Esteri

Hamas dice sì condizionato al piano Trump, si apre una finestra negoziale su Gaza

di Redazione
 
Hamas dice sì condizionato al piano Trump, si apre una finestra negoziale su Gaza
Una potenziale svolta nel conflitto a Gaza si è materializzata con la risposta, seppur condizionata, del movimento islamico Hamas al piano di pace statunitense proposto dal Presidente Donald Trump. Consegnata ai mediatori arabi, Egitto e Qatar, la risposta di Hamas è stata interpretata come un "sì, ma", che apre la porta a ulteriori negoziati ma evidenzia la distanza ancora esistente sui dettagli fondamentali dell'accordo.

Il punto più rilevante della risposta è l'apertura di Hamas al rilascio di "tutti gli ostaggi israeliani", sia vivi che deceduti, in linea con la proposta di Trump. Tuttavia, il gruppo ha aggiunto una clausola importante: la liberazione avverrà "secondo la formula di scambio inclusa nella proposta del presidente Trump, e con le appropriate condizioni sul campo". L'ambiguità di quest'ultima frase e la richiesta di avviare immediatamente negoziati mediati per discutere i dettagli indicano che l'attuazione dello scambio ostaggi-prigionieri (che prevede il rilascio di 1.950 prigionieri palestinesi da parte di Israele) non è affatto scontata e richiederà un intenso lavoro diplomatico.

Si stima che a Gaza ci siano ancora circa 50 ostaggi, di cui 20 ritenuti ancora in vita. La loro liberazione è una pressione interna fortissima su Israele e sul Primo Ministro Benjamin Netanyahu, accusato dalle famiglie di anteporre obiettivi bellici alla loro incolumità.

Altro nodo cruciale è il futuro governo della Striscia di Gaza dopo la fine della guerra. Il piano Trump prevede l'esclusione di Hamas a favore di una "commissione palestinese tecnocratica e apolitica" supervisionata da un "Consiglio della Pace" guidato dallo stesso Trump.

Hamas, pur non respingendo completamente l'idea, ha risposto di essere pronto ad "affidare l'amministrazione a un ente palestinese di tecnocrati indipendenti, basato sul consenso dei palestinesi e con il sostegno di arabi e musulmani". Questa formulazione vaga non chiarisce se il gruppo abbia accettato di rinunciare al proprio ruolo politico e militare. Inoltre, la risposta di Hamas non affronta affatto il tema dirimente del disarmo del gruppo e della demilitarizzazione della Striscia, punti considerati irricevibili in passato.

Nonostante la vaghezza e le condizioni poste da Hamas, la reazione statunitense è stata improntata a un cauto ottimismo. Donald Trump ha parlato di un "grande giorno" e ha subito chiesto a Israele di interrompere "immediatamente" i bombardamenti su Gaza per garantire un rilascio sicuro e rapido degli ostaggi, suggerendo che Hamas sia pronta per una "pace duratura".

L'ufficio di Netanyahu, che aveva dato il proprio assenso al piano favorevole a Israele, ha diffuso un comunicato in cui si afferma che Israele si sta preparando all'attuazione della prima fase del piano, quella relativa al rilascio degli ostaggi. Nel frattempo, però, l'esercito israeliano (IDF) sta intensificando le operazioni di terra e i bombardamenti per occupare Gaza City nel nord, alimentando il timore che la finestra negoziale possa chiudersi rapidamente a causa delle azioni militari sul campo.

Il piano, presentato come un ultimatum da Trump con scadenza originaria a domenica, ha quindi prodotto un'apertura, ma il percorso verso un accordo definitivo è ancora lungo e insidioso, pieno di dettagli da negoziare e di punti irrisolti.
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