo venir meno il potenziale speculativo sui titoli bancari. Le perplessità degli investitori in merito all'esecuzione del progetto di transizione energetica potrebbero avere ripercussioni sui titoli industriali e sulle utilities. Infine, il movimento al rialzo dei tassi di interesse è negativo non solo per le obbligazioni, ma anche per i mercati azionari, perché non deriva da una migliore percezione di crescita, ma da timori di indisciplina fiscale. Tutti elementi, quest’ultimi, che influiscono negativamente sulle borse.

 

Nelle settimane precedenti si è votato anche in grandi ed importanti paesi emergenti come Sudafrica, Messico ed India. I sondaggi sono stati meno accurati per le elezioni sudafricane ed indiane, con i partiti al governo che hanno ottenuto risultati meno brillanti rispetto alle attese. Tuttavia, al di là di qualche turbolenza nel breve termine, non ci sono state implicazioni rilevanti sulle attività finanziarie dei due paesi. Diverso è il caso del Messico, dove il partito al governo guidato da Claudia Sheinbaum, erede politica di AMLO, ha letteralmente sbaragliato i partiti di opposizione, andando di fatto vicinissimo alla conquista di una maggioranza così ampia da consentire il cambiamento della Costituzione. Questo ha destato forti preoccupazioni, come anche dimostrato dal grande movimento di mercato registrato sia sulla valuta, sia sulla borsa messicana, anche a causa del posizionamento elevato da parte degli investitori internazionali. Le prossime settimane saranno molto importanti, con Francia e Regno Unito alle urne, e con la campagna elettorale americana che entrerà nel vivo.

 

Dal punto di vista macroeconomico, i dati negli Stati Uniti hanno confermato una tenuta più che discreta dell'economia, trainata dal settore di servizi e con il mercato del lavoro che si dimostra ancora piuttosto solido. Il mercato sta ora prezzando come scenario centrale, quello di uno o massimo due tagli, con una minoranza che è invece convinta che la prossima manovra possa invece essere di un rialzo. La parte lunga della curva dei rendimenti risulta più instabile. Restano le incertezze su quanto tempo sia ancora necessario tenere i tassi a livelli alti per conseguire il compimento del percorso disinflazionistico, e persistono i dubbi anche sulle tematiche fiscali e sul rientro del deficit, tema quest’ultimo particolarmente al centro dell’attenzione a causa della campagna elettorale. Dall'altro lato, è giusto ricordare che il quantitative tightening sarà ricalibrato con il rallentamento della riduzione del bilancio della banca centrale americana.

 

Come ampiamente anticipato, la BCE ha inaugurato il percorso di riduzione dei tassi nonostante abbia rivisto al rialzo le previsioni sul dato dell’inflazione. Indipendentemente dal dibattito interno, questa lettura esclude ulteriori tagli a luglio, con un punto di domanda per settembre. Per quanto riguarda i mercati azionari, continuano a registrare nuovi massimi e sono trainati sempre dalla solita leadership concentrata in pochi temi e sempre meno titoli. Restiamo esposti ma con qualche piccola cautela tramite protezioni tattiche.

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