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Roma, 13 aprile 2018 - Il bilancio 2017 di TIM risalta una performance economica di tutto rispetto, con ricavi pari a 19.8 miliardi di euro, ovvero il 2.7% in più rispetto all’esercizio precedente, e un EBITDA, ovvero la redditività di un’azienda considerando solo la gestione operativa, cresciuto del 4.6%. In totale, esso è pari a 7.790 milioni di euro, ovvero il 39.3% dei ricavi totali. L’EBIT, ovvero il risultato operativo senza considerare gli oneri finanziari, ammonta a 3.3 miliardi di euro, registrando un decremento dell’11.6% rispetto all’anno precedente, a causa dell’impatto negativo degli oneri netti non ricorrenti pari a oltre 900 milioni di euro. Con oneri netti non ricorrenti si intendono quote di costo straordinarie, e quindi strettamente legate a specifiche operazioni aziendali. Nel caso specifico, a incidere maggiormente sono stati gli oneri connessi a processi di ristrutturazione e razionalizzazione, per un totale di 697 milioni di euro.Per la stessa ragione, anche l’utile attribuibile ai soci è sensibilmente diminuito rispetto al 2016, con un valore complessivo di 1.1 miliardi di euro, contro 1.8 miliardi dell’esercizio precedente.Gli investimenti industriali di TIM hanno raggiunto quota 5701 milioni, e includono ben 630 milioni di euro per il rinnovo del diritto d’uso delle frequenze a 900 e 1800 MHz. Per questa ragione, l’indice ha subito un notevole incremento rispetto al 2016, che si era concluso con investimenti pari a 4876 milioni di euro. Per quanto concerne l’andamento patrimoniale della società, il primo risultato da segnalare è una riduzione dell’avviamento di 150 milioni di euro, dovuta alla variazione negativa dei tassi di cambio delle società brasiliane. Per contro, le attività materiali e immateriali sono aumentate rispettivamente di 187 e 241 milioni di euro, essenzialmente per via dell’elevata quota di investimenti industriali.Più nello specifico, gli investimenti nella Business Unit Domestic, ovvero nel territorio nazionale in cui opera la società, ammontano a 4551 milioni di euro, mentre la Business Unit Brasile registra investimenti pari a 1150 milioni di euro, in riduzione rispetto all’esercizio precedente, per via del minore impegno nei rinnovi delle licenze TLC.Passando ora a una sezione particolarmente interessante per i risparmiatori, va segnalatoun indebitamento finanziario netto rettificato pari a 25308 milioni di euro, di cui 19981 in obbligazioni e 5878 in debiti verso banche o passività finanziarie generiche. Sebbene sul fronte obbligazioni i risultati siano in linea con quelli del 2016, i debiti bancari hanno subito un interessante decremento, pari a 1778 milioni di euro. La società rende noto che la combinazione ritenuta più idonea per la struttura di indebitamento nel medio-lungo periodo è caratterizzata da un 65-75% per il tasso di interesse fisso e un 25-35% per il tasso variabile. Attraverso i dati fin qui presentati, TIM fornisce una dichiarazione sull’evoluzione prevedibile per l’esercizio 2018. Il piano della società è quello di puntare su DigiTIM e quindi sull’innovazione digitale, attraverso un migliore engagement digitale con il cliente. Per farlo, TIM prevede di incrementare dell’85% l’utilizzo delle App di self-care e di ridurre del 30% l’interazione con gli addetti dei call-centers. Il secondo obiettivo riguarda una maggiore convergenza dell’offerta commerciale, grazie anche ai recenti sviluppi del 4.5G e al futuro 5G.La previsione è quella di raggiungere 5 milioni di nuovi clienti Fibra, triplicare i clienti TIMVISION e raddoppiare la clientela convergente. Tra i target finanziari, invece, viene attesa una crescita dell’EBITDA nel mercato domestico e un incremento di ricavi e di margini nel mercato brasiliano.Tante sfide quindi, ma anche molti rischi per TIM. Tralasciando per semplicità i fattori macroeconomici, che costituiscono problemi di politica economica e monetaria, la minaccia principale per la società è quella costituita dalle dinamiche competitive, che potrebbero comportare una contrazione dei margini e quindi dei ricavi, oltre a una perdita di importanti quote di mercato. Iliad e Openfiber, infatti, contrasteranno inevitabilmente TIM sia nel segmento wholesale che nel retail. Inoltre, la società dovrà sviluppare e mantenere le proprie reti esistenti, realizzando nuovi piani di sviluppo, estendendo la copertura geografica per i servizi più innovativi e aggiornando la struttura esistente con le nuove tecnologie.


Analisi tecnica

Le azioni Telecom Italia fanno parte del paniere FTSE Mib e rientrano nel segmento Blue Chips.
Telecom Italia mostra una rischiosità maggiore di quella del mercato (beta maggiore di 1) riflettendo l´elevata leva finanziaria e la presenza in un business ad alto tasso di concorrenza.
 Negli ultimi 3 anni il titolo Telecom Italia ha registrato una performance del -21% nettamente inferiore al -0,5% messo a segno nello stesso periodo dall´indice FTSE Mib. Dopo un iniziale spunto positivo, che ha permesso di toccare un massimo ad ottobre 2015, è seguita una fase riflessiva che, nei successivi 8 mesi, ha portato ad un sostanziale dimezzamento delle quotazioni (minimi di luglio 2016). Il successivo recupero è stato più debole di quello del mercato e si è arrestato a maggio 2017, riavvicinando nei mesi successivi i precedenti minimi; positivo l´andamento del primo trimestre 2018, con accelerazione nelle ultime settimane. Nell´applicazione del metodo dei flussi di cassa scontati e dell´Economic Value Added si sono ipotizzati: una crescita dei ricavi all´1% su tutto il periodo di previsione; margini in progressiva ripresa dal 43,5% del 2018 fino al 44,5% del 2020 e seguenti; un ROI di lungo periodo dell´8,9%. Infine si prevedono: un tax rate al 39%, un costo del debito medio in calo al 5% ed un payout in progressiva crescita fino al 70%.
I risultati del modello convergono su un valore per azione di 0,88 Euro che tende a crescere (ridursi) di 0,08 Euro per ogni punto in più (in meno) del margine sulle vendite.



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