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Sarkozy e la dieta carceraria: quando lo yogurt diventa haute cuisine

Barbara Leone
 
Sarkozy e la dieta carceraria: quando lo yogurt diventa haute cuisine

Che Nicolas Sarkozy non fosse un cuoco provetto si poteva immaginare. Che il suo palato fosse stato educato ad altri lidi gastronomici rispetto alla mensa penitenziaria, pure. Ma che l'ex presidente francese, attualmente ospite del carcere La Santé di Parigi per la vicenda dei presunti finanziamenti libici, abbia optato per un regime alimentare da asceta moderno - leggi: solo yogurt sigillati - questo lo si apprende con un misto di stupore e sottile divertimento dalle pagine di Le Point.

Sarkozy e la dieta carceraria: quando lo yogurt diventa haute cuisine

La ratio di cotanto rigore dietetico sarebbe, a detta del settimanale francese, di ordine preventivo. Sarkozy, "consapevole dell'ostilità" che aleggerebbe tra i compagni di detenzione nei suoi riguardi, temerebbe infatti contaminazioni poco ortodosse nelle pietanze. Sputi, per essere chiari. O peggio, aggiunge sibillino il giornale, lasciandoci a immaginare quali altre amenità potrebbero insidiare un piatto di pasta al pomodoro servito nell'istituto parigino.

Una preoccupazione non del tutto peregrina, occorre ammetterlo, considerando che la popolarità di un ex capo di Stato (il primo nella storia francese) condannato per associazione a delinquere difficilmente raggiunge apici di calore fraterno tra la popolazione carceraria. Dunque, l'illustre detenuto avrebbe risolto la questione nutrizionale con pragmatismo quasi cartesiano: yogurt in vasetto. Rigorosamente sigillati. Qualche scatoletta di tonno per ravvivare il menù. Una dieta che un Giorgio Calabrese definirebbe dir poco squilibrata ma che, nei dieci metri quadrati della sua cella, assume i contorni di una strategia esistenziale. Del resto, quando le circostanze si fanno avverse, anche lo yogurt può assurgere a comfort food.

L'alternativa sarebbe stata cucinare in autonomia, opzione prontamente scartata. Un conoscente dell'ex presidente ha infatti riferito a Le Point che Sarkozy "non saprebbe cuocere neppure un uovo". Del resto, tra vertici internazionali e pranzi di Stato, evidentemente non v'era stata occasione di sviluppare competenze culinarie spendibili in contesti meno istituzionali. Nel frattempo, tra un Danone alla fragola e un Rio mare al naturale, Sarkozy avrebbe anche provveduto all'acquisto di una scopa per mantenere decorosa la propria dimora forzata.

Un dettaglio domestico che restituisce un barlume di normalità a una situazione che di normale non ha proprio nulla, ricordandoci che dietro le sbarre - anche quando vi finiscono i potenti - restano esseri umani con le loro fragilità, le loro paure, i loro yogurt sigillati. Il 10 novembre la corte d'appello esaminerà la richiesta di scarcerazione. Nel marzo 2026 si terrà il processo di secondo grado. Fino ad allora, supponiamo, il reparto latticini del carcere La Santé potrà contare su un cliente affezionato e decisamente poco esigente in termini di varietà.

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