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La fragilità sotto la superficie produrrà opportunità nel 2026

di Colin Graham, Head of Multi Asset & Equity Solutions di Robeco
 
La fragilità sotto la superficie produrrà opportunità nel 2026
Quest’anno gli investitori dovranno essere selettivi, poiché azionario e metalli potrebbero andare incontro a una correzione dopo una fase di grande euforia.

In questo primo trimestre del 2026 il panorama globale degli investimenti è definito da un sorprendente paradosso. Il progresso tecnologico senza precedenti cela le fragilità strutturali presenti nel resto dell’economia, come le spinte inflazionistiche e la debolezza del settore manifatturiero.

Mentre indici come l’S&P 500 si attestano sui massimi storici, il rally generalizzato seguito al cosiddetto Liberation Day dello scorso aprile, quando sono stati annunciati i dazi del presidente Trump, ha creato un mercato vulnerabile a un duro bagno di realtà.

Metalli sotto la lente

Non sono solo i mercati azionari ad aver raggiunto nuovi massimi; anche il prezzo dell’oro ha toccato livelli record, superando i 4.000 dollari all’oncia, sulla scia delle continue turbolenze geopolitiche e della robusta domanda delle banche centrali, mentre l’argento ha registrato un’impennata poiché l’offerta non è sufficiente a soddisfare la futura domanda industriale.

I metalli preziosi hanno fornito diversificazione e rendimenti, ma il recente aumento dei prezzi dell’argento, saliti del 30% nel 2025, incarna l’attuale instabilità del mercato. È vero che la domanda industriale proveniente dai settori del solare e del 5G è elevata, ma le quotazioni dell’argento si sono sganciate dai fondamentali.

Al contrario, l’oro si conferma una copertura di prim’ordine. Secondo le proiezioni, la domanda delle banche centrali si manterrà su livelli quattro volte superiori a quelli precedenti il 2022, un fattore chiave da monitorare nel corso di quest’anno. L’interesse degli exchange-traded fund (ETF) per entrambi i metalli è cresciuto notevolmente; il 22% delle 220.000 tonnellate estratte si trova in monete d’oro e in ETF basati sull’oro, che costituiscono posizioni maggiori di quelle delle banche centrali.

Quindi, l’andamento di questi metalli sarà dettato principalmente dagli interessi finanziari, e possiamo dunque aspettarci volatilità e trading basato sui fattori tecnici.

L’IA cinese sembra promettente

La tecnologia statunitense (a livello di storytelling) resta dominante nello sviluppo di modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM). Ma il 2026 sarà probabilmente un anno di razionalizzazione, che sfocerà in un ‘allarme sulla crescita’, poiché gli hyperscaler si troveranno a dover giustificare le migliaia di miliardi di dollari di investimenti che stanno effettuando.

All’opposto, la Cina sta vincendo la corsa dell’‘IA applicata’. Focalizzandosi sulla riduzione dei costi unitari nel settore manifatturiero e logistico, l’IA cinese sta già facendo registrare un aumento dell’1% del PIL. Dal nostro punto di vista, non abbiamo escluso le azioni cinesi che beneficeranno dell’applicazione dell’IA, come nel caso dell’automazione industriale.

Sfinimento nell’azionario

Possiamo dunque affermare che l’attuale fase di rialzo dell’azionario, in corso da oltre tre anni, sia quasi arrivata al capolinea? Una volta ogni decennio l’S&P 500 registra quattro anni consecutivi di performance positiva, entrando in una bolla o uscendo da una recessione.

Gli investitori professionali devono guardarsi dall'influenza degli investitori retail, che si sono arricchiti con ETF a basso costo, richiamati dalla continua ascesa dei corsi azionari e dalla prospettiva di una bolla dell’IA.

Lo spostamento della proprietà nelle mani degli investitori retail e tattici sensibili alle quotazioni ha creato un contesto di fragilità. Gli ETF azionari statunitensi detengono oggi patrimoni per circa 8.200 miliardi di dollari, di cui oltre il 40% sotto l’influenza del segmento retail (compresi i consulenti ‘fee-based’).

Stiamo già assistendo a uno ‘sfinimento degli investitori retail’, i cui i flussi netti sono diventati negativi da cinque settimane, segno che la mentalità dell’‘acquistare sui ribassi’ sta venendo meno. A questo si aggiunge il “divario nel sentiment”, poiché dai sondaggi dei gestori di fondi emergono livelli elevati di investimenti nonostante la convinzione diffusa che il mercato sia interessato da una bolla dell’IA. Si crea dunque il rischio di un’‘uscita affollata’.

Le elezioni statunitensi di mid term

Nel novembre di quest’anno si terranno anche le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, nel corso delle quali saranno eletti tutti i membri della Camera dei Rappresentanti e un terzo di quelli del Senato. Dal 1961 i mercati azionari USA hanno arrancato nei primi tre trimestri di un anno di elezioni congressuali, per poi rialzare la testa nel quarto trimestre.

Questa tendenza è descritta nella Figura 1, dove il 2026 è il secondo anno dell’attuale ciclo presidenziale. Quest’anno potrebbe non essere così tranquillo come si pensa.

 
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