Innovation
IA, negli Usa crescono i movimenti contro la superintelligenza e i rischi per lavoro e società
di Barbara Leone

Negli Stati Uniti stanno emergendo movimenti organizzati di opposizione allo sviluppo dell’intelligenza artificiale, che contestano l’attuale direzione intrapresa dal settore tecnologico e ne mettono in discussione le ricadute sociali, economiche ed energetiche. Si chiamano StopAI, PauseAI e ControlAI e riuniscono gruppi di attivisti che chiedono un rallentamento, se non un arresto, della corsa all’IA.
Le iniziative promosse da questi movimenti, riferisce l’Ansa, si collocano prevalentemente nell’ambito della disobbedienza civile e si concentrano sui timori legati alla perdita di posti di lavoro, all’aumento dei consumi energetici e ai rischi sistemici connessi allo sviluppo di sistemi sempre più avanzati. Un dissenso che, secondo diversi osservatori, potrebbe trovare spazio anche nel dibattito politico. Pur riconoscendo il potenziale dell’intelligenza artificiale in ambiti come la ricerca scientifica e la previsione delle malattie, voci autorevoli del mondo accademico e tecnologico hanno infatti espresso preoccupazioni sulla possibilità di un’evoluzione non controllabile della tecnologia. Tra i gruppi più radicali figura StopAI, che sul proprio sito si definisce così: “Siamo attivisti non violenti che lavorano per vietare permanentemente lo sviluppo della superintelligenza artificiale per prevenire l'estinzione umana, la perdita di posti di lavoro di massa e molti altri problemi”.
Il movimento ha organizzato diverse azioni dimostrative, anche davanti al quartier generale di OpenAI, l’azienda guidata da Sam Altman che nel 2022, con il lancio di ChatGPT, ha dato un forte impulso alla diffusione dell’IA. Nel mese di settembre hanno suscitato attenzione mediatica le proteste davanti agli uffici di alcune delle principali aziende del settore, tra cui Anthropic e Google DeepMind, durante le quali alcuni attivisti hanno intrapreso scioperi della fame. “La corsa delle aziende ci sta rapidamente conducendo verso un punto di non ritorno”, ha dichiarato Guido Reichstadter, co-fondatore di StopAI. Il contesto in cui si inseriscono queste mobilitazioni è quello di una crescente richiesta di regolamentazione da parte dell’opinione pubblica.
Secondo un’indagine del Pew Research Center, il 55% degli adulti statunitensi auspica un maggiore controllo sull’uso dell’intelligenza artificiale nella vita quotidiana. A questo fenomeno si affianca anche una crescente opposizione alla realizzazione di nuovi data center negli Stati Uniti, strutture ritenute responsabili di un significativo incremento dei consumi energetici. Uno studio del Data Center Watch stima in 64 miliardi di dollari il valore dei progetti bloccati o ritardati tra il 2023 e marzo 2025. “L'opposizione ai data center sta accelerando”, ha affermato uno degli autori dello studio a Nbc. “La resistenza politica cresce e l'organizzazione locale diventa più coordinata, è ora una tendenza sostenuta e in aumento”.
Il tema ha iniziato a entrare anche nel dibattito politico nazionale. Il New York Times si è interrogato su quale partito potrebbe intercettare il consenso di questi movimenti contrari allo sviluppo incontrollato dell’intelligenza artificiale. Secondo Evan Swarztrauber, membro senior della Foundation for American Innovation, “se i lavoratori vedranno aumentare le loro bollette energetiche per sostenere i data center ciò potrebbe danneggiare i repubblicani alle urne”, come ha spiegato a Politico.com.
Le preoccupazioni non provengono solo dagli attivisti. Negli ultimi anni, numerosi ricercatori hanno espresso timori sull’impatto a lungo termine dell’intelligenza artificiale. Nel 2023, in una fase iniziale della sua diffusione, Geoffrey Hinton, premio Nobel per la Fisica e considerato uno dei padri dell’IA, ha lasciato il suo incarico in Google per poter parlare liberamente dei rischi associati alla tecnologia. Hinton figura anche tra i firmatari di un documento sottoscritto da oltre 200 personalità, tra premi Nobel e ricercatori, consegnato alle Nazioni Unite, che invita gli Stati membri a definire entro il 2026 “linee rosse” da non oltrepassare. Sul tema è tornato di recente anche Bill Gates. “Tra tutte le cose che gli esseri umani hanno mai creato, l'intelligenza artificiale è quella che cambierà maggiormente la società”, ha affermato l’ex fondatore di Microsoft. “Dovremo essere consapevoli del modo in cui verrà sviluppata, governata e distribuita”.