Cultura

Ritorno al collezionismo: le card conquistano i giovani italiani

Redazione
 
Ritorno al collezionismo: le card conquistano i giovani italiani
Non solo videogiochi, smartphone e social network: le nuove generazioni riscoprono, in Italia, il fascino senza tempo del collezionismo, ma con una veste moderna e inaspettata.
Si tratta delle card collezionabili, carte non adesive che spaziano tra sport, spettacolo, fumetti, manga e fantasy. Un fenomeno che sta coinvolgendo sempre più nativi digitali e giovani adulti, spinti da una passione che intreccia nostalgia, investimento e cultura pop. Un’indagine condotta da Skuola.net in collaborazione con Topps, una delle aziende leader nel settore, ha messo in luce numeri sorprendenti: tra oltre 2.200 studenti intervistati, che vanno dalla scuola media all’università, ben 1 su 7 è un acquirente abituale di card. E non si tratta solo di un hobby: il 34% degli appassionati acquista con l’obiettivo di rivendere le carte più rare a prezzi spesso elevati, seguendo le oscillazioni del mercato secondario. L’indagine rivela che il 10% del campione si definisce un acquirente frequente, mentre un ulteriore 5% si considera un collezionista esperto. In termini di investimento, la spesa media annua si aggira attorno ai 350 euro, con quasi 1 su 10 che supera i 1.000 euro l’anno.

Non sorprende che il fenomeno sia particolarmente popolare tra i ragazzi: il 32% dei giovani maschi colleziona carte a tema calcistico, contro un comunque significativo 18% delle ragazze. Al secondo posto tra le preferenze maschili troviamo NBA e sport americani (13%), seguiti dagli sport motoristici (10%). Per entrambi i generi, però, il vero punto d’incontro sono le carte fantasy, in particolare quelle legate a Pokémon, che attraggono ben il 60% degli appassionati. Le ragazze, dal canto loro, mostrano una predilezione per manga e fumetti (37%, contro il 23% dei ragazzi) e per le raccolte legate a film e serie TV (22% vs 11%). Per loro, l’aspetto passionale della collezione supera spesso quello commerciale, anche se una parte significativa (27%) si interessa al mercato secondario.

Ma la compravendita di card non è solo una passione, ma un vero e proprio mercato che segue logiche simili a quelle di beni di lusso o prodotti tecnologici. Chi si dedica a questo ambito acquista pacchetti sperando di trovare pezzi rari, che poi vengono venduti a prezzi di mercato. Le quotazioni, spesso basate su listini ufficiali, possono raggiungere cifre considerevoli. Questo meccanismo attira soprattutto i ragazzi: il 40% di loro acquista con l’obiettivo di rivendere, mentre tra le ragazze la percentuale scende al 27%. La ricerca di card rare riporta in auge anche canali tradizionali di distribuzione che sembravano superati. Secondo i dati raccolti, il 51% degli acquisti avviene ancora in negozi specializzati o durante fiere di settore. Qui i collezionisti si avvalgono del supporto di esperti, alla ricerca di pezzi esclusivi o di consigli su acquisti strategici. Tuttavia, quando si tratta di acquistare singole card specifiche, l’online diventa il canale privilegiato, grazie alla sua praticità e alla vasta offerta.

In ogni caso, il business delle card genera un giro d’affari significativo: mediamente, chi commercia in card spende 344 euro all’anno, una cifra che può crescere sensibilmente per chi è alla ricerca dei pezzi più pregiati. Un aspetto interessante che emerge dall’indagine riguarda poi il coinvolgimento degli adulti.
Ben il 40% dei genitori sostiene apertamente questa passione dei figli, contribuendo in alcuni casi anche al finanziamento degli acquisti. Solo il 18% si oppone, dimostrando che il collezionismo delle card non è visto come un hobby futile, ma come un’attività con un potenziale culturale e commerciale.

Un fenomeno, quello del collezionismo delle card, che rappresenta una fusione perfetta tra tradizione e modernità. Perché da un lato richiama la nostalgia dei genitori cresciuti con le figurine, dall’altro si adatta alle dinamiche del mercato contemporaneo, sfruttando piattaforme online e logiche di investimento. Una passione analogica, in un’epoca dominata dal digitale, che dimostra come in realtà il desiderio di possedere e scambiare qualcosa di tangibile non è mai passato di moda.
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