Cinema & Co.
Il coraggio di fermarsi e la paura di sentirsi, “Prendiamoci una pausa” emoziona
di Redazione

Prima ancora degli attori, prima ancora delle storie intrecciate, c’è lo sguardo di Christian Marazziti. Ed è uno sguardo che non ha paura di fermarsi e di andare in controtendenza rispetto a un presente che corre troppo in fretta. Prendiamoci una pausa è un film che sceglie consapevolmente di non essere scontato e di non rifugiarsi nelle scorciatoie emotive. È un film che osa qualcosa di sempre più raro: chiede tempo. E in cambio restituisce verità.
Ieri sera, al Cinema Adriano, in occasione della prima, prima dell’uscita ufficiale di oggi in tutte le sale, gli attori protagonisti hanno salutato il pubblico con battute brillanti e una leggerezza intelligente. Ma dietro l’ironia, un appello sentito: il cinema italiano ha bisogno di tornare a riempire le sale. Non per nostalgia, ma perché il cinema è ancora una forma d’arte capace di farci riconoscere gli uni negli altri. Prendiamoci una pausa nasce esattamente da questa urgenza.
Tre coppie, tre età, tre modi diversi di affrontare la parola più temuta delle relazioni: pausa. C’è Fabrizio, quarantenne emotivamente disarmato interpretato da Fabio Volo, e Valeria, intensa e concreta nel volto di Ilenia Pastorelli, che vive la sospensione come un’occasione per rimettere ordine dentro e fuori di sé. C’è poi la coppia più matura, quella che graffia di più: Valter e Fiorella, incarnati da Marco Giallini e Claudia Gerini, trent’anni di matrimonio messi improvvisamente in discussione. Per lei la pausa è una necessità vitale, per lui una ferita che brucia come un tradimento. Infine, i più giovani: Erica e Gabriel, dove Aurora Giovinazzo porta in scena una fragilità autentica, mentre la relazione nata online diventa lo specchio di una ricerca identitaria mai davvero affrontata.
Il merito del film è quello di non giudicare mai i suoi personaggi. Li osserva e li espone nella loro nudità emotiva. Ed è qui che accade qualcosa di raro, perché il pubblico si riconosce. Si riconosce perché le storie non sono mai banali, non si assomigliano tra loro, non cercano la battuta facile. Parlano di noi, della nostra quotidianità, di un mondo contemporaneo dominato dalla velocità e spesso dalla superficialità dei sentimenti.
Il ritmo del film è la sua scelta più politica e più poetica, non corre, cammina. Cammina accanto ai personaggi e lascia spazio ai silenzi. È un cinema “a passo d’uomo”, che rallenta il battito del racconto per farci sentire meglio quello del cuore. Ed è proprio in questo rallentare che Prendiamoci una pausa colpisce e commuove. Perché un film che riesce a far commuovere senza ricatti emotivi è, semplicemente, un film bello.
Girato in gran parte a Tivoli, tra location private, il Villaggio Adriano, Rocca Pia e Piazza Trento, il film restituisce identità e respiro ai luoghi, trasformandoli in parte viva del racconto. Una scelta che rafforza il legame tra cinema e territorio, tra storie intime e spazi reali.
Prendiamoci una pausa non è solo una commedia che fa sorridere e riflettere. È un invito. A fermarsi, a guardarsi dentro e a tornare in sala. Perché il cinema, quando è sincero e coraggioso come questo, non intrattiene soltanto, ma ci riguarda.