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Francia: si dimette giornalista criticato per avere paragonato le stragi in Algeria a quelle naziste

Redazione
 
Francia: si dimette giornalista criticato per avere paragonato le stragi in Algeria a quelle naziste

FOTO: Deep silence - CC BY-SA 3.0

L'Algeria, a distanza di molti decenni, resta un nervo scoperto e pulsante nella coscienza collettiva dei francesi che, non potendo dimenticare la storia, stentano ad accettarne alcune verità inoppugnabili.
Per questo, con una ciclicità che ormai non sorprende più, si torna a parlare della guerra conclusasi con il ritiro dei francesi da quello che consideravano non un territorio occupato, ma parte integrante del Paese, dopo anni e anni di un conflitto sanguinario, con atrocità da entrambe le parti.

Francia: si dimette giornalista criticato per avere paragonato le stragi in Algeria a quelle naziste

Ma, quando il dibattito si esaurisce, in Francia (quasi) tutti dimenticano (quasi) tutto, nella consapevolezza però che quella pagina della storia nazionale, conclusasi con uno smacco per il Paese, non sarà mai messa da parte.

Come conferma la vicenda, personale e professionale, di un noto giornalista, Jean-Michel Aphatie, che, per avere paragonato le stragi di civili algerine perpetrate dai militari francesi a quelle dei nazisti in fuga, è stato sommerso di critiche. Per avere detto quel che la Storia ha accertato, ma che, per la maggior parte dei francesi, sembra un segreto inconfessabile, come quelli che infangherebbero una famiglia e che nessuno ha interesse a rivelare.

Aphatie, che è conosciuto in Francia per essere un analista per l'emittente televisiva RTL, ha detto che c'erano poche differenze, dal punto di vista del giudizio morale e storico, tra i massacri nei villaggi algerini per mano dei parà francesi e quello della divisione delle SS Das Reich a Oradour-sur-Glane, una cittadina ormai simbolo della barbarie della guerra (non è stato ricostruito per essere monito perenne), dove, nel giugno del 1944 furono passati per le armi centinaia di civili, bambini compresi (il bilancio ufficiale parla di 642 vittime), per rappresaglia contro l'uccisione di un ufficiale tedesco.

Jean-Michel Aphatie, reporter e conduttore radiofonico, investito da critiche e accuse di revisionismo, ha deciso di non tornare a lavorare a RTL, confermando le sue dichiarazioni.
Le parole che hanno scatenato l'ondata di proteste, pronunciate in una trasmissione, sono state queste: ''Ogni anno in Francia commemoriamo ciò che è accaduto a Oradour-sur-Glane : il massacro di un intero villaggio. Ma ne abbiamo commessi centinaia, in Algeria. Ne siamo consapevoli?".

Il giornalista, su X, ha detto che è necessario comprendere quale sia stata la vera storia della presenza della Francia in Algeria, dal 1830 (anno dell'arrivo francese) al 1962, affermando di essere "inorridito" da ciò che aveva letto nei libri di storia.

Aphatie ha quindi spiegato che, dopo essere stato sospeso per una settimana dall'emittente, significa che "se torno su RTL confermo questo e ammetto di aver commesso un errore". "Questa è una linea che non può essere oltrepassata", ha spiegato.

Che l'argomento sia ancora sentito, sebbene siano passati più di sessant'anni, lo hanno confermato le denunce che, sulle affermazioni del giornaliste, sono state inoltrate all'ente regolatore del settore audiovisivo, Arcom, che ha reso noto di avere avviato un'indagine, anche se non si sa ancora su che basi. Cioè, cosa potrebbe essere contestato a qualcuno che si è limitato a ricordare e non inventare.

Che le truppe francesi si siano macchiate, in Algeria, di uccisioni indiscriminate è stato documentato, da storici e studiosi delle ''parti in causa'' e questo ancora oggi è motivo di frizioni tra i due Paesi, dove è ancora vivo il ricordo del ritorno in patria dei ''pieds noirs''. Erano chiamati così i francesi che, con la fine ufficiale delle ostilità, rientrarono in patria, carichi di rancore verso Parigi, che accusavano di codardia e di averli lasciati in balia delle vendette degli algerini, dopo la serie di attentati compiuti dall'Oas, l'organizzazione terroristica che si opponeva all'indipendenza.

Secondo le stime ufficiali, in un clima caotico e segnato dalla paura, furono novecentomila i francesi residenti in Algeria che entrarono in Francia, accusando il presidente De Gaulle di averli traditi. Sino ad oggi, sia pure tra gesti di reciproca distensione, il capitolo Algeria resta ancora aperto, anche se in Francia si cerca di chiuderlo, nel silenzio, anche se l'eco dei massacri, come quello di Sétif e Guelma, si sente ancora.

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