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Iran: le vittime della repressione della protesta sarebbero ormai più di 500

Redazione
 
Iran: le vittime della repressione della protesta sarebbero ormai più di 500

Sarebbero ormai più di cinquecento le vittime della violenta repressione che il regime teocratico iraniano sta attuando contro le proteste popolari che, da giorni, stanno infiammando il Paese, precipitato in una gravissima crisi economica, con la moneta nazionale a picco e i prezzi dei generi di prima necessità diventati insostenibili per moltissime famiglie.

Iran: le vittime della repressione della protesta sarebbero ormai più di 500

Anche se Internet è ancora bloccato, coma gran parte della rete telefonica, continuano a giungere testimonianze di quanto sta accadendo. Come quanto sta accadendo a sud della capitale, dove, presso il Kahrizak Forensic Medical Center, decine di sacchi neri, contenenti cadaveri, giacciono per terra, circondati da persone che cercano, tra i morti, congiunti di cui non hanno più notizie da giorni.

Lo stesso sta accadendo, come hanno mostrato alcuni video giunti in Occidente, dentro stanze simili a magazzini dove sono state portate le sacche con i cadaveri.
Un video, ottenuto dalla CNN, mostra una folla di persone radunate davanti a un monitor che mostra le foto delle persone decedute, mentre i loro cari si accalcano intorno, cercando di identificarle. Secondo le informazioni visualizzate sullo schermo e le immagini ricevute dall'agenzia di stampa statunitense Human Rights Activists News Agency (HRANA), si stima che presso il Kahrizak Forensic Medical Center, si trovino circa 250 corpi.

Un'altra clip, proveniente dalla struttura forense, mostra sacchi neri per cadaveri allineati su un marciapiede esterno all'edificio, con persone radunate intorno. Alcuni corpi sono sparsi in quello che sembra essere il cortile della struttura. Altri giacciono su terreno sterrato. Alcuni sono a pochi metri dalle auto parcheggiate, mentre le famiglie cercano freneticamente i resti dei loro cari.

Sabato il gruppo di attivisti Mamlekate ha dichiarato che il numero di corpi portati all'istituto forense è così elevato che vengono allineati nel cortile.
I media statali iraniani hanno riconosciuto le scene macabre nella struttura medica, ma hanno insistito sul fatto che i corpi visti appartengono per lo più a "persone comuni" – indicando in questo modo vittime tra i passanti trascinati nelle proteste -, attribuendo la loro morte ai "rivoltosi".

Da parte delle autorità iraniane è scattata una ''contro-narrazione'' di quanto sta succedendo. Come nel caso dell'agenzia di stampa statale Tasnim e di quella studentesca che hanno pubblicato un video in cui parenti di alcuni morti ribadiscono che i congiunti non stavano partecipando alle proteste e attribuendo ai manifestanti la colpa della loro morte.

Un uomo in lutto, seduto sul pavimento accanto a un corpo in un sacco nero, racconta in lacrime al giornalista dei media statali che la sua congiunta è morta dopo essere stata colpita alla testa da un sasso lanciato da uno sconosciuto dalla cima di un edificio e che comunque lei era filo-governativa.
Il giornalista dei media statali si gira poi verso la telecamera e afferma che tra i morti ci sono anche i manifestanti che "volevano scontrarsi" con le forze di sicurezza o "volevano impadronirsi di una base (militare) o qualcosa del genere e potrebbero aver usato armi".

"Ma la maggior parte di queste persone erano persone comuni, e le loro famiglie sono famiglie comuni", afferma.
Il governo iraniano ha messo in guardia i cittadini dal unirsi a "rivoltosi e terroristi" e "mercenari" sostenuti dall'estero nelle proteste in tutto il Paese. Il presidente Masoud Pezeshkian ha fatto domenica una distinzione tra persone che protestano pacificamente e "rivoltosi" che intendono "destabilizzare l'intera società". Il procuratore generale iraniano ha promesso di perseguire azioni legali spietate contro questi ultimi, inclusa la pena di morte.

Il governo iraniano ha difeso la condotta delle sue forze di sicurezza. Il ministro degli Interni Eskandar Momeni ha dichiarato sabato alla televisione di Stato che "in una certa misura", il personale di sicurezza "esercita la massima moderazione" per evitare danni ai concittadini.

Ma i resoconti dei testimoni oculari e le associazioni per i diritti umani dipingono un quadro diverso. Persone sul campo hanno riferito che le forze di sicurezza iraniane hanno risposto alle proteste con la forza . Due testimoni oculari a Teheran hanno affermato che le forze di sicurezza, brandendo fucili militari, hanno ucciso "molte persone" venerdì sera. Un assistente sociale iraniano che ha partecipato a una protesta nella capitale lo stesso giorno ha descritto di aver visto le autorità sparare ai manifestanti e usare un Taser sul collo di una ragazza fino a farla svenire.

Secondo HRANA, dall'inizio delle proteste a fine dicembre sono stati uccisi più di 500 manifestanti, tra cui nove minorenni, e più di 10.000 sono stati arrestati. Tuttavia, data la chiusura di Internet da parte del governo e il lento flusso di informazioni provenienti dall'Iran, l'entità reale delle vittime rimane poco chiara.

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