Ambiente & Sostenibilità

Auto e CO2, i costruttori europei chiedono deroghe che dimezzerebbero gli obiettivi 2035

Redazione
 
Auto e CO2, i costruttori europei chiedono deroghe che dimezzerebbero gli obiettivi 2035
L’industria automobilistica europea torna a fare pressione su Bruxelles. Secondo un’analisi di Transport & Environment (T&E), un documento riservato dell’ACEA, la lobby dei costruttori auto, rivelerebbe la richiesta di sei scappatoie che, se approvate, ridurrebbero drasticamente l’ambizione dell’Unione Europea di vendere solo auto a zero emissioni entro il 2035. In particolare, i produttori chiedono che le vetture alimentate con carburanti “carbon neutral”, come biocarburanti ed e-fuel, siano equiparate ai veicoli elettrici, azzerando formalmente le loro emissioni di CO2 per chilometro.

Auto e CO2, i costruttori europei chiedono deroghe che dimezzerebbero gli obiettivi 2035

Una deroga che, da sola, potrebbe ridurre del 25% la quota di veicoli elettrici prevista per il 2035, mantenendo sul mercato milioni di auto a combustione. Ma l’elenco delle richieste non finisce qui: ACEA propone di fermare la corretta contabilizzazione dell’inquinamento prodotto dalle ibride plug-in e di introdurre crediti di CO2 per la rottamazione di veicoli vecchi o per l’uso di tecnologie “virtuose” in fase di produzione. Tali misure, denunciano gli analisti di T&E, potrebbero ridurre ulteriormente la penetrazione dell’elettrico, portando la quota obbligatoria al 52% invece che al 100% entro il 2035.

Andrea Boraschi, direttore di T&E Italia (in foto), non ha dubbi: «Queste richieste sono da respingere. Se adottate, comprometteranno la prospettiva industriale e occupazionale della transizione europea, minando ogni prospettiva di investimento. È il momento di recuperare terreno rispetto alle potenze industriali concorrenti, non di trasformare la più importante normativa UE per il settore automotive in un colabrodo». Boraschi aggiunge che cedere alle pressioni dell’ACEA significherebbe «dare ulteriore vantaggio competitivo ai costruttori cinesi».

Secondo T&E, l’eliminazione dell’“utility factor” per le ibride plug-in a partire dal 2027 comporterebbe un calo del 10% nelle vendite di auto elettriche. La concessione di crediti CO2 ai costruttori per la rottamazione ridurrebbe l’ambizione del 6%, così come l’introduzione di crediti legati alla produzione e all’uso di tecnologie specifiche. Anche la premialità per le piccole auto elettriche prodotte in Europa, paradossalmente, abbasserebbe l’obiettivo di un ulteriore 1%.

La Commissione Europea, intanto, è chiamata a muoversi su un terreno sempre più complesso. La presidente Ursula von der Leyen ha annunciato che la revisione della normativa sulle emissioni sarà presentata entro la fine del 2025. Ma le pressioni dei costruttori rischiano di rendere la discussione una battaglia politica più che tecnica.

«I costruttori - conclude Boraschi - spingono per smantellare i regolamenti attuali, ma non sembrano avere una visione chiara di ciò che vogliono. Chiedono scappatoie e flessibilità, senza valutare seriamente le conseguenze. Così facendo, la revisione rischia di trasformarsi in un assalto alle politiche climatiche dell’Unione, dirottando la transizione e dando il colpo di grazia a industria e lavoro».
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