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L’occhio del ciclone. La calma apparente sui mercati in attesa delle grandi trimestrali
di Angelo Meda (responsabile azionario BANOR)

Uno degli effetti più affascinanti di un ciclone tropicale è la creazione, grazie alla forza di Coriolis, di una regione quasi calma situata al centro dell’uragano. È il punto in cui la pressione atmosferica è più bassa anche del 15% rispetto al resto della tempesta e crea la sensazione di essere proprio in mezzo a una situazione di pericolo senza esserne direttamente o immediatamente danneggiati: la pioggia di solito cessa, il vento è moderato e la percezione è di stare in una zona tranquilla.
Sui mercati finanziari non siamo in mezzo a una tempesta, anzi, l’indice della paura (VIX) viaggia da un paio di settimane tra il 13 e il 15, ai valori minimi da 18 mesi, indicando una fase di distensione e di bassa richiesta di copertura da parte degli investitori.
Invece, tutto attorno ci sono avvenimenti e situazioni che assomigliano a un uragano: l’arresto di Maduro effettuato dalle forze speciali americane, l’uccisione di Renee Good in Minnesota da parte di un agente dell’ICE e la repressione messa in atto dal regime iraniano. Guardando anche sui mercati, si assiste al continuo rialzo dei tassi di interesse a lunga scadenza (per la prima volta nella storia il decennale giapponese ha superato quello cinese) e il mercato del lavoro americano è sempre più anemico. I motivi di preoccupazione non mancano.
Come mai quindi le borse continuano a salire? Perché registriamo una bassa volatilità e una tendenza rialzista, anche se meno forte degli ultimi mesi? La risposta è da trovare nei numeri, in particolare quelli relativi agli utili aziendali.
Iniziamo la stagione degli utili (earnings season) con il classico calendario: partono le banche, per poi avere il momento chiave con le Magnifiche Sette che comunicheranno al mercato i dati trimestrali tra fine gennaio e inizio febbraio, ad eccezione di Nvidia che chiude l’anno fiscale con un mese di differenza (gennaio anziché dicembre).
Il mercato è sempre proiettato al futuro e, sebbene esistano tutti i fattori di rischio indicati in precedenza, nel breve periodo i risultati sembrano ancora molto forti. La stima è per un utile dell’indice S&P 500 nel quarto trimestre in salita del 7%, scomposto in una crescita del 20% per le Magnifiche Sette e del 3% per le altre 493 società. Considerando che l’utile dell’indice è cresciuto oltre il 10% in ciascuno dei precedenti tre trimestri del 2025, questa stima sembra prudente e lascia spazio per battere le attese e tranquillizzare gli operatori sull’andamento delle aziende.
Un fattore in più che verrà monitorato rispetto al passato è l’andamento degli investimenti dei colossi della tecnologia, che dovrebbero calare da una crescita anno su anno del 75% al 54%, per poi scendere in area 25/30% nel 2026. Il dato di quest’anno darà un’indicazione importante per capire se continuerà o meno la forte spesa in infrastrutture legate all’intelligenza artificiale, dato che si attende in calo in percentuale, ma in valore assoluto l’incremento rimane significativo.
Finché gli utili rimangono sostenuti, in particolare dai colossi del tech, tutta la narrativa relativa agli eventi geopolitici viene vista solo dal lato positivo: il Venezuela diventa un’opportunità per far tornare investimenti nel Paese e incrementare la produzione petrolifera; il rallentamento del mercato del lavoro è visto come una motivazione per tagliare i tassi; le tensioni interne diventano un modo per Trump di stimolare la domanda, magari con provvedimenti a favore del ceto medio.
Tuttavia, sebbene i trend di fondo rimangano gli stessi del 2025, iniziamo a vedere qualche andamento differente. Le Magnifiche Sette continuano a trainare il mercato, ma solo Amazon e Google sono positive da inizio anno e compensano i leggeri cali delle altre cinque. L’indice Euro Stoxx Banks da inizio anno sale, ma sottoperforma il resto del mercato. Continua invece il tema della difesa, che in questo inizio 2026 ha coinvolto anche le società americane che erano rimaste ferme nel corso dell’anno passato.
Nei primi giorni lavorativi del 2026 si è assistito a un recupero degli indici dalle piccole perdite degli ultimi giorni dell’anno passato (il rally di Natale non si è verificato), spinte da aspettative di buoni risultati. Aspettando la decisione della Corte Suprema sui dazi, con i mercati delle scommesse che danno solo un 25% di probabilità di una decisione sfavorevole a Trump, sembriamo destinati a viaggiare col “pilota automatico” fino ai risultati dei colossi del tech, dove sarà difficile dare un’interpretazione ai numeri. Infatti, se gli investimenti saliranno, allora si porrà un tema di rendimento del capitale; al contrario, qualora dovessero calare, l’indicazione potrebbe essere per una riduzione delle aspettative sulle applicazioni dell’intelligenza artificiale. Potremmo vedere quindi andamenti divergenti rispetto al classico manuale del beat and raise (ovvero risultati superiori alle attese e aspettative future che spingono al rialzo i titoli).
Ecco perché siamo nell’occhio del ciclone: ci troviamo in un momento di tranquillità nonostante le turbolenze intorno, in attesa degli avvenimenti chiave che ormai sono diventati i risultati delle più grandi aziende al mondo per capitalizzazione, più che l’andamento del PIL o la geopolitica.