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Criminalità, retata di giovani rapinatori a Milano: bene, ma con troppo ritardo

Redazione
 
Criminalità, retata di giovani rapinatori a Milano: bene, ma con troppo ritardo

La polizia ha arrestato o fermato, a Milano, una cinquantina di persone, molte delle quali minorenni, accusati di avere compiuto decine di rapine, aggressioni e furti.

Criminalità, retata di giovani rapinatori a Milano: bene, ma con troppo ritardo

Bene, verrebbe da dire, anzi benissimo.
Se non si sapesse che il fenomeno delle bande composte da minorenni è ormai datato e che considerato endemico in grandi città dove il disagio giovanile (termine ormai svuotato del suo originario significato e che ora si incolla a tutto, pur di trovare una giustificazione, una scusante ad atti violenti) si è trasformato in un fenomeno delinquenziale al quale non si è posto - almeno fino ad oggi - rimedio.

La retata probabilmente colpirà al cuore quella che, per come ipotizzato nei provvedimenti di fermo, era una associazione per delinquere. Accusa che forse reggerà in sede processuale perché molto degli arrestati si sono resi responsabili di atti criminosi diversi, ma riconducibili se non ad una regia unica, di certo ad un obiettivo condiviso: fare soldi, facili e subito.

Teatro delle scorribande di questi gruppi di giovani criminali erano alcuni quartieri di Milano, e più spesso la metropolitana che, come denunciano i viaggiatori, è una specie di zona franca per chi delinque, perché c'è chi rapina, chi borseggia, chi aggredisce. Come se la metro e i suoi sotterranei sia un territorio dove tutto può essere possibile, nonostante la presenza delle forze dell'ordine e della vigilanza privata.

La gravità dei fatti contestati sta soprattutto nel fatto che le varie bande sapevano che quel che rapinavano doveva essere portato in uno stesso punto dove gli oggetti sottratti alle vittime erano presi in carico dai ricettatori. Erano questi che si occupavano di nascondere la refurtiva, in attesa che fosse fatta arrivare in Romania. Paese d'origine dei ricettatori, tutti appartenenti ad una stessa famiglia.

Che il ministro degli Interni, Matteo Piantedosi, celebri l'operato della polizia essendo ''l’ennesima dimostrazione dell’impegno che le forze di polizia stanno profondendo nel contrasto alla delinquenza e all’illegalità sulle nostre strade'', non cancella la sensazione che forse operazioni del genere (non ci illudiamo che sia l'ultima, purtroppo) avrebbero potuto e dovuto essere eseguite prima.

Certo, la magistratura ha bisogno di elementi, analisi, ma soprattutto evidenze prima di emettere un provvedimento restrittivo, ma se in precedenza si fosse dato un segnale forte della presenza dello Stato questa cancrena della società non si sarebbe estesa.

Piantedosi, poi, ha ricordato che ''gli arrestati sono perlopiù giovani e giovanissimi, molti dei quali minorenni di cosiddetta seconda generazione spesso protagonisti di numerosi episodi di violenza'', come a volere ricordare la matrice di questa ondata delinquenziale, forse sottovalutando che in ogni caso lo Stato ha qualcosa da rimproverarsi: non essersi adoperato per integrare questi ragazzi, in maggioranza d'origine familiare nordafricana e comunque di avere risposto tardi agli appelli della gente a fare piazza pulita di criminali sempre più giovani, sempre più agguerriti, sempre pronti alla violenza fisica.

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