Innovation
PMI e AI, è boom: adozione decuplicata in 18 mesi. Il report CNA
di Redazione

L’immagine della piccola impresa italiana arroccata su modelli analogici appartiene ormai al passato. I dati dell’ultima indagine promossa dall’Area studi e ricerche della CNA, condotta su un campione rappresentativo di oltre 2.500 imprese, delineano un cambio di paradigma senza precedenti: l’Intelligenza Artificiale (AI) ha smesso di essere un oggetto misterioso per diventare una "forza pratica" nei processi produttivi.
I numeri indicano un’adozione che viaggia a ritmi da record. Se solo 18 mesi fa, in una rilevazione limitata al manifatturiero, appena il 5,2% delle imprese dichiarava di utilizzare soluzioni di AI, oggi la quota è balzata al 35,6%. Un dato che, sommato al 15,4% di aziende che ne sta valutando l’impiego, porta oltre la metà del tessuto delle micro e piccole imprese (MPI) sulla soglia della quarta rivoluzione industriale.
Crolla il pregiudizio generazionale. Se è fisiologico che il favore verso l'algoritmo superi il 70% tra gli under 30, sorprende l'apertura della classe imprenditoriale più matura. Oltre il 54% dei titolari tra i 50 e i 70 anni esprime un giudizio positivo, dato che resta stabile (52,2%) anche tra gli over 70. L’AI non è percepita come una minaccia alla manodopera, ma come un’estensione delle capacità umane: un orientamento favorevole che oggi coinvolge il 57% del campione complessivo.
Efficienza e Competitività: i driver del mercato
Perché una piccola impresa investe in AI? La risposta è pragmatica:
Time saving, l’83,1% delle imprese cerca (e ottiene) risparmio di tempo.
Precisione, il 36% punta alla riduzione degli errori.
Output, il 23,7% dichiara di aver già realizzato innovazioni di prodotto o di processo grazie a queste tecnologie.
L'AI viene quindi utilizzata per "liberare" l'imprenditore dalle routine a basso valore aggiunto, permettendo di focalizzarsi sulla creatività e sulla strategia, veri pilastri del Made in Italy.
Analizzando gli ostacoli, emerge un dato di estremo interesse per i decisori politici. Le barriere economiche (18,2%) e i timori sulla sicurezza dei dati (17,5%) passano in secondo piano rispetto al vero collo di bottiglia: la conoscenza. Il 56,7% degli imprenditori fatica a identificare quali strumenti siano realmente utili al proprio business, mentre il 40,3% lamenta una carenza di competenze interne. La resistenza del personale, spesso citata come freno principale, è in realtà quasi marginale (8,2%).
“L’utilizzo dell’IA si sta diffondendo a grande velocità”, commenta Dario Costantini, Presidente Nazionale CNA. “Oltre una impresa su tre la sta utilizzando, a conferma dell’apertura del nostro tessuto produttivo”.
Tuttavia, per non trasformare questo entusiasmo in una bolla di inefficienza, serve supporto. Il 70,5% degli imprenditori chiede formazione specifica e oltre la metà invoca consulenze personalizzate e agevolazioni finanziarie mirate. La sfida per la competitività italiana si sposta dunque dal campo tecnologico a quello formativo: il software c'è, ora servono i "traduttori" capaci di calarlo nelle botteghe e nelle officine d'Italia.