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Settore tessile: “Ok alla responsabilità estesa, ma servono equità e sostegno ai negozi”

 
Settore tessile: “Ok alla responsabilità estesa, ma servono equità e sostegno ai negozi”
"Il comparto tessile e dell’abbigliamento si conferma come uno dei motori strategici dell’economia italiana. Contribuisce in maniera decisiva alla produzione industriale, all’occupazione, alla distribuzione e alle esportazioni del Paese". A sottolinearlo è stato Maurizio Grifoni, incaricato di Giunta per l’economia circolare e la solidarietà di Confcommercio, intervenuto il 28 maggio scorso nel corso di un’audizione informale alla Commissione Ambiente della Camera dei Deputati sulle tematiche concernenti i regimi di responsabilità estesa del produttore nella gestione dei rifiuti nel settore tessile.

"Per questo -ha detto Grifoni  - l’introduzione del regime di responsabilità estesa del produttore si configura come un’importante leva normativa per promuovere una gestione integrata e circolare del ciclo di vita dei prodotti tessili".  “In questo contesto - ha proseguito Grifoni - è necessario introdurre misure di sostegno a favore dei negozi di prossimità coinvolti nel nuovo sistema di raccolta dei rifiuti tessili post-consumo. Sebbene non siano considerati tra i principali attori della filiera, i punti vendita fisici saranno comunque chiamati a svolgere un ruolo attivo come luoghi di conferimento dei capi usati da parte dei consumatori. Una responsabilità che comporterà ricadute significative in termini di organizzazione, spazi e costi gestionali”. Tra le proposte avanzate da Confcommercio, spicca anche quella di un’esenzione esplicita del contributo ambientale per i prodotti a marchio ‘private label’, a condizione che il produttore terzo abbia già versato il contributo previsto. “Senza questa precisazione – ha spiegato Grifoni – si rischia una duplicazione del contributo per lo stesso articolo, con gravi distorsioni sul mercato”. 

Confcommercio, pur sostenendo la logica dell’EPRcome leva fondamentale per una transizione ecologica del comparto, richiama dunque l’attenzione su un’applicazione della normativa che sia realmente equa, sostenibile e inclusiva. Secondo l’organizzazione, solo attraverso una cooperazione trasparente e costruttiva tra istituzioni, imprese e cittadini si potrà costruire una filiera tessile davvero circolare, in grado di generare valore economico rispettando l’ambiente e i principi dell’economia circolare.
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