L'idea di annettere il Canada è reale? Sì, è reale, ha risposto Donald Trump nel corso di una intervista in cui ha ribadito le sue mire espansionistiche nei confronti del Canada, che ora sta prendendo sul serio le ripetute minacce del presidente americano, al punto di cominciare a rafforzare la presenza ai confini.
Il Canada prende sul serio le minacce di annessione di Trump e rafforza le sue frontiere
Trump, per sostenere le sue tesi, ha ripetuto che nei rapporti commerciali gli Stati Uniti pagano al vicino del Grande Nord duecento miliardi di dollari, una cifra che è però smentita dai fatti, ma che il presidente americano cavalca in continuazione per giustificare la sua idea di fare del Canada il 51/mo Stato degli Usa.
Affermazioni che ora il Canada sta prendendo sul serio.
Molto sul serio, al di là di come i partiti stiano valutando le minacce americane. Ma anche tra la gente si sta facendo strada una insofferenza nei confronti degli Usa. Come confermano le manifestazioni anti-americane (limitatesi comunque solo a fischiare l'inno americano) che ci sono state durante incontri sportivi che hanno visto impegnate squadre statunitensi.
Lo stesso primo ministro canadese Justin Trudeau si è detto convinto che Trump vuole annettere il Canada e renderlo il "51° Stato". Le affermazioni di Trudeau sono state fatte di fronte a circa 200 rappresentanti dei sindacati e del mondo imprenditoriale, riuniti a Toronto per un vertice volto a valutare modalità per rendere il Canada più resiliente dal punto di vista economico, mentre incombe ancora lo spettro delle tariffe doganali americane.
Da mesi il presidente Trump minaccia di imporre dazi del 25% su tutte le importazioni canadesi, mettendo potenzialmente a rischio centinaia di migliaia di posti di lavoro in tutto il Paese. Le tariffe avrebbero dovuto entrare in vigore il 4 febbraio, ma alla fine sono state posticipate di un mese.
Donald Trump ha anche affermato più volte che se il Canada non riuscisse a sostenere l'onere finanziario di queste tariffe, il Paese potrebbe essere annesso agli Stati Uniti, diventando il 51° stato americano, riferendosi a Trudeau come al governatore dello Stato del Canada.
"È giunto il momento di unirci e di riflettere in modo tattico e strategico su come possiamo [...] costruire un futuro più solido per tutti i canadesi in un mondo sempre più incerto", ha affermato Trudeau.
"Ci troviamo - ha aggiunto - in un momento in cui dobbiamo riflettere non solo su come affrontare questa sfida, ma anche su come possiamo prosperare e rafforzarci nei prossimi quattro anni, forse in una relazione più difficile con gli Stati Uniti".
Ai partecipanti al meeting è stato chiesto di affrontare l'inevitabile questione dei dazi doganali statunitensi.
"Dobbiamo creare legami strategici con gli Stati Uniti in settori importanti, come quello dei minerali essenziali - ha spiegato Trudeau -. Dobbiamo anche rafforzare i nostri legami energetici e renderli molto meno vulnerabili alle perturbazioni politiche. Avremo sempre legami commerciali con gli Stati Uniti, ma dobbiamo pensare a come possiamo proteggerci a lungo termine".
A circa 500 chilometri di distanza, a Valleyfield, il ministro federale per la sicurezza pubblica David McGuinty, che stava visitando il confine, è stato interrogato dai giornalisti in merito alle recenti dichiarazioni di Trudeau secondo cui le minacce di annessione di Trump devono essere prese sul serio.
"Il modo migliore per affermare la nostra sovranità è rafforzare i nostri confini ed è ciò che stiamo facendo", ha affermato il ministro McGuinty.
"I canadesi non accettano questa idea di fare del Canada il 51° Stato americano - ha aggiunto - Ho l'obbligo di garantire che questo confine sia difeso. Dobbiamo prendere sul serio tutto ciò che proviene dai nostri vicini americani, ma la cosa migliore per il Canada è avere un confine forte''.
Pierre Paul-Hus, braccio destro del leader del Partito conservatore, Pierre Poilievre, ha dichiarato che le minacce di annessione del presidente Trump sono preoccupanti. E ha anche rinnovato di Pierre Poilievre, a riaprire il Parlamento, le cui funzioni, dopo l'annuncio delle dimissioni di Trudeau, sono state prorogate fio al 24 marzo.
"È davvero incredibile che Justin Trudeau ammetta che Trump voglia davvero annettere il Canada. Ecco perché gli chiediamo di richiamare il Parlamento [...] affinché possiamo difendere i nostri interessi, difendere il nostro Paese'', ha detto ancora Paul-Hus.
Anche il leader del Nuovo Partito Democratico (NDP), Jagmeet Singh, ha ripetutamente chiesto al governo Trudeau di richiamare il Parlamento per adottare rapidamente misure di aiuto ai lavoratori che subirebbero le ripercussioni di una guerra commerciale con gli Stati Uniti. "La minaccia di Trump - ha detto Jagmeet Singh - deve essere presa sul serio. Vuole la nostra acqua, i nostri minerali essenziali e le nostre risorse naturali. Dobbiamo difendere noi stessi e i nostri valori".
Anche i rappresentanti delle Prime nazioni, i nativi canadesi, hanno chiesto che sia riconvocato il Parlamento.
"La minaccia alla nostra sovranità - ha detto Cindy Woodhouse Nepinak, capo nazionale dell'Assemblea delle Prime Nazioni - pone seri rischi sia al Canada che alle Prime Nazioni", ha affermato il capo in una dichiarazione, affermando che Trump ha chiarito la sua intenzione di contestare accordi di lunga data, compresi "quelli che proteggono l'autodeterminazione e i diritti delle Prime Nazioni".