Economia

Dazi USA al 15%, Altroconsumo analizza gli effetti sulle tasche degli italiani

Redazione
 
Dazi USA al 15%, Altroconsumo analizza gli effetti sulle tasche degli italiani

Sono ufficialmente entrati in vigore i nuovi dazi statunitensi del 15% sui prodotti europei, frutto dell’accordo tra il presidente USA Donald Trump e la presidente della Commissione UE Ursula Von der Leyen, siglato il 27 luglio in Scozia. Tuttavia, come segnala Altroconsumo, l’intesa è ancora priva di un documento scritto definitivo e molti dettagli restano da chiarire. L’incertezza è tale che alcune merci europee sono ferme nei porti in attesa di istruzioni, mentre si analizzano le ricadute economiche e quotidiane per i consumatori italiani ed europei.

Dazi USA al 15%, Altroconsumo analizza gli effetti sulle tasche degli italiani

Secondo Altroconsumo, i nuovi dazi colpiscono i prodotti europei destinati agli Stati Uniti, pertanto l’impatto diretto sarà avvertito innanzitutto dai consumatori americani, che vedranno aumentare i prezzi di beni importati dall’UE. Le tariffe, infatti, sono passate dal 5% al 15% per molti prodotti: un rincaro che gli importatori USA potrebbero trasferire sui prezzi finali, con possibili ripercussioni sull’export italiano.

In Italia e nel resto d’Europa, invece, i prezzi dei prodotti statunitensi non aumenteranno nel breve periodo, poiché l’Unione Europea non ha risposto con dazi di ritorsione. Restano stabili i prezzi di beni made in USA come jeans, superalcolici, videogiochi, cosmetici, alimenti e macchinari.

Altroconsumo evidenzia però che gli effetti indiretti dei dazi potrebbero farsi sentire. L’aumento delle tariffe su materie prime provenienti da India e Brasile, ad esempio, potrebbe far lievitare i costi di produzione di alcuni beni americani – come elettronica e sneakers – con ricadute anche sul mercato europeo.

Sul fronte energetico, l’accordo prevede un impegno dell’UE ad acquistare gas naturale liquefatto (GNL) dagli USA per 750 miliardi di euro entro il 2027. Trattandosi di un’energia più costosa per via di trasporto, stoccaggio e rigassificazione, ciò potrebbe tradursi in bollette più alte per famiglie e imprese europee, influenzando indirettamente i prezzi dei beni e servizi.

Altroconsumo ipotizza due scenari per i prezzi dei prodotti europei. Da un lato, le imprese italiane potrebbero alzare i listini in Italia per compensare i minori guadagni dovuti al calo delle esportazioni verso gli USA. Dall’altro, potrebbero invece abbassare i prezzi interni per assorbire il surplus produttivo, stimolare la domanda e contenere le perdite. Entrambi gli esiti sono possibili, ma al momento manca una tendenza chiara.

Nel settore farmaceutico, Altroconsumo sottolinea che non è noto se tutti i farmaci europei saranno soggetti ai nuovi dazi o se verranno esentati quelli “essenziali”. L’impatto immediato sui prezzi in Italia dovrebbe essere limitato, grazie ai meccanismi regolatori del Servizio Sanitario Nazionale. Tuttavia, sul lungo periodo, le aziende potrebbero cercare di trasferire parte delle perdite sui consumatori o sulla spesa pubblica.

Le analisi di Altroconsumo indicano che i nuovi dazi USA potrebbero causare un calo delle esportazioni italiane, soprattutto nei settori più colpiti come agroalimentare, farmaceutico e meccanico. Se i consumatori americani ridurranno gli acquisti di prodotti europei, l’export ne risentirà con possibili effetti negativi sul PIL italiano e sull’occupazione. Le stime parlano di un possibile calo dello 0,4% del numero di occupati, pari a circa 103.000 posti di lavoro persi.

L’euro forte e il dollaro debole aggravano la situazione: come fa notare Altroconsumo, i prodotti europei sono già più costosi per gli americani, al di là dei dazi. Inoltre, la svalutazione del dollaro potrebbe colpire anche il settore turistico italiano: Confesercenti stima un calo di 300.000 arrivi dagli USA e una riduzione di 600 milioni di euro nella spesa turistica americana in Italia.

Altroconsumo mette in evidenza un altro dato rilevante: il Regno Unito, esportando con dazi al 10%, potrebbe conquistare quote di mercato a scapito delle imprese italiane, soprattutto nei settori della meccanica e componentistica. L’agroalimentare resta invece più protetto, grazie al forte brand del Made in Italy.

Nonostante l’entrata in vigore delle tariffe, molti dettagli restano da chiarire. Secondo Altroconsumo, non esiste ancora una lista ufficiale dei prodotti soggetti o esenti dai nuovi dazi. Al momento, sembrano esclusi aerei e componenti, macchinari per microprocessori, alcuni farmaci, prodotti chimici e risorse naturali. Ancora in discussione anche l’eventuale esenzione per superalcolici, mentre il vino europeo risulta tra i più penalizzati.

Altroconsumo conclude sottolineando che, nell’accordo, l’Unione Europea ha concesso molto agli Stati Uniti: dall’acquisto di energia e armi, fino agli investimenti per 600 miliardi di dollari e l’apertura ai prodotti alimentari americani. Il timore è che queste risorse vengano sottratte allo sviluppo interno europeo, indebolendo la capacità dell’UE di investire su innovazione, produttività e mercato unico. Un approccio che, secondo l’associazione, rischia di compromettere la competitività dell’Europa nel lungo periodo.

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