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Inflazione e geopolitica: segnali contrastanti

di Marc Des Ligneris, Senior Portfolio Manager di CoinShares
 
Inflazione e geopolitica: segnali contrastanti
Il regime iraniano sta intensificando la repressione nel contesto di proteste persistenti e su larga scala. Dopo l’operazione statunitense in Venezuela, l’Iran è diventato la principale fonte alternativa di greggio pesante per la Cina, in particolare per l’asfalto utilizzato nei progetti infrastrutturali. Tuttavia, il deterioramento del contesto politico rende questa fornitura sempre più fragile. Gli Stati Uniti, dal canto loro, hanno un chiaro incentivo ad alternare momenti di pressione a momenti di allentamento—una strategia che sembra essere attualmente in atto.

Le tensioni geopolitiche sono in aumento

Allo stesso tempo, le tensioni legate alla Groenlandia rimangono elevate. L’indice di Rischio Geopolitico (GPR) elaborato da Marco Iacoviello è aumentato bruscamente ed è rimasto nella fascia più alta per diversi mesi. Storicamente, l’inflazione tende a crescere quasi linearmente con il GPR, passando da circa lo 0,9% nel quintile più basso a oltre il 5% in quello più alto. Ciò riflette il modo in cui i conflitti interrompono le catene di approvvigionamento e impongono un passaggio da modelli di produzione “just-in-time” a “just-in-case”, aumentando strutturalmente i costi.

Inflazione USA inferiore alle attese

Per il momento, tuttavia, l’inflazione negli Stati Uniti si colloca al livello più basso degli ultimi cinque anni, segnalando un certo grado di stabilizzazione. A giocare un ruolo chiave è stato il marcato rallentamento dell’inflazione legata agli affitti. Questo contesto potrebbe consentire alla Federal Reserve di porre maggiore enfasi sul sostegno alla crescita, soprattutto mentre i dati sul mercato del lavoro continuano a indebolirsi. In tale scenario, il futuro successore di Jerome Powell sarà probabilmente orientato verso una politica più favorevole alla crescita.

I metalli accelerano, le criptovalute si risvegliano

In questo contesto—sia che si tratti di una svolta della Fed verso la crescita che accelera la svalutazione del dollaro, sia di una nuova fiammata inflazionistica guidata dall’intensificarsi delle tensioni geopolitiche—i beni rifugio come oro e argento appaiono particolarmente attraenti. Bitcoin si inserisce in una narrativa simile, anche se storicamente resta più sensibile alle condizioni di liquidità e attualmente affronta dinamiche interne meno favorevoli. Gli sviluppi in Iran, dove il rial è in forte caduta, mostrano come la domanda di Bitcoin possa aumentare rapidamente proprio in scenari di stress di questo tipo.
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