Adoro la politica italiana, è meglio di Netflix: se non ci fosse bisognerebbe inventarla. Che la Santanché sia caduta in disgrazia nonostante, dicono, i buoni uffici dei suoi friends at the top è un dato di fatto e la conferma viene dall’altrettanto buon(a) Selvaggia che altrimenti non si accaniva, e che ora oltretutto può perfino permettersi di chiedere pietà per la Ferragni dopo aver dato alle stampe il suo bestseller che ha demolito urbi et orbi la ormai ex influencer. Credo che le manchi pochissimo per diventare il suo nuovo Ufficio Stampa e se così fosse sarebbe un capolavoro a cui non si potrebbe fare altro che inchinarsi: creare problemi e offrire soluzioni è il mantra di ogni politico, governo, pubblicitario e potentato da che mondo è mondo. Viviamo davvero nel migliore dei mondi possibili. E dunque cosa è successo di nuovo al nostro ineffabile Ministro del Turismo, che due giorni fa, armata di stiletto d’ordinanza e santa pazienza sperando di cavalcare l’onda lunga della solidarietà femminile (beata ingenuità) ha spiegato che lei, di tutto punto vestita e, per dirla alla Vacanze di Natale di non so più quale anno, è tutta caruccia e tutta pettinata e dunque il problema dei suoi nemici è soprattutto questo (ma quanto ha ragione, dopo aver guardato questi plebei brutti sporchi e cattivi e con le pezze al didietro, perdipiù neanche firmate), provocando il solito scompiglio dal Po all’Etna?
È successo che è stato reso noto cosa pensasse nel 2013, e presumibilmente anche dopo, di Francesca Pascale, però senza dirglielo direttamente perché, come diceva Mirandolina, sono i fatti che contano. Pascale, si sa, è stata la fidanzata di Silvio Berlusconi: capelli biondi e pugno di ferro, ha cacciato le olgettine e la varia umanità che inseguiva il Cavaliere per pascersi, possibilmente, anche delle sue briciole. Ora: come vuoi comunicare alla nuova e giovane fidanzata di un amico-conoscente-collega-whoever che in fin dei conti è una burina ripulita nonché arrampicatrice sociale, non adusa agli usi e costumi degli happy few avendo ella molto probabilmente utilizzato come borsa, finché non è ascesa alle alte sfere, la shopper dell’Esselunga? Semplicissimo: allungandole a mò di regalìa due borse di Hermés, che però da quando stanno al braccio dei nouveau riches un po’ di aura mistica l’hanno anche persa, innegabilmente acquistate sulla spiaggia al Twiga, dando per scontato che non avrebbe saputo distinguerle da quelle autentiche nemmeno se gliele avessero indicate con una segnaletica al neon: che come protesta sociale potrebbe anche avere un senso.
La Pascale però non ha apprezzato il gesto, e soprattutto la figuraccia nella boutique di Hermés dove aveva portato le borse per farle riparare (e già questo poteva essere un segnale di allarme: una Birkin rotta? Giammai!) e dove, prevedibilmente in un silenzio di gelo in cui si notava soltanto la scritta “poveraccia” che le lampeggiava sulla testa, gli algidi commessi l’hanno informata che le creature, ahilei, non erano autentiche. Accolta nel rassicurante grembo televisivo dell’Aria che Tira, la povera Pascale non può fare altro che confermare, dare l’ennesima dimostrazione di quanto le donne siano nemiche soprattutto fra loro e concludere caldeggiando le dimissioni di Santanché dal sacro soglio del Turismo, a cui però il ministro (non posso scrivere né pensare ministra, mi viene in mente il quadro di Warhol della zuppa Campbell) resta aggrappata con le unghie e con i denti contro ogni tentativo di dissuaderla. In tutto ciò, però, a spiccare è l’appassionata difesa di Alfonso Signorini: con l’abilità oratoria tipica di un ex professore di greco e latino, il nostro spiega che “lo scenario più raffinato di tutti è il mix and match. La vera regina di stile sa alternare con maestria un paio di scarpe di design a una borsa tarocca che sembra uscita direttamente dalla boutique di Hermès, il tutto condito con la disinvoltura un po' stronza di chi sa il fatto suo. Perché il vero stile non sta nel prezzo, ma in chi lo indossa: una Chanel autentica può sembrare una imitazione indossata da una persona priva di gusto, mentre una borsa tarocca può sembrare un pezzo d'alta moda se indossata con il giusto glam”. Insomma, se Pascale si lamenta del falso è perché, poverina, lei l’attitudine non ce l’ha, a indossare le borse tarocche con il giusto glam. Che è come dire, cornuta e mazziata. Alla faccia del glam.