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La 38ª edizione degli European Film Awards (EFA), ospitata al Futurium di Berlino, si è conclusa con un verdetto netto che premia la solidità dell’industria cinematografica scandinava, ma lascia spazio a una profonda riflessione politica e civile. In una cerimonia fiume di quattro ore, superando per durata i fasti hollywoodiani, il cinema europeo ha rivendicato il suo ruolo di baluardo contro il silenzio, tra tensioni geopolitiche e nuovi talenti emergenti.
Il "Value" della Norvegia: Joachim Trier domina il palmarès
Il mercato cinematografico del Nord Europa conferma la sua egemonia qualitativa. Sentimental Value, l'ultima opera del regista norvegese Joachim Trier, ha letteralmente sbaragliato la concorrenza portando a casa sei premi principali: miglior film, regia, sceneggiatura e colonna sonora.
Il film, già Grand Prix a Cannes, esplora le dinamiche di una famiglia "bergmaniana" attraverso la figura di un regista di talento ma emotivamente inadeguato. Il riconoscimento per i migliori attori è andato ai suoi protagonisti: l'iconico Stellan Skarsgård (al suo primo EFA) e Renate Reinsve. Trier, nel ricevere i premi, ha tracciato un parallelo tra la storia personale e la geografia politica: "Vengo dai sobborghi dell’Europa, la mia è una famiglia politica. Mio nonno fu imprigionato durante la guerra; il clima di paura viene da lontano".
Italia: Scarano vince tra i giovani, delusione per i "big"
Per il cinema italiano, la serata ha vissuto di chiaroscuri. Mentre i grandi nomim Sorrentino, Servillo e Bruni Tedeschi, sono rimasti a bocca asciutta, l’industria nazionale festeggia il debutto alla regia di Greta Scarano. Il suo film La vita da grandi, interpretato da Matilda De Angelis, ha vinto l’European Young Audience Award.
Scarano ha convinto la giuria dei giovani con un racconto sull'autismo privo di retorica e "buonismo", puntando su un ribaltamento di ruoli ironico e delicato. "Un premio che viene dal futuro", ha commentato la regista, che nel suo discorso non ha mancato di citare le speranze di pace contro i conflitti globali. Altro successo per il tricolore è arrivato dal documentario italo-croato Fiume o morte! di Igor Bezinovic, oltre al premio alla carriera precedentemente annunciato per Alice Rohrwacher.
Il fattore politico: l'allarme di Jafar Panahi
Il momento di massima tensione etica è arrivato in apertura con l'intervento a sorpresa di Jafar Panahi. Il regista dissidente iraniano, appena condannato a un nuovo anno di reclusione, ha lanciato un monito durissimo contro il regime di Teheran, denunciando una repressione che avrebbe causato "12 mila morti in 48 ore".
Panahi ha collegato la crisi iraniana alla sicurezza globale: "Se il mondo non reagisce, l'Europa e gli USA sono in pericolo. Il silenzio non è neutralità, è complicità". Un discorso che ha trasformato la platea di Berlino in un forum di resistenza civile, ribadito anche dalla standing ovation per Liv Ullmann (87 anni, premio alla carriera), che ha duramente criticato l’uso improprio del Premio Nobel per la pace in contesti politici americani.