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Referendum: quando un accento ti allunga la vita

Redazione
 
Referendum: quando un accento ti allunga la vita

Certe cose, quando si ripetono in continuazione, portano ad uno stato di assuefazione, quella che spinge a dire: ok, è successo, ma non perdiamoci sopra troppo tempo, tanto non serve a niente.
Eppure ogni tanto, ricordandoci d'essere un popolo sovrano, dovremmo alzare la voce, formulare domande per avere risposte, ma ormai sembra che la voglia di ribellarsi sia passata, per evitare di cadere nella monotonia delle lamentazioni.

Referendum: quando un accento ti allunga la vita

Però è difficile stare zitti davanti a certe cose, che dicono molto su come va quest'Italia, che gonfia il petto per dati economici positivi, ma, affetta da strabismo politico, non si interessa, se non in modo tangenziale, dei problemi della gente comune. Di cosa stiamo parlando, dei prezzi che salgono, della sicurezza, della sanità?

No, parliamo di un accento, quel semplicissimo tratto di inchiostro che rende una parola diversa a seconda se su di essa venga apposto e no.
Il primo esempio che vi viene in testa è ''subito'' che, scritto così e magari corredato da un ben punto esclamativo, è un invito a muoversi, a sbrigarsi. Ma se, a volere essere pignoli, si mette un accento sulla ''i'' ecco che diventa la descrizione di una imposizione, di uno sgarbo, dell'esercizio di un potere.

Non siamo a questo livello, ma soprattutto sui social si è scatenata una guerra su come i quesiti del referendum prossimo futuro sono stati posti, più precisamente nelle caselle in cui apporre la fatidica croce per indicare se si è contro o a favore della modifica.
Il punto è che chi vuole dare l'assenso al quesito metterà una bella x su una casella in cui campeggia ''SI''.

Allora, qual è il problema?
Il problema è che quel ''SI'' senza accento è un pronome, non un modo per dire ''mi piace'' o ''sono d'accordo''.
Va bene, accettiamo la critica, accettiamo d'essere etichettati come pignoli oltre ogni misura. Ma consentiteci di dire che sicuramente c'è stato qualcuno che la versione definitiva della scheda l'ha scritta e di certo c'è stato anche chi ha dato il ''visto si stampi'', considerandola perfetta ed esaustiva in ogni sua parte.

Quindi, ci deve essere pure qualcuno che o non s'è avveduto dell'errore (perché di errore si tratta, non una semplice svista) magari per troppa fretta o che non aveva le competenze per accorgersene.
Fatto sta che l'elettore che andrà alle urne esprimerà la sua volontà con una scheda sbagliata.

Comunque, non è che si voglia scatenare una caccia alle streghe, ma di certo - trovandosi tra i caratteri tipografici anche la maiuscola accentata della i - c'è chi ha sbagliato, per ignoranza o sciatteria non lo sappiamo, ma ha sbagliato.

In un altro mondo (ma forse anche solo in un altro Paese) una storia simile, oltre alla bufera social, avrebbe imposto che qualcuno se ne assumesse la responsabilità. Ma questa parolina - responsabilità - in Italia è double face: la si rivendica per i successi, la si scansa se si tratta di cose negative.

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