Economia
Fmi, l’allarme sui dazi pesa sullo scenario globale mentre l’Italia rallenta nel 2026
di Redazione

L’escalation delle tensioni commerciali torna a preoccupare il Fondo monetario internazionale, che nel nuovo aggiornamento del World Economic Outlook lancia un avvertimento chiaro: un aumento dei dazi rappresenterebbe “un rischio rilevante”, capace di incidere in modo significativo sulla crescita mondiale. A Bruxelles, il capo economista del Fondo, Pierre-Olivier Gourinchas, ha ricordato che le stime diffuse si basano sull’ipotesi di dazi invariati. Qualsiasi cambiamento di rotta nelle politiche commerciali, ha spiegato, potrebbe generare ulteriori frizioni in un contesto già segnato da incertezze geopolitiche.
L’analisi del Fondo fotografa un panorama complesso, nel quale la crescita globale resta comunque stabile, sostenuta dal forte slancio degli investimenti tecnologici, in particolare nell’intelligenza artificiale, soprattutto tra Nord America e Asia. Secondo il Fmi, l’economia mondiale dovrebbe espandersi del 3,3% nel 2026 e del 3,2% nel 2027, in linea con il 2025, con una lieve revisione positiva rispetto alle previsioni di ottobre.
Resta però più sfumato l’orizzonte per l’Europa, che trae benefici più contenuti dall’innovazione tecnologica rispetto agli Stati Uniti. Pesano i limiti strutturali, il costo dell’energia, lo stato del manifatturiero, le dinamiche demografiche. Il Pil dell’Eurozona dovrebbe crescere dell’1,3% nel 2026 e dell’1,4% nel 2027, con un lieve ritocco al rialzo per il prossimo anno. In miglioramento anche le prospettive per Germania e Francia, Berlino è attesa all’1,1% nel 2026 e all’1,5% nel 2027, mentre Parigi cresce dell’1% nel 2026 e dell’1,2% l’anno successivo.
Per l’Italia, invece, il Fondo rivede al ribasso la stima relativa al 2026, il Pil è atteso in aumento dello 0,7%, rispetto allo 0,8% indicato lo scorso ottobre. Una dinamica leggermente inferiore al ritmo europeo, che riflette la moderazione del ciclo economico dopo il +0,5% stimato per il 2025. Nel 2027 la crescita dovrebbe mantenersi stabile allo 0,7%, con un lieve miglioramento rispetto alle stime precedenti. Sul fronte inflazione, il Fmi indica un ritorno verso il 2% nell’Eurozona tra il 2026 e il 2027, sia per l’indice complessivo sia per quello di fondo, segnale di una progressiva normalizzazione monetaria.
Gourinchas ha inoltre ribadito che la tenuta della politica economica passa attraverso la piena indipendenza delle banche centrali, considerata essenziale per la credibilità delle istituzioni monetarie e per l’ancoraggio delle aspettative di inflazione. Un richiamo esplicito in un momento in cui il dibattito internazionale torna a interrogarsi sul rapporto tra governi, mercati e politica monetaria.