Economia

Extraprofitti bancari, il governo prepara una nuova tassa: gettito atteso tra 2,5 e 3 miliardi nel biennio 2025-2026

Redazione
 
Extraprofitti bancari, il governo prepara una nuova tassa: gettito atteso tra 2,5 e 3 miliardi nel biennio 2025-2026
Dopo il flop del prelievo del 2023, il governo è pronto a riprovarci. Nella prossima legge di bilancio potrebbe trovare spazio una nuova tassa sugli extraprofitti bancari, pensata per colpire in modo più equo e tecnicamente coerente la quota di utili straordinari maturati dal settore negli ultimi due anni grazie al rialzo dei tassi d’interesse deciso dalla Bce. Secondo un’analisi del Centro studi di Unimpresa, il nuovo schema di prelievo temporaneo per il biennio 2025-2026 garantirebbe un gettito compreso tra 2,5 e 3 miliardi di euro, a fronte dei 46 miliardi di utili complessivi realizzati dalle banche nel 2024.

Extraprofitti bancari, il governo prepara una nuova tassa: gettito atteso tra 2,5 e 3 miliardi nel biennio 2025-2026

La nuova imposta si baserebbe su una logica di progressività e su una base imponibile più ampia rispetto al passato, includendo non solo il margine d’interesse ma anche le commissioni nette, per riflettere il reale incremento dei profitti. L’aliquota prevista, compresa tra il 4% e il 6%, si applicherebbe alla quota di utili eccedente la media triennale 2020-2022, individuando così la componente effettivamente straordinaria derivante dal contesto monetario favorevole. I versamenti avverrebbero in due rate semestrali, acconto e conguaglio, senza possibilità di compensazione con riserve di capitale.

A differenza della tassa del 2023, rivelatasi inefficace e quasi ininfluente per i conti pubblici, la nuova misura avrebbe un impatto più prevedibile e sostenibile. Unimpresa stima che l’incidenza media si attesterebbe intorno al 5-6% degli utili bancari annuali, senza intaccare i coefficienti patrimoniali (Cet1) né ridurre la capacità di erogazione del credito. I principali gruppi, Intesa Sanpaolo, UniCredit, Monte dei Paschi di Siena, Bper e Banco Bpm, contribuirebbero per oltre due terzi del gettito complessivo, mentre le banche territoriali e cooperative resterebbero in larga parte escluse.

La prima versione della tassa, introdotta nell’agosto 2023 con un prelievo del 40% sull’aumento del margine d’interesse, aveva provocato forti reazioni negative sui mercati e perdite immediate in Borsa per i principali istituti italiani. Il suo carattere punitivo, unito a una base imponibile rigida che non teneva conto dei costi di raccolta, ne aveva decretato il fallimento. Le successive modifiche, tetto massimo allo 0,1% delle attività ponderate per il rischio e possibilità di accantonamento in riserve, ne annullarono quasi del tutto l’efficacia.

Il nuovo progetto punta invece a un approccio calibrato e realistico, ispirato al modello spagnolo. “Dal punto di vista politico ed economico, la misura non sarebbe più presentata come una punizione, ma come un contributo straordinario di solidarietà da parte di un settore che ha beneficiato della politica monetaria restrittiva della Bce”, spiegano gli analisti di Unimpresa. Le risorse raccolte verrebbero destinate a misure di sostegno per famiglie, mutuatari e piccole imprese, con l’obiettivo di riequilibrare gli effetti del ciclo dei tassi e favorire la stabilità del sistema finanziario.
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