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L'inflazione italiana è aumentata solo marginalmente a dicembre
di Paolo Pizzoli, Senior Economist di ING

Riteniamo che il rischio di una sostanziale accelerazione dell'inflazione nel 2026 sia attualmente basso, sia per i beni che per i servizi. È più probabile che assisteremo a un aumento graduale, che porterà a un leggero aumento dell'inflazione media nel 2026 all'1,6% (dall'1,5% nel 2025).
I dati relativi a dicembre 2025 confermano che l'inflazione italiana non è motivo di preoccupazione. Secondo i dati preliminari dell'Istat, l'inflazione complessiva è salita all'1,2% su base annua a dicembre (dall'1,1% di novembre). Alla base di questo leggero aumento vi è stata un'accelerazione dei servizi di trasporto e dei prodotti alimentari freschi, che ha più che compensato la crescente spinta disinflazionistica dei beni energetici regolamentati e dei servizi ricreativi.
L'inflazione core, che esclude l'energia e i prodotti alimentari freschi, è salita all'1,8% su base annua (dall'1,7% di novembre), confermando il profilo quasi piatto che ha caratterizzato tutto il 2025.
Non si sono registrati cambiamenti significativi nel confronto tra beni e servizi. L'inflazione dei servizi è salita al 2,5% (dal 2,3% di novembre) e quella dei beni allo 0,2% (dallo 0,1% di novembre), con un aumento dello 0,1% del divario tra i due dati.
L'inflazione non è un problema in Italia e, a nostro avviso, non lo sarà nemmeno nel 2026. Sono diversi i fattori che giocano in questa direzione, agendo sia sui beni sia sui servizi. Sul fronte dei beni, un effetto base favorevole continuerà a contenere la componente energetica, almeno nei primi mesi del 2026. Anche l'euro relativamente forte e le politiche aggressive di prezzo delle esportazioni da parte dei partner commerciali internazionali, che stanno in parte reindirizzando i loro flussi di esportazione di beni fuori dagli Stati Uniti, dovrebbero contribuire a tenere a bada l'inflazione.
Sul fronte dei servizi, la crescita dei salari orari, fattore chiave per i costi dei servizi, non dovrebbe accelerare nel 2026 rispetto all'attuale ritmo annuo del 2,8%. Le indagini congiunturali condotte dall'Istat mostrano un rallentamento delle intenzioni di aumento dei prezzi nel settore dei servizi, indicando un rischio molto limitato di accelerazione dell'inflazione nel futuro prossimo. Un'eccezione temporanea potrebbe essere legata, nel mese di febbraio e solo per le attività legate al turismo, alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, con un impatto limitato sull'inflazione nazionale complessiva.
Sullo sfondo, a influenzare sia i beni che i servizi, c'è la prospettiva di una ripresa molto lenta dei consumi, nonostante le aspettative di un mercato del lavoro resiliente. Le pressioni sui prezzi derivanti dall'eccesso di domanda sembrano altamente improbabili nella congiuntura attuale.
Nel complesso, l'inflazione italiana sembra destinata a seguire un andamento relativamente regolare nel corso del 2026. Prevediamo che si attesterà al livello attuale nel primo trimestre per poi accelerare gradualmente, superando temporaneamente il 2% solo nel quarto trimestre. Se questo profilo previsto fosse confermato, l'inflazione media nel 2026 salirebbe all'1,6% (dall'1,5% nel 2025).