Economia

Incentivi 4.0, il bilancio del CsC, crescita degli investimenti ma Italia ancora indietro

Redazione
 
Incentivi 4.0, il bilancio del CsC, crescita degli investimenti ma Italia ancora indietro
Le analisi di valutazione ex-post confermano che gli incentivi agli investimenti in beni strumentali 4.0 hanno avuto un ruolo decisivo nel sostenere la ripresa degli investimenti in Italia negli ultimi anni. Un impulso rilevante, che però non basta ancora a riportare il capitale netto ai livelli precedenti alla crisi finanziaria del 2008. Secondo il Centro Studi Confindustria, il nodo resta la capacità del Paese di colmare il gap con le altre economie avanzate nelle tecnologie digitali e ad alto contenuto innovativo.

Incentivi 4.0, il bilancio del CsC, crescita degli investimenti ma Italia ancora indietro

Gli incentivi fiscali previsti dal Piano Transizione 4.0, in larga parte in scadenza alla fine del 2025, hanno favorito una crescita significativa, più che raddoppiato il tasso di investimento delle microimprese, quasi raddoppiato quello delle piccole, aumentato del 35-45% per le medie e del 20-25% per le grandi aziende. Nel triennio 2020-2022, il credito d’imposta sugli investimenti in beni materiali 4.0, costato 20,3 miliardi, si è ripagato per quasi la metà (48,6%), grazie al recupero di gettito fiscale legato agli investimenti aggiuntivi generati.

Guardando all’intero pacchetto di agevolazioni fiscali su beni strumentali e proprietà intellettuale (esclusi i mezzi di trasporto), tra il 2016 e il 2024 le misure hanno comportato spese pubbliche per 74,6 miliardi, ripagate per circa un quarto (23,5%). Un segnale di efficacia, ma anche di margini di miglioramento nella costruzione di strumenti più mirati e in grado di moltiplicare i ritorni economici.

Un potenziale canale di accelerazione degli investimenti, secondo il CsC, è rappresentato dalla ricchezza finanziaria delle famiglie italiane, cresciuta rapidamente fino a superare i 6.000 miliardi di euro nel 2024. Una quota anche minima di queste risorse, se mobilitata attraverso misure di policy adeguate, potrebbe convogliare capitali verso imprese, infrastrutture strategiche, sanità e istruzione, rafforzando la base per una crescita strutturale del Paese. In questo processo, un ruolo cruciale è affidato anche ai grandi intermediari finanziari come fondi pensione, assicurazioni e fondi comuni.

Infine, il CsC sottolinea come la crescita italiana non possa prescindere dal contributo del Mezzogiorno, senza il Sud, il ritmo cumulato della crescita dal 2020 sarebbe stato più basso di mezzo punto percentuale. Una conferma che la transizione tecnologica e produttiva deve restare inclusiva e radicata in tutte le aree del Paese per generare sviluppo duraturo.
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