Economia

Lavoro, a gennaio 527mila contratti programmati, tengono i servizi, cresce il primario, industria più prudente

Redazione
 
Lavoro, a gennaio 527mila contratti programmati, tengono i servizi, cresce il primario, industria più prudente
Il mercato del lavoro apre il 2026 con una domanda complessivamente stabile ma attraversata da dinamiche settoriali differenziate. A gennaio le imprese italiane prevedono di attivare circa 527mila contratti di lavoro, che diventano oltre 1,4 milioni considerando l’intero primo trimestre dell’anno. Il dato è sostanzialmente in linea con gennaio 2025 (-0,6%), evidenziando la simultanea presenza di segnali di crescita, stabilità e cautela a seconda dei comparti produttivi.

Lavoro, a gennaio 527mila contratti programmati, tengono i servizi, cresce il primario, industria più prudente

È questo lo scenario che emerge dal Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, che evidenzia prospettive incoraggianti per il settore primario, in crescita del 6,5% rispetto a un anno fa. Stabili i servizi (+0,1%), mentre l’industria mostra un atteggiamento più prudente (-3,5%), con una flessione più marcata nel manifatturiero (-4,6%) e più contenuta nelle costruzioni (-1,3%).

Nel dettaglio, il comparto industriale programma complessivamente 155mila entrate: 104mila nel manifatturiero e nelle public utilities e 51mila nell’edilizia. All’interno della manifattura, le maggiori opportunità di lavoro arrivano dai settori meccanico ed elettronico, con oltre 27mila contratti previsti, seguiti dalla metallurgia e produzione di articoli in metallo (21mila) e dall’industria alimentare e delle bevande (15mila). Il terziario si conferma il principale bacino occupazionale, con circa 337mila entrate programmate, trainate da turismo (70mila), servizi alle persone (69mila) e commercio (67mila). Nel settore primario, infine, sono attese circa 35mila assunzioni, concentrate soprattutto nelle coltivazioni ad albero, nelle coltivazioni di campo e nei servizi connessi all’agricoltura.

Sul fronte contrattuale, la forma più diffusa resta il tempo determinato, che riguarda 252mila posizioni, pari al 47,8% del totale. Seguono i contratti a tempo indeterminato (111mila, pari al 21%) e quelli di somministrazione (63mila, 11,9%). Un elemento di rilievo è la riduzione della difficoltà di reperimento, che scende al 45,8% delle entrate previste, oltre tre punti percentuali in meno rispetto a gennaio 2025. Le principali criticità continuano tuttavia a riguardare l’assenza di candidature (28,6%) e la formazione non adeguata dei profili disponibili (13,6%).

Le difficoltà di reperimento restano particolarmente elevate in alcuni settori chiave, oltre il 60% delle posizioni nelle costruzioni risulta di difficile copertura, percentuale che sfiora il 60% anche nel legno-arredo e supera il 55% nella metallurgia. Il Borsino delle Professioni segnala criticità diffuse per figure ad alta specializzazione, come analisti e specialisti nella progettazione di applicazioni, ingegneri, tecnici sanitari e tecnici dell’ingegneria, ma anche per operai specializzati come rifinitori edili, meccanici e manutentori.

Rilevante anche il ricorso a lavoratori stranieri, che a gennaio riguarda il 22,2% dei contratti programmati, pari a circa 117mila posizioni. Le quote più elevate si registrano nel settore primario, nel tessile-abbigliamento-calzature e nell’edilizia. Per i giovani under 30, invece, le imprese cercano quasi 143mila figure, il 27,1% del totale, con maggiori opportunità nei servizi finanziari e assicurativi, nell’informatica e telecomunicazioni e nel commercio.

Dal punto di vista territoriale, il Nord-Ovest e il Sud e Isole concentrano il maggior numero di entrate previste, rispettivamente oltre 158mila e oltre 141mila. Seguono il Nord-Est con quasi 121mila posizioni e il Centro con circa 106mila. A livello regionale, la Lombardia guida la classifica con 110mila contratti programmati, davanti a Lazio, Veneto, Emilia-Romagna e Campania. Un contesto che, pur nella stabilità complessiva, conferma un mercato del lavoro ancora segmentato e alla ricerca di competenze sempre più mirate.
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