Economia

L’Inverno Demografico minaccia la crescita, l’allarme di Panetta e il monito di Unimpresa

di Redazione
 
L’Inverno Demografico minaccia la crescita, l’allarme di Panetta e il monito di Unimpresa
L'inaugurazione dell'anno accademico 2025-26 dell'Università degli Studi di Messina è diventata il palcoscenico di un'analisi profonda e necessaria sul futuro dell'economia italiana. Al centro del dibattito, l'intervento del Governatore della Banca d'Italia, Fabio Panetta, ha delineato una visione in cui la demografia non è solo un dato statistico, ma il principale vincolo strutturale alla crescita del Paese. Una diagnosi condivisa con forza dal presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi, che ha definito l'"inverno demografico" una questione economica e sociale non più rinviabile.

Nonostante un sistema produttivo che ha dimostrato una sorprendente capacità di adattamento dopo la pandemia, con imprese più solide, un'occupazione ai massimi storici e segnali di ripresa incoraggianti persino nel Mezzogiorno, l'Italia resta frenata da nodi irrisolti. La produttività ristagna da un quarto di secolo e i salari reali, colpiti dall'inflazione, faticano a recuperare terreno rispetto ai partner europei.

Il dato più allarmante riguarda il calo della popolazione in età lavorativa. Entro il 2050, l'Italia rischia di perdere oltre 7 milioni di persone in questa fascia d'età. Anche ipotizzando un aumento della partecipazione, si stima un calo di oltre 3 milioni di lavoratori. Senza un incremento della produttività, questo squilibrio porterà inevitabilmente a una contrazione del benessere complessivo. Con soli 370.000 nati nel 2024, l'Italia vive il punto più basso dal dopoguerra.

Paolo Longobardi di Unimpresa sottolinea come questo scenario non sia un destino ineluttabile, ma richieda una "risposta politica ampia e coerente". Per le imprese, la carenza di giovani talenti si traduce già oggi in una perdita di competitività internazionale.

Per Panetta, la chiave di volta è l'investimento in capitale umano. L'università deve tornare a essere il motore della crescita attraverso: ricerca e trasferimento tecnologico, sebbene la qualità della ricerca scientifica italiana sia eccellente (superiore alla Francia nelle discipline STEM), manca ancora la capacità di trasformare il sapere in brevetti e prodotti competitivi. Aumento del numero di laureati, l'Italia sconta un ritardo di 10 punti rispetto alla Germania e 20 rispetto alla Francia nella quota di giovani laureati. Attualmente, meno del 5% degli studenti in Italia sono stranieri, contro il 10% di Francia e Germania.

Sia la Banca d'Italia sia Unimpresa concordano sulla necessità di attivare leve finora sottoutilizzate.

Non c'è contraddizione tra lavoro e fecondità; i paesi con più occupazione femminile sono spesso quelli dove si fanno più figli grazie a migliori servizi all'infanzia. Una gestione ordinata e orientata al lavoro è vista come una necessità economica per sostenere il sistema produttivo. Il divario retributivo (un laureato in Germania guadagna in media l'80% in più che in Italia) spinge un decimo dei nostri laureati all'estero.

La demografia è la grande sfida economica del nostro tempo. Come osservato da Unimpresa, serve una strategia di lungo periodo che superi la logica dei "tamponi". Investire oggi nell'istruzione e nel sostegno alle famiglie non è solo un atto di giustizia sociale, ma la condizione necessaria per difendere la stabilità e la crescita futura dell'Italia.
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