Economia

Ceto medio, Censis: il 50% teme per i figli, l'82% denuncia merito non riconosciuto, il 70% chiede meno tasse

Redazione
 
Ceto medio, Censis: il 50% teme per i figli, l'82% denuncia merito non riconosciuto, il 70% chiede meno tasse

Il ceto medio italiano si sente sotto assedio. È quanto emerge dal 2° rapporto Cida-Censis "Rilanciare l’Italia dal ceto medio. Riconoscere competenze e merito, ripensare fisco e welfare", commissionato dalla Confederazione dei dirigenti e delle alte professionalità (Cida).

Ceto medio, Censis: il 50% teme per i figli, l'82% denuncia merito non riconosciuto, il 70% chiede meno tasse

L'indagine rivela un paradosso insostenibile: due italiani su tre si identificano nel ceto medio, ma oltre la metà teme che i propri figli avranno un futuro economico peggiore. Il rapporto disegna un quadro preoccupante: più di otto italiani su dieci (82%) denunciano che il valore delle proprie competenze non trova riscontro nel reddito.

Inoltre, oltre il 70% degli intervistati chiede una riduzione delle tasse sui redditi lordi. Stefano Cuzzilla, presidente della Cida, riconfermato alla guida della Confederazione, ha lanciato un grido d'allarme esplicito: “Oggi vive un paradosso insostenibile. È troppo ricco per ricevere aiuti, troppo povero per costruire futuro.”

La ricerca del Censis evidenzia come il ceto medio italiano non si definisca primariamente attraverso il reddito, bensì tramite l'identità culturale. Il 66% degli italiani si riconosce in questa fascia sociale, e per oltre il 90% ciò che conta davvero è il sapere, il livello di istruzione e le competenze acquisite. Tuttavia, questi valori – pur costituendo il fondamento identitario – non trovano più un'adeguata traduzione nella realtà economica. L'82% degli italiani che si autodefinisce di ceto medio denuncia un mancato riconoscimento del merito, con il capitale culturale che non si traduce in una giusta retribuzione. Negli ultimi anni, più della metà degli italiani che rappresentano l'ossatura sociale del Paese ha visto il proprio reddito rimanere invariato, mentre oltre uno su quattro ha subito un calo. Più che arretrare, il ceto medio oggi "galleggia senza prospettiva". Anche i consumi riflettono questa situazione: il 45% li ha già ridotti, e la maggioranza teme ulteriori tagli nel prossimo futuro.

Il 50% dei genitori appartenenti al cuore produttivo del Paese ritiene che i figli staranno economicamente peggio, e il 51% auspica che cerchino opportunità all'estero. Nonostante ciò, il ceto medio continua a investire nel futuro dei propri cari: il 67% delle famiglie di ceto medio con figli conviventi sostiene spese straordinarie per garantirgli un futuro, mentre oltre il 41% aiuta economicamente figli e nipoti, confermandosi come il primo ammortizzatore sociale del Paese. Il nodo cruciale rimane quello fiscale. Il 70% degli italiani chiede meno tasse sui redditi lordi, e oltre l'80% denuncia un grave squilibrio tra ciò che si versa e ciò che si riceve in termini di servizi pubblici. Stefano Cuzzilla ha incalzato sul punto: “È qui che si gioca la vera partita politica. Il tempo delle analisi è finito: servono scelte nette. Una riforma fiscale che alleggerisca il lavoro dipendente, che premi chi produce valore e non chi lo elude.”

A commentare il rapporto è stato anche il segretario generale del Censis, Giorgio De Rita (in foto): “La ricerca dimostra che oltre due terzi di italiani sente di appartenere al ceto medio. Ceto medio che è protagonista vitale della società italiana, ma da troppo tempo costretto a non facili adattamenti di fronte alla persistenza di un fisco penalizzante, di un senso di sicurezza in erosione e di un'attenzione ridotta al valore delle competenze e delle funzioni avanzate in una società ad alta complessità. Tutelare e rilanciare il ceto medio è oggi una scelta essenziale per la crescita del Paese.”

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