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Moneyfarm - Tra dazi, Fed e IA: perché serve ancora prudenza

di Richard Flax, Chief Investment Officer di Moneyfarm
 
Moneyfarm - Tra dazi, Fed e IA: perché serve ancora prudenza
La scorsa settimana, gli occhi dei mercati finanziari sono rimasti puntati sugli Stati Uniti: anzitutto, la Corte per il Commercio Internazionale di Manhattan ha bloccato i dazi reciproci introdotti dall’amministrazione Trump, ribadendo come l’aumento delle tariffe globali sia una prerogativa del Congresso, non della presidenza. Una notizia sicuramente positiva per chi critica le barriere commerciali come strumento di negoziazione, ma che potrebbe non influenzare in modo significativo lo scenario attuale, dal momento che l’esecutivo Usa gode comunque di un’ampia libertà di manovra.

Il rischio che la politica commerciale possa generare una pericolosa combinazione di rallentamento della crescita e aumento dell’inflazione emerge anche dai verbali dell’ultima riunione di politica monetaria della Federal Reserve, alle prese con il doppio mandato di mantenimento dei prezzi sotto controllo e massimizzazione dei livelli occupazionali. Al momento, tuttavia, il tasso di disoccupazione ancora contenuto sembra indurre i policymaker a mantenere il loro approccio prudente, prima di valutare eventuali tagli dei tassi di interesse. Una visione condivisa dai mercati, che ad oggi si attendono solo due tagli dei tassi da 25 punti base l’uno entro la fine dell’anno. Sul fronte della crescita, i dati sul Pil Usa del primo trimestre 2025 sono stati rivisti leggermente al rialzo: la stima iniziale indicava una contrazione dello 0,3%, mentre la revisione ha ridotto il calo al -0,2%. A catalizzare l’attenzione, però, è stato il rallentamento della domanda interna, ancora robusta ma inferiore alle attese; inizialmente, infatti, i dati indicavano una crescita del 3% delle cosiddette “vendite finali reali” (consumi e investimenti privati), poi riviste al ribasso al +2,5%.

Ad attirare l’interesse degli analisti, la scorsa settimana, è stata anche la pubblicazione di risultati in forte crescita da parte di Nvidia, che ha segnalato un outlook più che solido per la domanda di chip e ha ricordato come la spesa per l’Intelligenza Artificiale resti un importante motore per l’economia. Nonostante le restrizioni all’export verso la Cina e l’elevata concentrazione delle vendite di chip su un numero limitato di grandi clienti, le prospettive del comparto sembrano, almeno per ora, positive. È probabile che, prima o poi, le Big Tech vogliano vedere ritorni tangibili sui propri investimenti in IA, ma per il momento sembrano considerarla una spesa inevitabile.

In conclusione, i dati non riflettono ancora pienamente l’effetto delle nuove tariffe, ma lo scenario macroeconomico resta incerto: la politica dei dazi ha impattato sulla fiducia dei consumatori e complicato il lavoro della Fed, mentre gli ultimi dati sul Pil suggeriscono che l’economia, pur restando resiliente, sia meno solida del previsto. Al tempo stesso, l’Intelligenza Artificiale continua a rappresentare un motore potente per i listini Usa e, nonostante le aspettative siano già elevate, per ora dovremmo trovarci ancora nelle fasi iniziali di maturazione del settore. Per questo, dal punto di vista dei portafogli, manteniamo un approccio prudente alla luce dei venti contrari macro, ma, al di là di dazi e inflazione, siamo consapevoli dell’esistenza di trend di lungo periodo in grado di influenzare mercati ed economia globale.
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