Economia

Caro-bollette, l’allarme di Confartigianato: "Piccole imprese pagano per le grandi aziende energivore"

Redazione
 

In Italia, il tema del costo dell’energia per famiglie e imprese si conferma una delle questioni più dibattute e urgenti. A preoccupare, oltre all’aumento dei prezzi, è l’evidente squilibrio nella distribuzione del carico fiscale e parafiscale sull’elettricità. Un meccanismo che, secondo Confartigianato, penalizza in modo particolare le micro e piccole imprese (Mpi), le quali rappresentano il cuore pulsante dell’economia manifatturiera italiana. In un intervento pubblicato su “Il Foglio” l’11 gennaio, Confartigianato ha lanciato un grido d’allarme su questa disparità, definendola incomprensibile e ingiustificata. Nelle bollette delle piccole imprese, infatti, il peso degli oneri generali di sistema è 15,8 volte superiore a quello sostenuto dalle grandi aziende.

Caro-bollette, l’allarme di Confartigianato: "Piccole imprese pagano per le grandi aziende energivore"

Una differenza che non solo è motivo di indignazione ma che, soprattutto, compromette la competitività delle Pmi, essenziali per l’occupazione e la crescita del Paese. Il quadro dipinto da Confartigianato è impietoso. L’Italia detiene il primato negativo in Europa per il peso di oneri e accise sull’energia elettrica: una quota pari al 27,1% del prezzo totale al netto dell’Iva, quasi il doppio della media europea. Per fare un confronto, in Germania tale percentuale si ferma al 15,1%, in Spagna al 12,3% e in Francia addirittura all’8%. Ma è nelle dinamiche interne al nostro sistema produttivo che emerge la vera ingiustizia. Gli oneri fiscali e parafiscali gravano in misura sproporzionata sulle micro e piccole imprese, con consumi annui fino a 2.000 MWh, mentre risultano equilibrati per le aziende medie e addirittura vantaggiosi per le grandi imprese con consumi superiori a 70.000 MWh.

Un caso emblematico riportato da Confartigianato riguarda una piccola azienda tessile che, nell’ottobre del 2024, ha pagato 52,45 euro per megawattora di oneri generali, a fronte dei 7,46 euro sostenuti da una tessitura più grande operante nello stesso settore. In pratica, a causa dell’assurdo meccanismo ‘meno consumi, più paghi’ applicato agli oneri parafiscali, le micro e piccole imprese con consumi energetici contenuti sono costrette a sobbarcarsi la maggiore quota di oneri proprio per finanziare, tra le altre cose, le agevolazioni per le grandi imprese energivore. In barba al principio ‘chi inquina, paga’, questa iniqua distribuzione del carico contributivo si traduce così in un ostacolo alla competitività delle piccole imprese, che costituiscono la spina dorsale del sistema produttivo italiano.

Da tempo Confartigianato auspica una revisione finalizzata a riequilibrare il peso del fisco sulle diverse dimensioni di imprenditori-utenti. “E’ urgente – sottolinea il Presidente Marco Granelli – rivedere il sistema di prelievo sugli oneri di sistema per non compromettere gli sforzi delle piccole imprese e per garantire una transizione energetica che non penalizzi chi già affronta sfide significative. Serve maggiore equità nelle politiche fiscali sull’energia, affinché la transizione green non si trasformi in un ulteriore onere per i nostri imprenditori”.

Rimani sempre aggiornato sulle notizie di tuo interesse iscrivendoti alla nostra Newsletter
Notizie dello stesso argomento
21/02/2025
Redazione
Filiera della pelle: fatturato in calo dell'8,6%
21/02/2025
Redazione
Garanzie immobiliari: Unimpresa, oltre il 50% svalutato, meno prestiti
21/02/2025
Redazione
Crédit Agricole Italia e il Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle...
21/02/2025
di Andrea Luca
Olidata si aggiudica gara Consip per forniture alla PA e il titolo brinda in Borsa