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Mercati in piena forma, il ritorno del Value e crescita globale stabile

di Luca Simoncelli, Investment Strategist di Invesco
 
Mercati in piena forma, il ritorno del Value e crescita globale stabile
La prima settimana con i mercati finanziari aperti nella sua interezza si è conclusa con un deciso rialzo supportato da un paio di elementi chiave; l’ampliamento dei driver di performance verso segmenti di mercato con caratteristiche maggiormente value e cicliche, ed una economia globale che mostra stabilità nelle sue dinamiche di crescita fondamentali.

Il dato sul mercato del lavoro americano pubblicato la settimana scorsa, il primo senza distorsioni legate allo shutdown federale, ha rappresentato un mercato in cui non ci sono pressioni per forti licenziamenti, ma allo stesso tempo le nuove assunzioni sono lente: uno scenario “no fire - no hire”. Il numero di nuovi posti di lavoro creati nel mese di dicembre è stato al di sotto del consenso degli economisti, ma il tasso di disoccupazione è diminuito a sorpresa al 4.4%. Le dinamiche future della politica monetaria americana si complicano poiché la crescita economica si conferma ancora solida ed entra in gioco una variabile molto complessa da valutare sul breve periodo come la produttività. Siamo di fronte ad un incremento di produttività o ad una fase che ha bisogno di maggiore tempo per esplicitarsi in rallentamento della spesa dei consumatori?

Per il momento è del tutto lecito escludere un netto calo dei consumi, il trend di crescita complessiva è infatti ancora molto resiliente e questo senso di stabilità contribuisce ad allontanare la necessità di un taglio ai tassi imminente. Questa settimana avremo la pubblicazione dei dati su inflazione CPI e vendite al dettaglio che saranno in grado di darci maggiori indizi. L’indice dei prezzi core è previsto in rialzo dello 0.3% mese su mese, mentre il dato sulle vendite al dettaglio darà indicazioni rispetto alla traiettoria dei consumi, che ha contribuito a definire l’economia con la ormai celebre forma di K.

Proprio il percorso della Fed è oggi ancora più incerto e volatile. A Washington, i procuratori statunitensi hanno avviato un’indagine penale su Jay Powell riguardo al progetto di ristrutturazione della sede della Fed, intensificando lo scontro tra l’amministrazione Trump e la banca centrale. La Fed ha ricevuto citazioni in giudizio da un gran giurì e la minaccia di incriminazione da parte del Dipartimento di Giustizia. Secondo Powell, l’azione legale è un pretesto per limitare l’indipendenza della Fed nella definizione dei tassi di interesse, mentre Trump ha negato qualsiasi coinvolgimento nell’inchiesta.

La strategia politica dell’amministrazione americana si sta focalizzando sulle elezioni di mid-term. Oltre ai fronti di politica estera stanno prendendo piede interventi legati all’economia interna come la decisione di forzare maggiori acquisti di mutui da parte delle agenzie per ridurne i tassi d’interesse, o imporre un cap ai tassi passivi sulle carte di credito. Stiamo arrivando al punto in cui quella volontà di tollerare un’economia che corre, ma con un tasso d’inflazione elevato è ora del tutto concreta. Il mercato ha avuto già sentori di questa spinta politica e non è quindi una sorpresa, navigare questa fase in cui gli equilibri economici si spostano, con minore indipendenza della Fed e l’accettazione di maggiore inflazione, è alla base di quel rischio su dollaro e treasury a lunga duration.

L’ampliamento della nuova leadership che si sta delineando sui mercati azionari a favore di segmenti value, si conferma anche in termini settoriali, regionali e di capitalizzazione di mercato. La tendenza positiva delle aziende a piccola e media capitalizzazione è confermata nella netta sovraperformance dell’indice Russell 2000 negli Stati Uniti; mentre per quanto riguarda le dinamiche regionali la sovraperformance dei mercati di Europa ed Emergenti rispetto agli US è sempre più confermata dopo un 2025 significativo. Questa settimana inizia la earning season con i principali gruppi finanziari americani, le attese del mercato non sembrano particolarmente difficili da battere. In ottica di allargamento della leadership, dovremmo ricevere conferma che la crescita degli utili per i prossimi trimestri sarà meglio distribuita su diversi settori e non più concentrata sulla tecnologia, con la correlazione tra titoli destinata a diminuire e la ricerca di alpha sempre più importante.

In Europa il sentiment economico si conferma stabile nonostante la volatilità dello scenario geopolitico. L’attività economica in Germania mostra quei primi segnali di accelerazione con ordinativi industriali e produzione industriale in aumento, mentre le dinamiche inflattive sono in riduzione. Un’inflazione in traiettoria discendente consentirà alla BCE di rimanere in pausa sui tassi per i prossimi mesi, supportando un ulteriore fase positiva per gli indici azionari con il settore finanziario in primis ma anche il comparto industriale e sempre più il segmento legato ai consumi. Questa settimana il dato sulla produzione industriale nell’Area Euro catturerà l’attenzione del mercato.
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