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Inflazione: Confesercenti, rallenta ma restano tensioni su alimentari e "carrello spesa"

 
Inflazione: Confesercenti, rallenta ma restano tensioni su alimentari e 'carrello spesa'
L’inflazione rallenta, ma restano elementi di preoccupazione. Secondo le stime preliminari diffuse da ISTAT, ad agosto l’inflazione annua scende all’1,6 %, in lieve calo rispetto al +1,7 % di luglio. Questo rallentamento è in gran parte dovuto alla riduzione dei prezzi dei beni energetici regolamentati, passati da +17,1 % a +12,9 % – un valore che resta comunque alto – e dei non regolamentati. Tuttavia, non mancano segnali di preoccupazione: i prezzi dei beni alimentari non lavorati e lavorati accelerano, e di pari passo, il costo del cosiddetto “carrello della spesa” cresce da +3,2 % a +3,5 %, collocandosi al di sopra della variazione media dei prezzi. Si tratta di spese difficilmente comprimibili per le famiglie e che peseranno sui consumi, in particolare dei nuclei a basso reddito.

Così Confesercenti in una nota.

In questo contesto, emerge un quadro complesso. Da un lato c’è un rallentamento dell’inflazione generale, che può offrire un po’ di respiro. Dall’altro, persistono tensioni sui beni essenziali – alimentari e spesa quotidiana – voci difficili da comprimere per le famiglie, soprattutto quelle con redditi più contenuti. Uno scenario, dunque, di estrema debolezza dei consumi delle famiglie, che nel secondo trimestre hanno segnato una crescita nulla rispetto al trimestre precedente. Al netto del contributo del turismo, la spesa delle famiglie sul territorio economico ha registrato un arretramento congiunturale dello 0,1%. Un campanello d’allarme non da poco perché se i prezzi, pur rallentando per alcuni settori, assorbono risorse fondamentali (alimentari, energia) si rischia di frenare gli acquisti in altri comparti, con conseguenze sulla tenuta dell’intera filiera del commercio. Si conferma infatti una situazione molto difficile per le imprese di vicinato, il cui valore aggiunto è sceso per il terzo trimestre consecutivo (-0,1% fra aprile e giugno) ed è scivolato in terreno negativo anche in termini tendenziali (-0,2%). Va altresì rilevato che l’arretramento del Pil nel secondo trimestre è stato contenuto dalla spesa pubblica, con i consumi della PA aumentati dello 0,2% e la componente delle costruzioni in Opere pubbliche cresciuta dello 0,7%. Sempre in termini congiunturali, la sola domanda privata si è ridotta nel periodo aprile- giugno dello 0,2%.

In questo quadro difficile, saranno quindi determinanti le scelte sull’impostazione della prossima legge di bilancio che auspichiamo possa liberare risorse a favore delle famiglie, sostenendone il potere d’acquisto. In una fase di rallentamento del commercio estero, è infatti il mercato interno la leva decisiva per garantire la crescita e la stabilità del Paese.

 
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