Economia
Dopo i mercati i dazi Usa colpiscono anche la crescita, Bankitalia taglia le stime per i prossimi anni
di Demetrio Rodinò

I dazi Usa dopo aver fatto bruciare miliardi in capitalizzazione alle piazze finanziarie del mondo occidentale ed asiatico cominciano a dare i primi effetti anche sulla crescita economica. Lo certifica la Banca d'Italia nel suo aggiornamento sulle proiezioni macroeconomiche, avvertendo che lo scenario previsivo include una prima e necessariamente parziale valutazione degli effetti dei dazi annunciati il 2 aprile dagli Stati Uniti, non considerando però l’impatto di possibili misure ritorsive da parte dell’Unione europea e delle altre economie; non si considerano inoltre le possibili ricadute degli annunci sui mercati internazionali.
In particolare, la Banca d'Italia stima ora una crescita minore per il nostro paese nei prossimi anni con il Pil che aumenta dello 0,6 per cento nell’anno in corso, dello 0,8 per cento nel prossimo e dello 0,7 nel 2027. La crescita, spiega Palazzo Koch, risente degli effetti dell’inasprimento delle politiche commerciali, ma è sostenuta dall’espansione dei consumi favorita dalla ripresa del reddito disponibile reale, mentre gli investimenti beneficiano delle misure del Piano nazionale di ripresa e resilienza, ma sono penalizzati dall’incertezza connessa con le tensioni commerciali e dai perduranti effetti del venir meno degli incentivi all’edilizia residenziale. Le vendite all’estero sono frenate in misura significativa dagli effetti dell’annunciato incremento dei dazi da parte degli Stati Uniti.
Nelle stime di dicembre, prima quindi dell'annuncio dei dazi da parte di Trump, la Banca d'Italia prevedeva una crescita per quest'anno dello 0,8%, guardando ai dati corretti per stagionalità e giornate lavorative, con un aumento dell'1,1% sul 2026 e un più 0,9% sul 2027.
Banca d'Italia valuta inoltre che l’inflazione si manterrà su valori intorno all’1,5 per cento sia nel 2025 sia nel 2026, per salire al 2% nel 2027. L’inflazione di fondo diminuirebbe, portandosi su valori intorno all’1,5 per cento per tutto il triennio..
Nonostante l’inasprimento in atto delle politiche commerciali, prosegue l'istituto, la domanda estera continuerebbe a espandersi, seppure a tassi contenuti, nettamente inferiori a quelli medi del ventennio precedente la pandemia. Sulla base dei contratti futures, i prezzi di petrolio e gas diminuirebbero nel corso del triennio. I costi di finanziamento per imprese e famiglie si ridurrebbero gradualmente. Si stima che il prodotto si espanda a ritmi moderati ma superiori a quelli registrati in media lo scorso anno, grazie soprattutto all’andamento favorevole dei consumi.
Dopo la forte espansione registrata negli ultimi anni, l’occupazione continuerebbe a crescere, a tassi poco inferiori a quelli del Pil (0,5 per cento in media). Il tasso di disoccupazione, pari al 6,6 per cento nella media del 2024, scenderebbe a circa il 6 per cento quest’anno e si manterrebbe su tale valore in media nel prossimo biennio.
Effetti negativi particolarmente marcati, avverte infine Bankitalia, potrebbero derivare da un ulteriore aumento dell’incertezza sulle politiche commerciali, da eventuali misure ritorsive e da tensioni prolungate sui mercati finanziari. Per contro, effetti positivi potrebbero manifestarsi a seguito di un orientamento più espansivo della politica di bilancio a livello europeo, anche in connessione con gli annunci di incremento delle spese per la difesa. L’inflazione potrebbe subire, specie nel breve termine, pressioni al rialzo derivanti da un aumento ritorsivo dei dazi da parte della Ue. D’altro canto, il forte deterioramento della domanda determinato da un impatto più marcato dell’irrigidimento delle politiche commerciali eserciterebbe effetti di segno opposto, che tenderebbero a prevalere verso la fine del triennio di previsione.