L’Europa accelera sulla diversificazione commerciale e prova a blindare l’asse con l'America Latina in funzione anti-dazi e anti-Pechino. Dopo anni di stallo e mesi di trattative febbrili, gli ambasciatori dei 27 Stati membri (Coreper) hanno dato il primo via libera formale alla firma dell’accordo di libero scambio tra l’Unione Europea e il blocco del Mercosur (Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay).
L’intesa, definita attraverso la procedura scritta che si chiuderà nel pomeriggio, segna una vittoria politica per la Commissione guidata da Ursula von der Leyen e per i Paesi, guidati da Germania e Spagna, che vedono nell'intesa un paracadute fondamentale per compensare i rischi del protezionismo statunitense e ridurre la dipendenza strategica dalla Cina, garantendo l’accesso a minerali critici.
Il cambio di rotta dell’Italia e il dossier agricolo
La notizia di maggior rilievo per il quadro politico nazionale è il passaggio dell’Italia dal fronte degli scettici a quello dei sostenitori. Un’inversione di tendenza arrivata dopo l’accoglimento di una condizione tecnica specifica richiesta da Roma: il rafforzamento delle clausole di salvaguardia bilaterali.
Secondo quanto appreso da fonti diplomatiche, la soglia di incremento delle importazioni per far scattare indagini e contromisure sui prodotti agricoli "sensibili" è stata abbassata dall'8% al 5%. Una misura pensata per tutelare i produttori nazionali di fronte a possibili shock di mercato derivanti dall'afflusso di carne di manzo, pollame e zucchero dai giganti sudamericani.
L'intesa rappresenta, per volume di riduzione tariffaria, il più grande trattato mai siglato dall'UE:
Risparmio sui dazi: circa 4 miliardi di euro l’anno per le imprese europee.
Volume di scambio: un interscambio potenziale di 111 miliardi di euro in merci.
Settori chiave UE: macchinari, chimica, automotive (che oggi sconta dazi al 35% nei paesi Mercosur) e prodotti di lusso come vini (27%) e latticini (28%).
Settori chiave Mercosur: Materie prime agricole, minerali, cellulosa e carta.
Nonostante il via libera, l'UE resta profondamente divisa. La Francia, sotto la pressione delle proteste dei trattori che stanno bloccando le arterie principali del Paese, ha guidato il fronte del dissenso insieme a Polonia, Austria, Ungheria e Irlanda. Il Belgio ha invece scelto la via dell'astensione.
Parigi denuncia un rischio di "concorrenza sleale" e un impatto ambientale devastante, tesi sostenuta anche dai gruppi ambientalisti che definiscono il trattato "distruttivo per il clima". Tuttavia, la minoranza di blocco non è stata sufficiente a fermare la maggioranza qualificata.
La roadmap verso l'entrata in vigore
Con la chiusura della procedura scritta, la Commissione europea otterrà il mandato per la firma ufficiale nei prossimi giorni. Il percorso non è però terminato: il testo dovrà passare al vaglio del Parlamento europeo. Bernd Lange, presidente della Commissione Commercio dell’Eurocamera, si è detto fiducioso su una ratifica definitiva tra aprile e maggio 2026.
Mentre Bruxelles festeggia lo sbocco strategico, la tensione resta alta nelle piazze: dalle mobilitazioni in Francia alle proteste degli agricoltori a Milano, il settore primario europeo promette battaglia per impedire che l'apertura ai mercati globali si trasformi in un colpo letale per le filiere locali.