Cultura

"La bugia dell'orchidea", quando la verità è solo l'inizio

di Redazione
 
'La bugia dell'orchidea', quando la verità è solo l'inizio
Il maestro italiano del thriller, Donato Carrisi, torna in libreria con "La bugia dell'orchidea", un romanzo che fin dalla sua presentazione promette di ridefinire le regole del genere. Il battage promozionale è esplicito e audace: "Questo libro ha un segreto. Chi l’ha scritto ha un segreto. Chi lo legge avrà un segreto. E nessuno sarà più lo stesso". E Carrisi, ancora una volta, riesce a solleticare la curiosità del lettore, invitandolo in un labirinto di suggestioni e misteri.

Il prologo è costruito con un'efficacia visiva quasi cinematografica, trasportando il lettore in una placida e inquietante alba d'estate. L'aria ferma della campagna, il frinire dei grilli, la serenità apparente di un casale rosso popolato da giocattoli e panni stesi: è la calma prima della tempesta.

Qui, in una calda notte d'agosto, la "famiglia perfetta" C. viene spazzata via da un evento "terribile e crudele". Tutti gli indizi, ogni singolo dettaglio della scena, convergono inesorabilmente su un unico e ovvio colpevole: l'unico sopravvissuto.

Questa è la trappola geniale di Carrisi. Lo scrittore non solo fornisce una scena del crimine impeccabile e una spiegazione lampante, ma sfida apertamente il lettore a sentirsi sicuro della propria conclusione. Il meccanismo psicologico è classico ma infallibile: quando si crede di avere "tutte le risposte", si è più vulnerabili al colpo di scena.

"La bugia dell'orchidea" si presenta come un thriller psicologico in cui la verità percepita non è che la porta d'accesso a un mistero infinitamente più profondo. La descrizione stessa del libro chiarisce che la soluzione al caso della famiglia C. non è la fine della storia, ma il suo inizio.

Molte voci confermano che il romanzo "si legge bene" e riesce a "intrattenere", grazie alla maestria di Carrisi nel dosare tensione e atmosfera. È un'opera che, come è tipico dell'autore, usa l'ambientazione e le suggestioni sensoriali (il silenzio non di questo mondo, l'urlo disperato) per creare un clima opprimente.

La vera sfida è capire se il "segreto" promesso riuscirà a sostenere l'aspettativa altissima creata dal marketing. Il libro si appoggia sulla capacità di Donato Carrisi, autore pluripremiato e apprezzato anche all'estero, di manipolare la percezione del lettore e nascondere la vera trama dietro una facciata di apparente chiarezza.

Chi si avvicina a "La bugia dell'orchidea" deve prepararsi a un'esperienza di lettura stratificata, dove la prima risoluzione del caso è solo la punta dell'iceberg. Carrisi chiede ai suoi lettori di dubitare di sé stessi e di seguire ogni indizio, sapendo che l'autore stesso sta giocando una partita mentale in cui la fiducia è il rischio maggiore.
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