Esteri

Usa: dopo Canada, Groenlandia e Panama, Trump allunga le sue mire all'Ucraina

Redazione
 

L'impegno che Donald Trump sta spendendo per favorire la fine della guerra tra Ucraina e Russia, seppure con atti a parole che lasciano intendere la sua precisa volontà di fare pendere la bilancia dal lato di Mosca, sembra non essere solo ispirato dal desiderio di fare tacere le armi.

Usa: dopo Canada, Groenlandia e Panama, Trump allunga le sue mire all'Ucraina

S'era già capito qualcosa quando, ''monetizzando'' il suo impegno per la pace, aveva detto che l'Ucraina doveva restituire agli Stati Uniti 500 miliardi di dollari, riferendosi ad un suo conteggio dell'impegno americano nella fornitura di armi a Kiev. Un calcolo che, peraltro, sembra molto lontano, per eccesso, rispetto alla realtà, per come hanno detto gli esperti del settore.

Ma ora, come rivela un documento arrivato la scorsa settimana al presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, e di cui The Telegraph ha rivelato il contenuto, Donald Trump ha alzato il tiro non limitandosi alla richiesta di ottenere le terre rare di cui l'Ucraina è ricca e che il presidente americano vorrebbe per gli Stati Uniti, ma anche allargando le sue mire a tutto quello che del Paese aggredito gli sembra utile al suo: dal controllo dei porti e delle infrastrutture, alle ricchezza del sottosuolo. Una serie di richieste che danno l'impressione che l'impegno speso per la pace da parte di Trump non sia così disinteressato come viene mostrato.

Il documento (rivelato dal quotidiano britannico The Telegraph e notificato a Zelensky il 7 febbraio) chiede che Stati Uniti e Ucraina costituiscano, congiuntamente, un fondo di investimento per garantire che "le parti ostili al conflitto non traggano beneficio dalla ricostruzione dell'Ucraina".
A creare timori a Kiev è il fatto che il documento, parlando del "valore economico associato alle risorse dell'Ucraina", faccia esplicita menzione di "risorse minerarie, risorse petrolifere e di gas, porti, altre infrastrutture (come concordato)".

Sempre stando alle rivelazioni del Telegraph, gli Stati Uniti prenderanno il 50% dei ricavi ricorrenti ricevuti dall'Ucraina dall'estrazione delle risorse e il 50% del valore finanziario di "tutte le nuove licenze rilasciate a terzi" per la futura monetizzazione delle risorse. Su tali entrate ci sarà "un vincolo" a favore degli Stati Uniti.

Nel documento si sostiene, quindi, che ''per tutte le future licenze, gli Stati Uniti avranno il diritto di prelazione per l'acquisto di minerali esportabili", con Washington che godrà dell'immunità sovrana e acquisirà un controllo quasi totale sulla maggior parte dell'economia ucraina basata su materie prime e risorse.

Quali che siano gli obiettivi reali di Trump, appare evidente che le misure che il presidente americane intende fare accettare da Kiev sono di una tale durezza che lasciano pensare che gli Stati Uniti, in caso di rifiuto di Kiev a sottostare a condizioni che impoverirebbero il Paese per almeno un paio di generazioni, lascerebbero l'Ucraina al suo destino: essere fagocitata dall'Orso russo.
Perché le riparazioni chieste a Kiev sono proporzionalmente molto più dure di quelle che i vincitori imposero a Germania e Austria, dopo il primo conflitto mondiale, e che crearono le condizioni politiche, economiche e sociali che portarono alla nascita del nazionalsocialismo.

Per quanto riguarda i minerali di cui Trump vuole impossessarsi, bisogna ricordare che se l'Ucraina ha probabilmente il più grande bacino di litio d'Europa i prezzi del metallo sono crollati dell'88% dallo scoppio della bolla nel 2022,. mentre in Nevada c'è il più grande giacimento del pianeta, con 40 milioni di tonnellate, sufficienti a catapultare gli Stati Uniti davanti alla Cina.

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