Scampanìo festoso su Telecom

Ma se la campana fosse fessa?


L’hanno preso bene, i mercati finanziari, il progettato riassetto Telecom (o per meglio dire: Telecom più Tim più Olimpia più Pirelli più Camfin più GPI più MTP eccetera eccetera). Forti rialzi dei titoli coinvolti, all’indomani, scambi molto intensi, entusiasmo delirante di gran parte dei commentatori degli eventi economici. Un commosso specialistico foglio quotidiano, nell’intitolare giovedì mattina un parimenti commosso panegirico del grande evento con le parole “Tronchetti vale 3,7 miliardi di euro in più”, ha riportato alla memoria dei più anziani lettori un mitico “incipit” d’una radiocronaca sportiva di Mario Ferretti , roba degli anni Cinquanta, Giro di Francia, Tourmalet: “Un uomo solo è al comando: il suo nome è Fausto Coppi”. Eh sì, la faccenda è grossa, l’incremento complessivo dei valori di capitalizzazione dei titoli coinvolti è davvero risultato all’indomani di quelle dimensioni, le compravendite si sono freneticamente susseguite, per tutta la prima giornata operativa utile (succeduta alla sospensione delle contrattazioni quando dovevan svolgersi le riunioni degli organismi decisionali delle varie società coinvolte). Non appena riprese le contrattazioni sul mercato gli scambi realmente hanno conosciuto, a dispetto dell’Immacolata, una intensità inusuale sulle varie “voci” interessate, sviluppandosi alla probabile insegna di quanto sentenzia la saggezza del detto popolare, “piatto ricco mi ci ficco”. E indubbiamente è risultata cresciuta al tirar delle somme la consistenza patrimoniale che la brevità delle titolazioni giornalistiche ha imposto, per il giornale di cui sopra, di denominare “tout court” al solo nome di Tronchetti (il Provera in quel titolo non ci stava). Dove c’è molto fumo, poi, qualche fettina di arrosto può scappar fuori per parecchia gente. Ma l’arrosto più grosso, se ne può essere certi, lo avrà lui, a cose fatte. Anzi, Lui, con la “elle” maiuscola. E scommetteremmo per giunta, quasi quasi, che dell’iniziale entusiasmo per il riassetto non resterà poi molto, nel giro di qualche mese. Ma perché questo scetticismo, si dirà, mentre va imperversando intorno tanto festoso scampanìo? Beh, le ragioni di perplessità e - perché no? anche di diffidenza, sono diverse, e se ne possono già enunciare un paio; ancorché sia francamente presto per pronunziare valutazioni che neppure i “guru” più accreditati della finanza, a ben vedere (ma molti, fateci caso, hanno finto d’essere ancora in week-end), già sono riusciti ad esprimere compiutamente. Intanto, e sia detto senza ingiuria alcuna naturalmente, qualche diffidenza la suscita proprio Lui (sì, il Lui con la maiuscola). Ancora ne deve passare di acqua sotto i ponti prima che ci si dimentichi, per esempio, ciò che a suo tempo avvenne nell’ambito Pirelli con l’operazione Corning Glass, nella quale, guarda un pò, gli azionisti sparsi restarono a becco asciutto mentre ampiamente ne venne bagnato quello di pochissimi privilegiati. Poi, perché ancora pochi giorni prima, il 30 novembre (se non andiamo errati), aveva smentito (sempre Lui) che si stesse preparando l’accorciamento della catena di comando nel gruppo Telecom. Beh, direte, la riluttanza a parlare certe volte è di fatto obbligata, non si possono sbandierare ai quattro venti tutte le intenzioni operative, quando se ne abbiano di valide. Già, ma più spesso il silenzio può anche esser d’oro (ah, la forza inesorabile dei detti popolari!..), e in questo caso si può sospettare davvero che per qualcuno (la vogliamo mettere anche qui la maiuscola, e parlare di Qualcuno?) lo sia stato e lo sia. Tanto più che l’operazione di riassetto Telecom è stata ufficialmente motivata ora come dettata da indifferibili convenienze di carattere industriale, e non finanziarie: esattamente all’opposto cioè di quanto con pari autorevolezza era stato invece proclamato solo un par di mesi fa, quando appunto era stato detto e ripetuto che, per carità, mai ci sarebbe stata una valida motivazione industriale per far incorporare la ricca Tim nell’indebitatissima Telecom (che i suoi debiti adesso, tra l’altro, li vedrà considerevolmente crescere). Beh, si dirà a voler essere “buonisti”, si può anche cambiare idea, no? Non lo fece del resto persino Saul quando venne folgorato sulla via di Damasco? Sì, ma qui, che volete, il cambio di marcia appare un poco troppo repentino, specie se viene formalmente spiegato con certi progressi delle tecnologie nel campo delle telecomunicazioni che in verità non sembra aver compiuto in una manciata di settimane dei passi da gigante tali da giustificare il cambio a 180 gradi della rotta prima fermamente enunciata. E poi, altro motivo di perplessità: ma Lui, nella faccenda, quanto ci mette? Di tasca propria, intendiamo, cioè in termini di contributo da parte del patrimonio di famiglia, o di quello personale, al di là cioè del fantasmagorico intreccio degli aumenti di capitale dell’una società infilata nell’altra, che maliziosamente riportano un poco il pensiero a certi scambi di calciatori (e anche qui, Lui ne sa qualcosa) secondo il quale due squadre di pedatori si scambiano due broccacci a qualche miliardo l’uno, dopo averli cartaceamente rivalutati dapprima in bilancio onde farne emergere plusvalenze con le quali buggerare l’universo mondo? I commentatori dell’indomani qui hanno un poco perduto il filo d’Arianna, si direbbe, ed hanno anzi per lo più “glissato” sul tema, salvo uno che ha azzardato il calcolo di un esborso d’una sessantina di milioni da parte della MTP (la finanziaria che inalbera le sigle del nome del Nostro). Ma posto che poi i ferrei controlli dell’una società sull’altra (anche a catena raccorciata) non cambiano spostando di qualche briciola percentuale la presa a cascata, difficilmente sbaglieremo opinando che anche l’eventuale esborso di quella tal sessantina di milioni personali verrà rapidamente recuperata allentando al sempiterno parco-buoi qualche cascame azionario, profittando con rapidità delle impennate dei prezzi dei titoli (finchè abbiano a durare). Qualche altro motivo di diffidenza, poi, lo si reperisce nell’atteggiamento, sulla faccenda, d’una banca quale Unicredito. E’ bensì vero che altre banche mostrano per contro di appoggiare l’operazione del Nostro, e di volerla fiancheggiare quando a gennaio entrerà ulteriormente nel vivo. L’astensione prudenziale di Unicredito però non è quella dell’ultimo passante che transiti in strada, e non passa sotto silenzio, tanto più che, stando ai “pissi pissi bao-bao”, pare sia dovuta ad un accurato studio-rapporto sul riassetto Telecom (che si sarebbe concluso esprimendo dubbi e perplessità) del quale pare che proprio quell’istituto sia stato committente nonché, adesso, destinatario esclusivo. Vogliamo poi mettere in conto anche lo scarso entusiasmo emerso dal fronte dei Benetton, fino a ieri alleati entusiasti del Nostro ed ora invece divenuti improvvisamente prudentissimi, tanto da aver preso ufficialmente tempo per decidere? (Sarebbero intenti a scrutare bene pieghe e contropieghe dell’operazione che si sono visti prospettare, posto che, a quanto si sussurra, di fatto si troverebbero chiamati a dover scegliere fra il tirar fuori un sacco di quattrini solo per conservare grosso modo il peso che hanno ora, e per contro il contare come il due di briscola se restassero ai livelli attuali ma avendo già impegnato prima ingenti risorse, che potrebbero ora rischiare di isterilirsi). Insomma: le campane continuino pure per ora a suonare a festa, e Chi può (e dàgli, con queste maiuscole!) se ne rallegri, nel chiuso di casa sua. Salvo che il suono non si faccia via via un poco più fesso. Ma in ogni caso forse sarà meglio rimandare le valutazioni vere, quelle che non si fondano su titolazioni giornalistiche né su drogate euforie iniziali di un orto chiuso come il mercato finanziario italiano, ad una scadenza un poco più lontana. Perché, appunto, una fastidiosa vocina (o istintiva impressione, dati certi precedenti) alla quale non è agevole sottrarsi interamente, sembra voler suggerire all’orecchio che a fare festa davvero, una volta di più, sarebbero al momento in pochi. Se non, forse, uno soltanto.




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